IL CUORE E LA SUA SALUTE. ARITMIA, TACHICARDIA, FIBRILLAZIONE, INFARTO, EXTRASISTOLE, ANGINA, VALVOLE, SCOMPENSO.

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Le immagini sono tratte da www.cardiologiapertutti.org, website del Dr. Enzo Boncompagni, Medico Cardiologo.

Generalità sul cuore
La fibrillazione atriale
Il bypass aorto-coronarico
Prevenire le malattie cardiache
Sentire il cuore dal polso
Riparare il cuore dopo l'infarto con le cellule staminali
La tachicardia e le palpitazioni
Le extrasistole
La sindrome coronarica acuta o angina
L'infarto cardiaco
Le valvole cardiache
Mantenere il cuore giovane
La bradicardia battito rallentato
Ereditarietà dell'infarto
Lo scompenso cardiaco
L'angioplastica
L'elettrocardiogramma
Esami strumentali del cuore
Alcuni prodotti utili
 

Il cuore è una delle meraviglie più delicate della natura e tuttavia più resistenti.

Meccanicamente parlando è una pompa a pressione che forza il sangue con il suo carico di ossigeno, sostanze nutritive e rifiuti, attraverso i vasi sanguigni del corpo.

E' il "motore" dell'uomo.

E' alto poco più di una decina di centimetri e pesante fra i 200 e i 350 grammi.

Tutti i 5-6 litri di sangue contenuti mediamente nel corpo umano, spinti dal cuore, compiono un giro completo ogni minuto circa, quindi il cuore riceve e pompa in circolo intorno a novemila litri di sangue ogni giorno!

Tuttavia nessun muscolo può resistere senza riposo, neanche il cuore.

Le pause tra un battito e l'altro, per quanto brevi, sono un riposo sufficiente.

Usufruisce inoltre di nutrimento supplementare : richiede per sé un ventesimo del sangue circolante.

E' appeso dentro il torace e volto all'ingiù verso il lato sinistro.

E' diviso in due parti, destra e sinistra, da una parete stagna.

Ciascuna parte forma una pompa a sé.

Ogni pompa ha a sua volta due camere : l'atrio, che riceve il sangue delle vene, e il ventricolo, che lo spinge di nuovo nel corpo attraverso le arterie.

Che cosa fa battere il cuore? E' in gioco un'energia elettrochimica.

Una specie di apparato elettrico cronometrico chiamato nodo atrioventricolare, genera mediamente settanta volte al minuto un piccolo impulso elettrico, il quale si diffonde per tutte le fibre del muscolo cardiaco, causandone la contrazione.

I due circuiti fondamentali del sangue sono due : uno parte dalla camera sinistra del cuore, il grande circolo che il sangue compie attraverso tutto il corpo per la manutenzione dei tessuti; l'altro, più corto, detto circolo polmonare, va dalla camera destra del cuore ai polmoni, consentendo al sangue di liberarsi dall'anidride carbonica e ricaricarsi di ossigeno.

Il cuore ripete il processo di contrazione e di rilassamento, cioè sistole e diastole, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in malattia ed in salute, nel sonno, con un'efficienza mai eguagliata da nessuna macchina umana.

La vena polmonare porta il sangue ricco di ossigeno dai polmoni all'atrio sinistro del cuore; la valvola mitrale lascia passare il sangue in una sola direzione, dall'atrio al ventricolo sinistro e non viceversa; la valvola aortica consente al sangue di fluire solo dal ventricolo sinistro all'aorta; l'aorta porta il sangue ossigenato dal cuore (ventricolo sinistro) al resto del corpo; dalla vena cava superiore il sangue povero di ossigeno che viene dalla parte superiore del corpo, passa nell'atrio destro; dalla vena cava inferiore passa in sangue povero di ossigeno in arrivo dalla parte bassa del corpo; la valvola tricuspide lascia passare il sangue solo dall'atrio al ventricolo destro e non viceversa; la valvola polmonare consente al sangue di fluire in una sola direzione, dal ventricolo destro all'arteria polmonare; dall'arteria polmonare il sangue povero di ossigeno va ai polmoni per riossigenarsi.

