- IL CUORE E LA SUA SALUTE
Il cuore è una delle meraviglie
più delicate della natura e tuttavia più resistenti.
Meccanicamente parlando è una
pompa a pressione che forza il sangue con il suo carico di ossigeno,
sostanze nutritive e rifiuti, attraverso i vasi sanguigni del corpo.

E' il "motore" dell'uomo.
Tutti i 5-6 litri di sangue
contenuti mediamente nel corpo umano, spinti dal cuore, compiono un giro
completo ogni minuto circa, quindi il cuore riceve e pompa in circolo intorno a
novemila litri di sangue ogni giorno!
Tuttavia nessun muscolo può
resistere senza riposo, neanche il cuore. Le pause tra un battito e l'altro, per
quanto brevi, sono un riposo sufficiente. Usufruisce inoltre di nutrimento
supplementare : richiede per sé un ventesimo del sangue circolante. E' appeso
dentro il torace e volto all'ingiù verso il lato sinistro. E' diviso in due
parti, destra e sinistra, da una parete stagna. Ciascuna parte forma una pompa a
sé. Ogni pompa ha a sua volta due camere : l'atrio, che riceve il sangue
delle vene, e il ventricolo, che lo spinge di nuovo nel corpo attraverso
le arterie.
Che cosa fa battere il cuore? E'
in gioco un'energia elettrochimica. Una specie di apparato elettrico
cronometrico chiamato nodo atrioventricolare, genera mediamente settanta
volte al minuto un piccolo impulso elettrico, il quale si diffonde per tutte le
fibre del muscolo cardiaco, causandone la contrazione.
I due circuiti fondamentali del
sangue sono due : uno parte dalla camera sinistra del cuore, il grande
circolo che il sangue compie attraverso tutto il corpo per la manutenzione
dei tessuti; l'altro, più corto, detto circolo polmonare, va dalla camera
destra del cuore ai polmoni, consentendo al sangue di liberarsi dall'anidride
carbonica e ricaricarsi di ossigeno.

Il cuore ripete il processo di
contrazione e di rilassamento, cioè sistole e diastole, giorno
dopo giorno, anno dopo anno, in malattia ed in salute, nel sonno, con
un'efficienza mai eguagliata da nessuna macchina umana.
LE EXTRASISTOLE
L'extrasistole o extrasistoli (singolare)
è la condizione che più spesso preoccupa gli sportivi. In realtà occorre subito
rilevare che nella gran parte dei casi non sono condizioni patologiche e sono
compatibili con l'attività sportiva. Extrasistole significa extra contrazione
(o sistole) ventricolare, cioè che si è originata nel ventricolo sinistro. La
contrazione ,come tempo, non arriva interpolata esattamente tra due contrazioni
normali, ma arriva anticipata (prematura) e con un periodo di pausa più lungo.
E' proprio questa pausa compensatoria che, insieme alla extrasistole, fa
sentire il sintomo caratteristico di "vuoto alla gola". Anche perché
l'extrasistole ventricolare non esprime una corretta funzione di pompa del
cuore. Il cuore infatti, nella contrazione extra, non ha la capacità di
riempirsi come dovrebbe e quindi all'atto della sistole la funzione della pompa
non è efficace. Il soggetto in genere è in grado di percepire l'extrasistole:
rallentamento del battito cardiaco, battito assente, colpo al petto o nodo alla
gola, sudorazione; altre volte può essere asintomatica. Normalmente ansia e
sudorazione si presentano quando il soggetto percepisce l'extrasistole come un
pericolo o una crisi cardiaca.

Cosa fare Innanzitutto conoscere il tipo di
extrasistole, visto che quelle sopraventricolari sono spesso asintomatiche e
benigne. In ogni caso è bene non allarmarsi, visto che fra le cause più comuni
si possono citare:
a) stress e tensione nervosa
b) malattie gastriche spesso conseguenza del punto a)
c) stanchezza eccessiva
d) alcune infezioni
e) farmaci
f) fumo
g) alterazioni elettrolitiche (carenza di potassio).
Per togliersi ogni dubbio basta eseguire un'ecocardiografia e
un Holter, cioè un elettrocardiogramma dinamico (24 ore, nell'immagine un
modello). Non è del tutto inusuale scoprire che nella giornata vengono
registrate decine di extrasistole benigne.
Anche un organo incredibilmente
robusto come è il cuore, ha bisogno di riguardi. Sono numerose le cause che
possono determinarne una disfunzione.
Ad esempio lunghi anni di
continua tensione possono determinare un'alta
pressione sanguigna che accresce materialmente il lavoro del cuore. Una
buona difesa contro gli attacchi cardiaci è conquistare la serenità d'animo; ciò
non significa che si debbano reprimere costantemente le proprie emozioni.
Inoltre sfogarsi senza eccedere, non soltanto diminuisce il pericolo di una
costante tensione interna, ma rende meno necessari gli sfoghi violenti. Sotto la
tensione emotiva le ghiandole surrenali secernono e immettono nel circolo
sanguigno l'adrenalina che fa contrarre le piccole arterie. Il cuore,
sforzandosi di mantenere normale la circolazione nonostante questa resistenza,
accelera il ritmo delle pulsazioni e aumenta la pressione sanguigna. Se la
secrezione d'adrenalina fa contrarre le coronarie, il muscolo cardiaco è privato
del suo normale apporto di sangue e ne consegue un dolore chiamato angina
pectoris. L'adrenalina da all'individuo nuovo vigore e prontezza per
fronteggiare qualsiasi minaccia che causi una scossa emotiva. Ma la continua
tensione, come se tutta la vita fosse una crisi, va oltre l'adempimento della
natura. Il danno solitamente inizia molto prima dell'attacco cardiaco, con il
restringimento delle arterie causato dal deposito
di sostanze grasse sulle loro pareti e che può causare l'infarto cardiaco. Questo processo favorisce la formazione di
coaguli.
Anche certi modi di fare sport
consumano le riserve del cuore con rapidità eccessiva. Uno dei più dannosi è
l'abitudine di trascorrere la maggior parte del tempo seduti a tavolino e di
voler concentrare in un giorno solo, senza un attimo di respiro, il movimento
all'aria aperta di tutto un mese. Lo sport deve essere fatto bene, anche usare
un cardiofrequenzimetro può aiutare allo scopo.
Ma l'attività fisica per essere
positiva deve essere quasi costante e mai esasperata; lo sforzo deve essere
intensificato man mano che il corpo vi si abitua.
Il cuore, come tutti gli altri
muscoli, deve essere usato con regolarità, altrimenti la riserva accumulata nel
periodo della massima attività finisce con l'andare perduta e il cuore diventa
"molle", incapace di sostenere sforzi improvvisi o prolungati.
Se invece ci si sottopone ogni
giorno a una certa dose di esercizio fisico, non si perderà l'allenamento e il
cuore sopporterà sforzi sorprendenti anche in età avanzata.
Le malattie cardiache sono legate
a varie fattori, tra i quali l'ereditarietà, la pressione sanguigna, l'alimentazione,
la predisposizione all'ansia e alla tensione.
Il fattore ereditario è anche
rilevante, per l'importanza dello spessore congenito delle pareti delle arterie,
che varia molto da persona a persona di qualsiasi età. La rapidità con la quale
le pareti interne s'ispessiscono e diventano ruvide è il pericoloso fattore che
più predispone agli attacchi coronarici.
- Lo scompenso cardiaco
- è un meccanismo di
compenso, per mantenere una gittata adeguata quando la frazione di eiezione
è ridotta. In pratica il cuore non ce la
fa più a pompare una quantità di sangue sufficiente ad ossigenare e nutrire
tutti i tessuti del nostro organismo. Lo scompenso cardiaco può essere lo
stadio finale di tutte le malattie di cuore. Qualunque, infatti, sia stata
la causa che abbia danneggiato il cuore, alla fine quest'organo non sarà più
in grado di svolgere adeguatamente la sua funzione.
- Lo
scompenso cardiaco si può manifestare con una riduzione del volume di sangue
che il cuore pompa nel circolo arterioso. Le cause più comuni sono :
ipertensione arteriosa, ischemia, valvulopatia, miocardiopatia dilatativa
(di origine idiopatica, virale, dovuta all'alcol o a radiazioni). Cause meno
frequenti sono : diabete mellito,
ipertensione polmonare, miocardite, droghe (eroina, cocaina, amfetamine).
Altre cause possono essere : febbre reumatica, malattie connettivali,
neurologiche, cardiopatia congenita, ipertiroidismo, anemia, gravidanza.
Si può manifestare con debolezza,
astenia (stanchezza muscolare), dispnea (difficoltà nella respirazione),
confusione mentale, letargia, aumentata produzione di urina notturna,
vasocostrizione, estremità pallide e fredde, cianosi delle dita, tachicardia
sinusale. Il soggetto comincia ad avvertire affanno per attività che prima
eseguiva senza particolare fatica, quali fare un tratto di strada in salita o
una rampa di scale o camminare in piano, portando ad esempio la borsa della
spesa. Si percepisce una attività cardiaca più intensa ed accelerata, con
cardiopalmo o tachicardia, ed infine edema con gonfiore ai piedi ed alle gambe.