 

LA TACHICARDIA  E LE PALPITAZIONI

La tachicardia è caratterizzata da battiti del cuore accelerati accompagnati da mancanza di fiato, oppressione al petto e a volte vertigini.

A volte, specie nelle persone anziane, è la spia di un disturbo cardiaco, in altri casi può essere dovuta ad abitudine scorrette, a un problema psicologico, perfino a determinate condizioni ambientali.

E' bene rivolgersi ad un medico che potrà suggerire eventuali approfondimenti diagnostici.

I battiti cardiaci possono accelerare con sigarette, caffè in eccesso, drink alcolici di troppo.

La nicotina determina un effetto stimolante sul sistema nervoso simpatico, che perdura per alcuni minuti dopo aver finito di fumare.

Le sostanze tossiche che si sprigionano dalla combustione del tabacco e del catrame, entrano in circolo nel corpo, appesantendo il sangue e limitando il trasporto dell'ossigeno in tutti gli organi.

La nicotina rende il miocardio più sensibile, favorendo così lo sviluppo di alterazioni del ritmo cardiaco.

La caffeina e gli alcolici sono sostanze psicoattive, che stimolano il sistema nervoso favorendo l'aumento dei battiti cardiaci.

Anche lo stress può portare a tachicardia.

Una forte emozione o un momento d'ansia possono aumentare l'azione del sistema simpatico che aumenta la frequenza cardiaca, la pressione, il consumo di ossigeno e l'eccitabilità cardiaca con possibili extrasistoli, cioè battiti cardiaci anticipati.

Se lo stress si prolunga il cuore assume un ritmo tachicardico, inoltre lo stress cronico è caratterizzato dall'eccessiva produzione di adrenalina e noradrenalina che, oltre ad aumentare al pressione, rendono il sangue più viscoso e facilitano la deposizione di colesterolo nelle arterie.

Inducono poi un aumento dei battiti del cuore e quindi innalzano il consumo di ossigeno da parte del cuore danneggiandone il tessuto.

La tachicardia sempre presente, potrebbe anche essere sintomo di ipertiroidismo.

La causa più frequente è la malattia di Basedow, un disturbo autoimmune caratterizzato dalla produzione di autoanticorpi, che stimolano le cellule tiroidee a produrre grandi quantità di tiroxina (T4) e triiodotironina (T3).

In conseguenza dell'eccessiva produzione ormonale, numerose funzioni corporee regolate dagli ormoni tiroidei subiscono un'impennata.

Gli autoanticorpi stimolano la crescita delle cellule della tiroide determinando il gozzo, ovvero un aumento di volume della ghiandola.

Inoltre può comparire l'oftalmopatia basedowiana, caratterizzata dalla sporgenza dell'occhio (esoftalmo), alterazioni della motilità oculare e sensazione di fastidio all'occhio.

La tachicardia può anche essere dovuta ad un attacco di panico : un'improvvisa crisi d'ansia, accompagnata da sintomi fisici quali vertigini, sudorazione eccessiva, tremori, difficoltà respiratorie, disturbi gastrointestinali, aumento della frequenza cardiaca.

Può capitare in qualunque luogo e situazione, durare da qualche minuto a mezz'ora, ma comunque scomparire spontaneamente in questo lasso di tempo, lasciando prostrati e con la paura che succeda di nuovo.

Che ne soffre sviluppa la cosiddetta condotta di evitamento, cioè evita luoghi e situazioni in cui si sa che potrebbe avere una crisi fino a non riuscire più a uscire da casa nei casi più seri.

La tachicardia può essere anche la spia di un'aritmia, ossia una disfunzione della frequenza cardiaca, causata dal malfunzionamento di alcune parti del sistema di conduzione elettrica del cuore.