Noterà che specie alla sera, rimangono sul piede e sulla gamba i segni della
scarpa o del calzino; comprimendo con un dito, si avrà la formazione di una
fossetta sulla pelle.
La terapia è a base di diuretici, digitale, ace-inibitori, vasodilatatori,
beta-bloccanti, dopamina, trapianto cardiaco.
Il rischio di mortalità è aumentato in caso di dispnea anche a riposo o al
minimo sforzo, tachicardia fissa, atriale e ventricolare, severa riduzione della
frazione di eiezione.
LA FIBRILLAZIONE ATRIALE
La fibrillazione atriale è un’aritmia
cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica
degli atri, due delle quattro camere cardiache. In presenza di tale anomalia, le
normali contrazioni atriali vengono sostituite da movimenti caotici,
completamente inefficaci ai fini della propulsione del sangue. Inoltre il
battito cardiaco diviene completamente irregolare.
La fibrillazione atriale è la più comune fra
le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0.5% nella popolazione adulta.
Il rischio di esserne affetti aumenta con l’età: la percentuale dei pazienti
affetti sale al 5% oltre i 65 anni. Tale aritmia è poi piuttosto comune nei
pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa,
la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari: fra il 30 e l’80%
dei pazienti operati per malattia della valvola mitrale giungono all’intervento
in fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale può essere cronica,
ovvero continua, persistente oppure parossistica, con episodi di durata
variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni.
Essa è causa di un significativo aumento del rischio di complicazioni
cardiovascolari e di una riduzione della sopravvivenza a distanza.
Provoca inoltre una riduzione della tolleranza agli sforzi, causata da
un’efficienza sub ottimale della contrazione del cuore, con sintomi quali
palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato. Infine, il ristagno di sangue
nelle camere atriali “paralizzate” dall’aritmia, favorisce la formazione di
coaguli all’interno del cuore ed il rischio di fenomeni embolici come l’ictus
cerebrale. Per questo motivo i pazienti con fibrillazione atriale vengono
solitamente trattati con farmaci anticoagulanti.
Per quanto riguarda il trattamento, vi sono
due possibili strategie:
1) la cardioversione, o conversione al ritmo
cardiaco normale ed
2) il semplice controllo della frequenza cardiaca. Solo la conversione ed il
mantenimento di un ritmo normale, anche detto “sinusale”, permettono però di
minimizzare i sintomi ed i rischi descritti, oltre a consentire l’interruzione
della terapia cronica con farmaci anticoagulanti.
Il mantenimento del ritmo sinusale è però molto spesso difficile.
I farmaci antiaritmici deputati a tale scopo
sono frequentemente inefficaci e sono spesso causa di effetti collaterali anche
più gravi della stessa fibrillazione atriale.
Recenti sviluppi hanno consentito di trattare
la fibrillazione atriale mediante ablazione con radiofrequenza.
Si sono infatti individuate nell’ambito della parete atriale delle zone
responsabili dell’inizio e del mantenimento dell’aritmia, in prossimità dello
sbocco negli atri delle grosse vene provenienti dai polmoni. Creando delle
bruciature con cateteri a radiofrequenza, tali aree di instabilità possono
essere neutralizzate.
Con procedure di questo tipo è possibile trattare virtualmente ogni paziente
affetto da fibrillazione atriale con ottime probabilità di successo.
Nel campo del trattamento non farmacologico
della fibrillazione atriale, il nostro Centro è un punto di riferimento a
livello nazionale ed internazionale.
In caso di fibrillazione atriale associata ad una malattia cardiaca di altro
tipo si procede ad ablazione dell’aritmia durante l’intervento cardiochirurgico
necessario per correggere la cardiopatia di base. In questo modo, oltre ai
benefici dell’intervento correttivo a cuore aperto, il paziente potrà giovarsi
anche del recupero del normale ritmo cardiaco e potrà in molti casi evitare la
terapia anticoagulante cronica.
Nel caso in cui invece la fibrillazione atriale sia isolata, non associata ad
altre malattie cardiache suscettibili di correzione chirurgica, sono state
recentemente messe a punto delle tecnologie innovative per eliminare l’aritmia
con ablazioni con radiofrequenza per via transvenosa: il catetere da ablazione
con radiofrequenza raggiunge il cuore attraverso il sistema venoso; quindi con
una semplice puntura di una vena in regione inguinale si possono eseguire le
bruciature sulla superficie interna degli atri curando l’aritmia.
La fibrillazione atriale, è una patologia a
lungo sottovalutata in passato, della quale si stanno recentemente chiarendo le
gravi implicazioni cliniche. Pertanto i moderni sviluppi nel suo trattamento
chirurgico e transvenoso sono attualmente motivo di grande interesse per la
letteratura scientifica internazionale.
A causa di una generale disinformazione, molti pazienti attualmente non sono a
conoscenza della reale importanza del problema, e soprattutto delle moderne
possibilità terapeutiche.
L'INFARTO CARDIACO
Quattro arterie portano ossigeno alle cellule del muscolo
cardiaco. Se un'arteria si ostruisce, il sangue non arriva più al cuore : è
l'infarto.
Per infarto si intende la necrosi di un tessuto per
ischemia, cioè per grave deficit di flusso sanguigno.
Clinicamente l'infarto è una sindrome acuta
provocata da una insufficiente irrorazione sanguigna (ischemia) ad un
organo o a parte di esso, per una occlusione improvvisa o per una stenosi
critica delle arterie che portano il sangue in quel distretto
dell'organismo.
La causa è costituita nella quasi totalità dei casi dall'aterosclerosi.
Quando vanno incontro ad ulcerazione, le placche aterosclerotiche possono
provocare occlusione arteriosa acuta (e quindi infarto), sia attraverso la
formazione di emboli che attraverso la trombosi sovrapposta all'ulcerazione.
Il sintomo principale è rappresentato da dolore acuto
(ad insorgenza improvvisa), di varia intensità; è però possibile che
l'infarto sia clinicamente asintomatico, soprattutto qualora sia di
dimensioni molto piccole.
La regione colpita da infarto diviene necrotica : se
il malato sopravvive alla fase acuta dell'infarto, l'organismo riassorbe i
tessuti morti senza rigenerare la parte persa (cosa impossibile senza
afflusso di sangue), ma forma in quella zona una cicatrice di tessuto
connettivo fibroso, e l'organo interessato perde definitivamente una parte
della sua funzionalità.
Descrivendo come dal colesterolo si arrivi all'infarto,
si può così procedere : il colesterolo che circola nel sangue (parte secreto
dal fegato e parte da origine alimentare) si infiltra nella parete
dell'arteria; i macrofagi del sistema immunitario lo catturano e si
trasforma in cellule schiumose che si accumulano, sono loro il principale
componente della placca; le cellule della muscolatura liscia che
riveste il vaso di moltiplicano e ricoprono la placca formando un tappo;
se il tappo si rompe, frammenti di placca vanno in circolo e possono formare
coaguli, che a loro volta possono bloccare il flusso di sangue di
un'arteria, generando l'infarto.
Per far fluire in sangue, l'arteria può arrivare a
raddoppiare il proprio calibro e ricreare lo spazio rubato dalla placca.
Gran parte di ictus ("infarto del cervello") e infarti
cardiaci hanno origine in arterie in cui il flusso è ostruito meno del
50% e dove il tappo e la placca sono morbidi e quindi più facilmente
rompibili.
La placca inizia a formarsi intorno ai 20 anni. Ci può
essere una predisposizione genetica al suo accumulo o alla rottura del
tappo.
Se un'arteria si "tappa" si può ricorrere all'angioplastica
con l'uso degli stant.
L'angioplastica è una metodica mini-invasiva che
consente di dilatare un restringimento di un vaso sanguigno (stenosi) per
mezzo di uno speciale catetere a palloncino che viene introdotto
mediante puntura di un'arteria, generalmente l'arteria femorale comune,
portato fino al vaso stenotico e successivamente gonfiato in corrispondenza
della stenosi, in modo da ripristinare il normale diametro del vaso e
permettere un incremento del flusso sanguigno. La procedura di angioplastica
si esegue in anestesia locale: il paziente è quindi sveglio e cosciente.
L'intervento dura mediamente intorno ai 45 minuti - 1 ora, a seconda della
complessità della lesione da trattare. La procedura, nella maggior parte dei
casi, si completa con l'applicazione di una reticella metallica, ricoperta o
meno da farmaco, dello stent. La procedura di angioplastica può comportare
alcune complicanze (dissezione del vaso, embolia periferica) che possono
essere risolte per via endovascolare o chirurgica.


Il Bypass aorto-coronarico (CABG
o cabbage, da Coronary artery bypass graft surgery)
è l'intervento cardiochirurgico a maggior frequenza di
esecuzione. I primi interventi di questo tipo vennero effettuati
nel 1969 e da allora la tecnica è molto progredita. Il bypass
permette di superare un condotto vascolare ostruito parzialmente
o totalmente.