Sono più a rischio le persone che hanno già avuto un infarto o ne corrono il rischio (familiarità, ipertensione, diabete, eccesso di grassi nel sangue), che soffrono di malattie come insufficienza cardiaca o problemi alle valvole del cuore.

E' più predisposto anche chi è soggetto ad anomalie degli elettroliti, cioè i sali minerali come il potassio e il sodio, che si trovano nel sangue e nei fluidi corporei.

E' fondamentale una visita dal cardiologo che a seconda dell'aritmia riscontrata potrà decidere il da farsi.

La tachicardia non è sinonimo di palpitazioni.

La tachicardia è l'accelerazione della frequenza cardiaca mentre le palpitazioni (o cardiopalmo) si verificano quando si percepisce un battito accelerato, ma soprattutto irregolare e fastidioso.

Con le palpitazioni si ha la consapevolezza del battito del cuore, in circostanze che non dovrebbero consentirla, per esempio quando si è a riposo.

La persona con palpitazioni descrive la sensazione di pulsazioni martellanti o svolazzanti, o riferisce al sensazione come se il cuore si fermasse o saltasse dei battiti.

La tachicardia invece è l'aumento della normale frequenza del battito cardiaco, con ritmo regolare (tachicardia sinusale) o alterato (tachiaritmia).

Nei casi di tachicardia seria il medico può ad esempio prescrivere dei farmaci in grado di ridurre la frequenza del battito come i betabloccanti che contrastano l'attività di particolari recettori; i calcioantagonisti che esercitano un'azione di equilibrio sul calcio presente nelle cellule e quindi anche un'azione anti-aritmica; gli inibitori delle correnti IF, come l'ivabradina che riduce la frequenza cardiaca agendo sul nodo seno-atriale, dove vengono generate le scariche elettriche che fanno contrarre il cuore.

 

LE EXTRASISTOLE

L'extrasistole o extrasistoli (singolare) è la condizione che più spesso preoccupa gli sportivi.

In realtà occorre subito rilevare che nella gran parte dei casi non sono condizioni patologiche e sono compatibili con l'attività sportiva.

Extrasistole significa extra contrazione (o sistole) ventricolare, cioè che si è originata nel ventricolo sinistro.

La contrazione ,come tempo, non arriva interpolata esattamente tra due contrazioni normali, ma arriva anticipata (prematura) e con un periodo di pausa più lungo.

E' proprio questa pausa compensatoria che, insieme alla extrasistole, fa sentire il sintomo caratteristico di "vuoto alla gola".

Anche perché l'extrasistole ventricolare non esprime una corretta funzione di pompa del cuore. Il cuore infatti, nella contrazione extra, non ha la capacità di riempirsi come dovrebbe e quindi all'atto della sistole la funzione della pompa non è efficace.

Il soggetto in genere è in grado di percepire l'extrasistole: rallentamento del battito cardiaco, battito assente, colpo al petto o nodo alla gola, sudorazione; altre volte può essere asintomatica.

Normalmente ansia e sudorazione si presentano quando il soggetto percepisce l'extrasistole come un pericolo o una crisi cardiaca.

Cosa fare Innanzitutto conoscere il tipo di extrasistole, visto che quelle sopraventricolari sono spesso asintomatiche e benigne. In ogni caso è bene non allarmarsi, visto che fra le cause più comuni si possono citare:

 

a) stress e tensione nervosa

b) malattie gastriche spesso conseguenza del punto a)

c) stanchezza eccessiva

d) alcune infezioni

e) farmaci

f) fumo

g) alterazioni elettrolitiche (carenza di potassio).

Per togliersi ogni dubbio basta eseguire un'ecocardiografia e un Holter, cioè un elettrocardiogramma dinamico (24 ore, nell'immagine un modello). Non è del tutto inusuale scoprire che nella giornata vengono registrate decine di extrasistole benigne.

Anche un organo incredibilmente robusto come è il cuore, ha bisogno di riguardi.