Il cardiochirurgo effettua un'incisione
longitudinale sul torace, attraverso lo sterno, detta
sternotomia mediana. Attraverso questa incisione il chirurgo
accede al cuore ed all'aorta. A valle del restringimento sutura
un tratto di vena safena prelevata dal paziente, o più
recentemente di arteria mammaria. Successivamente collega
l'altra estremità a monte del restringimento o dell'occlusione.
In questo modo il sangue avrà un passaggio per aggirare
l'ostacolo.
Intervento
tradizionale - Il paziente tramite alcune
cannule viene collegato ad una macchina
cuore-polmone, dopodichè il cuore viene fermato
attraverso una soluzione cardioplegica.
Intervento a cuore
pulsante - Il cuore del paziente continua a
battere durante l'operazione. Questo metodo
comporta rischi minori per alcune tipologie di
pazienti.
Anestesia epidurale
- In tempi recentissimi sono stati praticati
interventi di questo tipo con pazienti in
anestesia epidurale, il che ha aperto nuove
prospettive in quanto, soprattutto nei pazienti
anziani, si evitano i rischi di un'anestesia
generale.
Per il bypass
vengono utilizzate:
La safena
- Un tratto di vena safena viene
prelevato dalla gamba del
paziente ed utilizzato per
effettuare i bypass. Questo tipo
di intervento (praticato
soprattutto in passato) ha una
durata limitata. Dopo circa
dieci anni il 60-65% dei bypass
è ostruito a causa della
differenza di dimensioni fra la
vena e l'arteria.
Arteria
toracica interna - L'arteria
toracica interna (o mammaria) ha
oggi un utilizzo più elevato nei
bypass. Questo metodo ha una
durata maggiore (dopo dieci anni
il 95% dei bypass è in ottime
condizioni). Inoltre è meno
invasivo in quanto l'arteria
mammaria non viene spostata di
sede.
Tecniche
recenti - Per aumentare
l'efficacia dall'intervento si
stanno sperimentando e
utilizzando metodi recentissimi
come i graft arteriosi, la Y
arteriosa e l'uso dell'arteria
gastroepiploica destra.
I benefici
sono la diminuzione drastica
dell'infarto del miocardio, un
recupero di forze e
l'eliminazione del dolore dovuto
all'ostruzione.
I rischi sono:
sanguinamento postoperatorio, infezioni, ictus,
infarto miocardico perioperatorio, insufficienza
renale, insufficienza respiratoria, morte. La
mortalità dell'intervento si aggira intorno
all'1%. In Italia è stato condotto uno studio
degli esiti a breve termine di interventi di
bypass aorto-coronarico nelle cardiochirurgie
partecipanti tra il 1 gennaio 2002 e il 30
settembre 2004. Il Progetto BPAC era su base
volontaria. In USA questo genere di studi
vengono fatti a vantaggio dei malati e i loro
famigliari che possono così valutare con
trasparenza a chi rivolgersi per le cure.
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- Le valvole cardiache sono strutture che
regolano il flusso del sangue all'interno del cuore. Si tratta di appendici
di tessuto essenzialmente fibroso, rivestite da endocardio, che controllano
il passaggio del sangue attraverso gli orifizi che collegano atri con i
ventricoli ed i ventricoli con aorta o arteria polmonare.

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- E' la misura dell'attività elettrica del
cuore.
- L'ECG può segnalare disturbi cardiaci
imminenti, talvolta rivela attacchi di cuore "silenziosi", che sono avvenuti
a nostra insaputa, segnalando i danni sofferti dal muscolo cardiaco quando
l'afflusso del sangue è bloccato da un coagulo in una delle arterie del
cuore, indicando anche con quanta rapidità procede la guarigione. Rivela i
casi in cui l'indurimento delle arterie comincia a essere una minaccia per
il nutrimento del cuore. E se non viene mantenuto nel sangue il necessario
equilibrio fra alcune sostanze chimiche (es. calcio/potassio) l'ECG ne da
l'allarme.
- Questo esame è prezioso anche per
l'anestesista che ha bisogno di sapere secondo per secondo come il cuore di
un paziente supporti un intervento chirurgico e l'anestesia.
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- Dal corpo alcuni collegamenti elettrici
arrivano ad un oscilloscopio munito di uno schermo sul quale appare di
continuo il tracciato che indica le condizioni del cuore. In sostanza l'ECG
è un esame del "sistema d'accensione" del cuore che ci dice se il sistema
funziona in modo regolare ed efficiente.
-
- L'esame è rapido ed indolore : un medico o
un assistente applica gli elettrodi al corpo del paziente assicurando un
buon contatto elettrico. Gli elettrodi sono vari, per poter mettere in
circuito quelli occorrenti a ottenere una successione di vari tracciati.
Quando gli elettrodi sono a posto, si mette in funzione l'apparecchio, e le
debolissime correnti elettriche del cuore vengono captate e amplificate
migliaia di volte, per guidare una penna sopra una striscia di carta che
scorre. La curva che ne risulta ha tre componenti principali : l'onda P
indica come vengano elettricamente stimolati gli atri; il complesso QRS
indica come l'onda elettrica si diffonda nei ventricoli; l'onda T indica
come i ventricoli siano ricaricati. Ogni cuore ha il suo tracciato
caratteristico. Quella che può apparire una deflessione anormale, indice di
disturbi in una persona, può essere normale in un'altra, ma in circa l'80%
dei casi, gli ECG contengono tracciati facilmente riconoscibili dal
cardiologo.
- E' utile conservare tutti gli
elettrocardiogrammi per futuri confronti : se si esaminano in serie, essi
potranno costituire la storia grafica capace di indicare se una malattia sia
stazionaria o se progredisca.
-
- La cosa più significativa che ci dicono gli
ECG è lo sforzo e il logorio che il nostro cuore può sopportare pur
consentendoci di godere una salute relativamente buona e una lunga vita.
Un altro importante esperimento è quello di
eseguire l'elettrocardiogramma in condizioni di sforzo fisico, il
tracciato può rivelare anomalie sotto sforzo : molti cuori capaci di
soddisfare le necessità dell'organismo allo stato di riposo si rivelano
insufficienti quando le richieste di energia raggiungono un livello troppo
alto. Se l'interessato ne è messo a conoscenza e riduce il suo ritmo di
lavoro, il cuore potrà servirlo bene ancora per molto tempo.
Siamo portati a considerare il cuore un organo
fragile e delicato; il realtà è un muscolo molto robusto. Si ammala, poi
guarisce da sé, e modifica il proprio funzionamento per adattarsi al variare
delle condizioni. Spesso il cuore passa dal normale ritmo di 60-70 battiti il
minuto oltre 100, continuando così per lunghi periodi, senza danno.
E' diffuso il timore per l'occasionale salto di
qualche battito; in realtà ci sono scarsi indizi che ciò possa essere di per
sé un pericolo. Se il pericolo c'è, l'elettrocardiogramma di solito lo
segnala.
Cosa di può fare per prevenire le
malattie cardiache ?
-
Tenere sotto controllo la
pressione sanguigna
-
Non avere eccessive tensioni
emotive
-
Mantenere basso il
colesterolo
nel sangue che accelera la formazione di aterosclerosi
negli anni. Per ridurre il colesterolo è meglio evitare grassi idrogenati o di
origine animale, mangiare i cibi ricchi di fibre e ridurre il sale. Il
colesterolo è prodotto per lo più dal fegato e quindi in alcuni casi si ricorre
a un farmaco specifico, una statina capace di ridurre del 30% circa gli infarti.
L'80% del colesterolo viene dal fegato e solo il 20% dalla dieta.
-
Prevenire l'arteriosclerosi
-
Fare sport regolarmente e senza
eccessi. Correre ad esempio fortifica
il cuore, ma solo se il fisico è in buona forma. Da evitare assolutamente gli
strapazzi. L'ozio è il padre dei vizi! L'esercizio fisico regolare rafforza il
cuore e migliora la circolazione. Basta camminare 30 minuti tutti i giorni.
-
Usare l'alimentazione per
prevenire : yogurt, pesce (grasso come tonno, salmone, cozze), olio di pesce,
antiossidanti. Limitare grassi animali, latte intero e zucchero. Un cocktail completo di sostanze antiossidanti
sono i prodotti Max Vit,
High Orac di Eurosup e Re-Integra
di International Healt-Care.
Una potente tecnica contro i radicali liberi è anche la
terapia chelante che utilizza delle flebo
endovena. Il British Medical Journal ha pubblicato qualche tempo fa uno
studio, precisando quali sono gli alimenti che aiutano a limitare i problemi
cardiovascolari. Il menu giornaliero prevedeva 150ml di vino, 400g di frutta e
verdura, 3g di aglio fresco, 100g di cioccolato amaro, 68g di mandorle; a giorni
alterni 114g di pesce
-
Evitare il fumo e l'abuso di
alcool. La nicotina aumenta il battito e la pressione, il monossido di carbonio
riduce l'ossigeno favorendo l'ateriosclerosi; sale e alcool (oltre 2 bicchieri
di vino) fanno trattenere liquidi e aumentare la pressione
-
Tenere sotto controllo lo
stress. Gli stress di tutti i giorni hanno un
effetto negativo sul cuore nel corso del tempo. Anche se non puoi cambiare il
tuo carattere, cerca di evitare il superlavoro, le emozioni intense e di
non farti coinvolgere inutilmente in situazioni che ti provochino ansia
-
Tenere sotto controllo il peso.