Sono numerose le cause che possono determinarne una disfunzione.

Ad esempio lunghi anni di continua tensione possono determinare un'alta pressione sanguigna che accresce materialmente il lavoro del cuore.

Una buona difesa contro gli attacchi cardiaci è conquistare la serenità d'animo; ciò non significa che si debbano reprimere costantemente le proprie emozioni.

Inoltre sfogarsi senza eccedere, non soltanto diminuisce il pericolo di una costante tensione interna, ma rende meno necessari gli sfoghi violenti.

Sotto la tensione emotiva le ghiandole surrenali secernono e immettono nel circolo sanguigno l'adrenalina che fa contrarre le piccole arterie.

Il cuore, sforzandosi di mantenere normale la circolazione nonostante questa resistenza, accelera il ritmo delle pulsazioni e aumenta la pressione sanguigna.

Se la secrezione d'adrenalina fa contrarre le coronarie, il muscolo cardiaco è privato del suo normale apporto di sangue e ne consegue un dolore chiamato angina pectoris.

L'adrenalina da all'individuo nuovo vigore e prontezza per fronteggiare qualsiasi minaccia che causi una scossa emotiva.

Ma la continua tensione, come se tutta la vita fosse una crisi, va oltre l'adempimento della natura.

Il danno solitamente inizia molto prima dell'attacco cardiaco, con il restringimento delle arterie causato dal deposito di sostanze grasse sulle loro pareti e che può causare l'infarto cardiaco.

Questo processo favorisce la formazione di coaguli.

Anche certi modi di fare sport consumano le riserve del cuore con rapidità eccessiva.

Uno dei più dannosi è l'abitudine di trascorrere la maggior parte del tempo seduti a tavolino e di voler concentrare in un giorno solo, senza un attimo di respiro, il movimento all'aria aperta di tutto un mese.

Lo sport deve essere fatto bene, anche usare un cardiofrequenzimetro può aiutare allo scopo.

Ma l'attività fisica per essere positiva deve essere quasi costante e mai esasperata; lo sforzo deve essere intensificato man mano che il corpo vi si abitua.

Il cuore, come tutti gli altri muscoli, deve essere usato con regolarità, altrimenti la riserva accumulata nel periodo della massima attività finisce con l'andare perduta e il cuore diventa "molle", incapace di sostenere sforzi improvvisi o prolungati.

Se invece ci si sottopone ogni giorno a una certa dose di esercizio fisico, non si perderà l'allenamento e il cuore sopporterà sforzi sorprendenti anche in età avanzata.

Le malattie cardiache sono legate a varie fattori, tra i quali l'ereditarietà, la pressione sanguigna, l'alimentazione, la predisposizione all'ansia e alla tensione.

Il fattore ereditario è anche rilevante, per l'importanza dello spessore congenito delle pareti delle arterie, che varia molto da persona a persona di qualsiasi età.

La rapidità con la quale le pareti interne s'ispessiscono e diventano ruvide è il pericoloso fattore che più predispone agli attacchi coronarici.

 

LA SINDROME CORONARICA ACUTA O ANGINA

Con sindrome coronarica acuta si intende un insieme di sintomi provocati da un apporto insufficiente di sangue (ischemia) al cuore.

Particolarmente il fenomeno si manifesta all'interno del complesso sistema cardiocircolatorio delle coronarie, la rete di vasi sanguigni che portano sangue ricco di ossigeno al cuore.

L'accumulo troppo elevato di vari tipi di sostanze (grassi, carboidrati complessi, tessuto fibroso e depositi di calcio) comporta la dannosissima l'arteriosclerosi la quale col tempo può causare un'improvvisa trombosi, ovvero la formazione di un coagulo di sangue dentro il canale.

Quando il trombo occlude solo parzialmente il vaso, può comunque verificarsi il distacco di un suo frammento (embolo) che, trasportato dal flusso del sangue, provoca l'occlusione di un vaso di dimensioni più piccole.