Gli obesi tendono ad avere alterati sia la pressione del sangue sia il
colesterolo ed una tendenza al diabete
-
Ridere 15 minuti al giorno fa aumentare il
flusso del sangue del 22% !
MANTENERE IL CUORE GIOVANE
Arricchire la propria dieta con cereali
integrali e legumi. Aggiungere una manciata di
noci, nocciole o noci pecan all'insalata ! In
questo modo si riduce il colesterolo cattivo (Ldl) e si aumenta quello buono (Hdl)
che ripulisce le arterie. Il colesterolo se non è controllato forma una placca
sulle arterie e basta che se ne stacchi un pezzo microscopico per ostruire il
vaso sanguigno.
Ridurre i battiti del cuore. Si può
realizzare impostando il proprio allenamento con il metodo degli intervalli. In
pratica, con l'aiuto di un cardiofrequenzimetro, chiudere la prima sessione solo
dopo aver raggiunto i 160 battiti per minuto; quindi fare una pausa e passare
alla sessione successiva solo quando i battiti sono scesi a 130 al minuto. In
tal modo si allena il cuore a diventare un muscolo sempre più robusto.
L'obiettivo è arrivare a una condizione in cui la frequenza cardiaca cali di 25
battiti entro un minuto dal termine dello sforzo : questo è il segno che il
proprio cuore è davvero allenato a reagire ai diversi stress fisici.
Seguendo le indicazioni del proprio
medico, fare uso di un integratore a base di niacina (vitamina
B3) a lento rilascio. Eliminerebbe una parte del colesterolo più
cattivo. Uno studio olandese ha mostrato che alte dosi di niacina riducono del
17% le lipoproteine-a, le particelle di colesterolo più piccole e pericolose.
Dormire 30 minuti di più ogni giorno.
Un piccolo pisolino pomeridiano di 30 minuti può aiutare la salute del cuore.
Uno studio greco ha scoperto che chi fa una pennichella pomeridiana di 30 minuti
3 volte a settimana riduce di più di un terzo il rischio di avere qualche grave
problema coronarico.
Farsi massaggiare i muscoli. In uno
studio dell'Università della Florida del Sud (Usa) i soggetti che si sono
sottoposti a 3 massaggi da 10 minuti alla settimana hanno evidenziato una
riduzione di 18 punti della pressione sistolica (massima) e di 5 punti della
diastolica (minima) dopo 10 sessioni.
Bere un bicchiere di
vino rosso al giorno. Secondo uno studio pubblicato negli Annals of
Epidemiology, piccole quantità di alcool aiutano a tenere sotto controllo il
livello di zuccheri nel sangue (ovvero la glicemia).
ESAMI STRUMENTALI DEL CUORE
Elettrocardiogramma
(ECG or EKG) è la registrazione dell'attività elettrica del cuore, cioè
di come si contrae e si rilascia. Dal tracciato elettrocardiografico
emergono battiti cardiaci anomali (aritmie), aree danneggiate,
ingrossamento del cuore o flusso sanguigno inadeguato.
Elettrocardiogramma sotto sforzo
serve a registrare il ritmo cardiaco durante l'esercizio fisico, perché
alcune disfunzioni emergono solo quando il cuore è sotto "stress". L'ECG
viene effettuato prima, durante e dopo, un esercizio su tapis roulant o
cyclette; contemporaneamente si misurano anche pressione arteriosa e
ritmo respiratorio. Questo tipo d'esame non è molto attendibile: falsi
positivi e falsi negativi sono abbastanza frequenti.
Scansione nucleare (PET)
si usa per evidenziare con precisione le aree danneggiate ed evidenziare
anomalie nella funzione di pompa del cuore. Si inietta endovena, nel
braccio del paziente, una sostanza radioattiva e poi si fotografa la sua
distribuzione all'interno del muscolo cardiaco. Se ci sono zone
danneggiate, queste non risulteranno radiomarcate.