E' durante questo processo che iniziano a manifestarsi i sintomi della sindrome coronarica acuta.

Il segnale più frequente è il dolore al torace e si manifesta con un peso-stringimento continuo od intermittente che compare gradualmente per lo più in condizioni di riposo ed avvertito in vari sedi : centro del petto, mammella sinistra, ad una od entrambe spalle-braccia, al collo, alla mandibola).

Quasi mai si manifesta come puntura-fitta e la sua comparsa e variazione non cambiano con il movimento del torace, con l'inarcamento delle spalle o respiri profondi.

Altri sintomi importanti sono la mancanza di fiato, il batticuore, nausea, vomito, intensa sudorazione o svenimento.

In presenza di questi sintomi è assolutamente consigliato chiamare l'ambulanza, attendendone il suo arrivo tenendo la persona in posizione semiseduta per agevolarne la respirazione.

Il medico farà poi generalmente eseguire un elettrocardiogramma, valutando la presenza di segni di ischemia e valutando il sopraslivellamento del tratto ST-T, segno sicuro di occlusione completa di una coronaria che dà luogo all'infarto vero e proprio.

Se è presente l'infarto si attiverà immediatamente il percorso standardizzato che ha lo scopo di riaprire la coronarica occlusa : tanto più rapida è la riapertura della coronaria, tanto minore sarà il danno al cuore.

Può anche essere necessaria una angioplastica coronarica d'emergenza.

In presenza di trombi che occludono solo parzialmente, l'ECG può essere completamente normale o manifestare alterazioni che definiscono la seconda forma di sindrome coronarica o Nstemi.

La conferma che si tratta di una sindrome Nstemi si ottiene dalla ricerca dei cosiddetti marker di danno al cuore, cioè proteine o enzimi presenti normalmente all'interno delle cellule del muscolo cardiaco che vengono liberate nel sangue a causa del danno prodotto dall'ischemia.

Una volta confermata l'esistenza di uno Nstemi, al malato vengono somministrati farmaci allo scopo di ridurre il rischio di evoluzione verso lo Stemi.

A volte si esegue una coronarografia entro 24-48 ore dal momento del ricovero, anche se il malato non ha più avuto dolore.

E' importante il lavoro d'equipe : decidere se proseguire con i farmaci oppure ricorrere all'angioplastica piuttosto che all'intervento di bypass spesso non è semplice : è necessario infatti bilanciare da un lato la serietà della malattia con l'età del malato e il suo generale stato di salute.

Per questo è importante che alla discussione partecipino le tre figure professionali che hanno in cura il malato : il cardiologo, l'emodinamista e il cardiochirurgo.

Anche l'acido acetilsalicilico trova impiego nella terapia di questa patologia in particolare nell'angina instabile e generalmente nei casi in cui ci sia un maggior rischio d'infarto.

L'associazione con farmaci che abbassano il livello di colesterolo nel sangue può essere indicata nell'angina stabile.

 

 
LO SCOMPENSO CARDIACO O INSUFFICIENZA CARDIACA
E' un meccanismo di compenso, per mantenere una gittata adeguata quando la frazione di eiezione è ridotta.
 
In pratica il cuore non ce la fa più a pompare una quantità di sangue sufficiente ad ossigenare e nutrire tutti i tessuti del nostro organismo.
E' quindi l'inadeguatezza del cuore a svolgere le sue normali funzioni di pompa.
 
Se in condizioni normali il cuore pompa nel sistema circolatorio circa 5-6 litri di sangue al minuto e durante l'attività fisica può pomparne fino a 25, in caso di malattia la quantità pompata scende a tre litri o meno al minuto.
 
Spesso è causato da un infarto : la parte del cuore infartuata si trasforma infatti in tessuto fibrotico, una sorta di cicatrice che diminuisce la funzione di contrazione del muscolo cardiaco e, quindi, la sua capacità di pompare sangue.
Lo scompenso cardiaco può essere lo stadio finale di tutte le malattie di cuore.
 
Qualunque, infatti, sia stata la causa che abbia danneggiato il cuore, alla fine quest'organo non sarà più in grado di svolgere adeguatamente la sua funzione.
 
Lo scompenso cardiaco si può manifestare con una riduzione del volume di sangue che il cuore pompa nel circolo arterioso.
 
Le cause più comuni sono : ipertensione arteriosa, ischemia, valvulopatia, miocardiopatia dilatativa (di origine idiopatica, virale, dovuta all'alcol o a radiazioni).
La pressione alta costringe il cuore a un super lavoro e lo affatica.
Cause meno frequenti sono : diabete mellito, ipertensione polmonare, miocardite, droghe (eroina, cocaina, amfetamine).
 
Altre cause possono essere : febbre reumatica, malattie connettivali, neurologiche, cardiopatia congenita, ipertiroidismo, anemia, gravidanza.

Si può manifestare con debolezza, astenia (stanchezza muscolare), dispnea (difficoltà nella respirazione), confusione mentale, letargia, aumentata produzione di urina notturna, vasocostrizione, estremità pallide e fredde, cianosi delle dita, tachicardia sinusale.

Il soggetto comincia ad avvertire affanno per attività che prima eseguiva senza particolare fatica, quali fare un tratto di strada in salita o una rampa di scale o camminare in piano, portando ad esempio la borsa della spesa.

Si percepisce una attività cardiaca più intensa ed accelerata, con cardiopalmo o tachicardia, ed infine edema con gonfiore ai piedi ed alle gambe. 

Noterà che specie alla sera, rimangono sul piede e sulla gamba i segni della scarpa o del calzino; comprimendo con un dito, si avrà la formazione di una fossetta sulla pelle.

La terapia è a base di diuretici, digitale, ace-inibitori, vasodilatatori, beta-bloccanti, dopamina, trapianto cardiaco.

Il rischio di mortalità è aumentato in caso di dispnea anche a riposo o al minimo sforzo, tachicardia fissa, atriale e ventricolare, severa riduzione della frazione di eiezione.

I più colpiti da insufficienza cardiaca sono gli anziani : con il passare del tempo infatti aumenta il rischio di incappare in una delle malattie che la causano.

In ogni caso la malattia raramente si manifesta all'improvviso ma si sviluppa lentamente.

L'esame principe per la diagnosi di scompenso cardiaco e di insufficienza alla valvola mitrale è l'ecocardiogramma.

Si tratta di una tecnica che permette di visualizzare l'atonomia del cuore e si basa sull'utilizzo di una sonda che indirizza un fascio di ultrasuoni verso le strutture cardiache.

Queste onde vengono poi trasformate in immagini e visualizzate su un monitor.

Si abbina anche la tecnica del color-doppler che sfrutta un codice colore per visualizzare la velocità del sangue che passa attraverso le valvole : in questo modo è possibile valutare il funzionamento delle valvole stesse.

Per molti anni il trattamento farmacologico si è basato quasi esclusivamente sui diuretici e sulla digitale.

Nella nostra era i farmaci più utilizzati sono gli ace-inibitori, farmaci che dilatano le arterie, abbassano la pressione del sangue e migliorano la funzionalità del miocardio.

Si utilizzano anche i sartani, i betabloccanti (che riducono la frequenza cardiaca e migliorano la funzionalità del miocardio).

A discrezione del medico sono usati anche gli antialdosteronici i quali combattono la fibrosi cardiaca (la degenerazione del muscolo cardiaco), abbassando il tasso di morte improvvisa e i ricoveri.

Il medico può anche prescrivere, quando i farmaci sono insufficienti, la terapia di risincronizzazione cardiaca, un trattamento che prevede l'utilizzo di un dispositivo simile a un pacemaker, il quale però non stimola soltanto il lato destro del cuore, controllando soltanto il battito cardiaco, ma trasmette stimoli elettrici su entrambi i lati del cuore, risincronizzando e allo stesso tempo migliorando l'azione di pompa del muscolo.