Angiografia (arteriografia)
serve a indagare lo stato di salute delle arterie coronarie e delle
camere cardiache (gli atrii e i ventricoli). Un catetere molto sottile
viene inserito in un'arteria, del braccio o della gamba, e sospinto fino
a raggiungere le coronarie e il cuore. A questo punto si inietta un
colorante, per aumentare il contrasto, e poi si effettua una radiografia
a raggi X, che filma i movimenti del colorante. Da un monitor collegato,
il medico riesce a vedere il flusso e la pressione in ogni camera, e può
localizzare con precisione eventuali strozzature all'interno delle
coronarie, dovute alle placche aterosclerotiche.
Ecocardiografia:
con un dispositivo ottico, il trasduttore, che viene
fatto scivolare sulla cute del torace, si inviano onde sonore ad alta
frequenza (ultrasuoni) agli organi interni. Durante il loro percorso le
onde sono riflesse dai tessuti che incontrano, tornano quindi sotto
forma di "eco" al trasduttore, che le converte in immagini in movimento,
proiettate su un monitor televisivo. L'interpretazione dei risultati
consente di acquisire informazioni su forma, dimensioni e funzionamento
del cuore.
Ecodoppler:
sfrutta lo stesso meccanismo a ultrasuoni dell'ecografia, ma indaga più
in dettaglio. Consente di vedere se le valvole cardiache sono bloccate o
danneggiate, se ci sono coaguli all'interno delle coronarie, e come il
sangue fluisce all'interno del cuore.
Holter: è una
piccola scatola che contiene un registratore e una batteria, si indossa
con l'aiuto di un cerotto e va portato, in vita o su una spalla per 24
ore. Alla scatola sono collegati 5-7 elettrodi, che si applicano sul
torace, e trasmettono ininterrottamente al monitor gli impulsi elettrici
generati dal cuore. In pratica, si ottiene un ECG di un giorno intero,
con il vantaggio che l'attività cardiaca viene registrata durante le
normali attività quotidiane (lavorare, mangiare, dormire) svolte dal
paziente, e magari anche nei momenti in cui si verifica un'aritmia o si
avverte un dolore al petto.
ESAMI DEL SANGUE UTILI PER
MONITORARE LA SALUTE DEL CUORE
: si
dosa il colesterolo totale, e la frazione HDL (quella protettiva).
Valori accettabili di colesterolo totale non devono superare 200mg/dl e,
dopo i 50 anni, 260mg/dl. Il colesterolo HDL, invece, deve essere
compreso tra 50 e 60mg/dl, per le donne, e tra 40 e 50mg/dl per gli
uomini.
Trigliceridi: il
valore normale non deve superare 1,60g/l
Transaminasi:
enzimi prodotti dal fegato, che ne indicano il funzionamento; se il
fegato non funziona bene può risultare alterato anche il metabolismo dei
lipidi. Generalmente si dosano la SGPT e la SGOT. I valori normali per
la ALT (SGPT) vanno da 5 a 40 UI/l e per la SGOT (AST) da 5 a 35 UI/l.
Glicemia basale: è
la quantità di glucosio nel sangue del paziente a digiuno, serve a
scoprire il diabete. I valori di riferimento vanno da 0,8 a 1,2g/l,
valori superiori individuano uno stato pre-diabetico, cioè a rischio.
Oltre i 2g/l, invece, la diagnosi di diabete è praticamente certa, anche
se va confermata con ulteriori esami.
Uricemia: quantità
di acido urico presente nel sangue, i valori normali per le donne sono
compresi tra 40 e 50mg/l, per gli uomini tra 50 e 60mg/l. Valori anomali
sono spesso associati ad altri indici di rischio, quali l'obesità e il
diabete.
Elettroforesi delle sieroproteine:
consiste nel separare le proteine, presenti nel siero, in base al loro
peso molecolare, sfruttando la "spinta" di un campo elettrico. Una volta
separate, di solito in 5 gruppi principali, le proteine vengono
quantificate. Questo test serve ad escludere molte patologie che
influenzano qualità e quantità delle proteine seriche. Valori medi di
riferimento:
Albumina 43g/l o 60%
Alfa 1 globulina 3g/l o 4%
Alfa 2 globulina 6g/l o 8%
Beta globulina 9g/l o 12%
Gamma globulina 12g/l o 16%
Leggere anche il capitolo
Rallentare l'invecchiamento e mantenersi in salute,
il quale vuole anche essere la sintesi complessiva per prevenire le malattie e
mantenersi in buona salute.
Sono molti coloro che ringraziano
Dio per aver avuto un attacco cardiaco: ne sono guariti e hanno scoperto una
nuova vita, più ricca di soddisfazioni e più serena. Ma purtroppo esistono
migliaia di persone che non sono tanto accorte da capire il pericolo che corrono
prima che sia troppo tardi.
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sanguigna, lo stress, la
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crescita.