Viene impiantato con un intervento di anestesia locale e funziona con una batteria che dura qualche anno.

Quando invece lo scompenso è in fase avanzata l'unica soluzione è il trapianto cardiaco, il quale però solitamente non può essere effettuato nelle persone troppo anziane o in quelle che si trovano in condizioni precarie, inoltre il numero di donatori è limitato.

Sono a disposizione anche i cosiddetti supporti circolatori temporanei o definitivi, si tratta di pompe meccaniche che sostituiscono la funzione di un cuore compromesso, ristabilendo un flusso sanguigno vicino a quello normale.

Tra questi c'è il cuore artificiale totale e l'assistente ventricolare, chiamato anche ventricolo artificiale.

Un tempo questi dispositivi venivano utilizzati solo in attesa del trapianto, oggi invece possono essere anche utilizzati come applicazione temporanea per consentire il recupero della funzione del cuore (ad esempio in caso di miocardite o infarto miocardico acuto).

In alcuni casi sono utilizzati anche come alternativa al trapianto.

 

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri, due delle quattro camere cardiache.

In presenza di tale anomalia, le normali contrazioni atriali vengono sostituite da movimenti caotici, completamente inefficaci ai fini della propulsione del sangue. Inoltre il battito cardiaco diviene completamente irregolare.

La fibrillazione atriale è la più comune fra le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0.5% nella popolazione adulta.

Il rischio di esserne affetti aumenta con l’età: la percentuale dei pazienti affetti sale al 5% oltre i 65 anni.

Tale aritmia è poi piuttosto comune nei pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari: fra il 30 e l’80% dei pazienti operati per malattia della valvola mitrale giungono all’intervento in fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale può essere cronica, ovvero continua, persistente oppure parossistica, con episodi di durata variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni.

Essa è causa di un significativo aumento del rischio di complicazioni cardiovascolari e di una riduzione della sopravvivenza a distanza.

Provoca inoltre una riduzione della tolleranza agli sforzi, causata da un’efficienza sub ottimale della contrazione del cuore, con sintomi quali palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato. Infine, il ristagno di sangue nelle camere atriali “paralizzate” dall’aritmia, favorisce la formazione di coaguli all’interno del cuore ed il rischio di fenomeni embolici come l’ictus cerebrale.

Per questo motivo i pazienti con fibrillazione atriale vengono solitamente trattati con farmaci anticoagulanti.

Per quanto riguarda il trattamento, vi sono due possibili strategie:

1) la cardioversione, o conversione al ritmo cardiaco normale ed
2) il semplice controllo della frequenza cardiaca. Solo la conversione ed il mantenimento di un ritmo normale, anche detto “sinusale”, permettono però di minimizzare i sintomi ed i rischi descritti, oltre a consentire l’interruzione della terapia cronica con farmaci anticoagulanti.
Il mantenimento del ritmo sinusale è però molto spesso difficile.

I farmaci antiaritmici deputati a tale scopo sono frequentemente inefficaci e sono spesso causa di effetti collaterali anche più gravi della stessa fibrillazione atriale.

Recenti sviluppi hanno consentito di trattare la fibrillazione atriale mediante ablazione con radiofrequenza.

Si sono infatti individuate nell’ambito della parete atriale delle zone responsabili dell’inizio e del mantenimento dell’aritmia, in prossimità dello sbocco negli atri delle grosse vene provenienti dai polmoni.

Creando delle bruciature con cateteri a radiofrequenza, tali aree di instabilità possono essere neutralizzate.

Con procedure di questo tipo è possibile trattare virtualmente ogni paziente affetto da fibrillazione atriale con ottime probabilità di successo.

In caso di fibrillazione atriale associata ad una malattia cardiaca di altro tipo si procede ad ablazione dell’aritmia durante l’intervento cardiochirurgico necessario per correggere la cardiopatia di base.

In questo modo, oltre ai benefici dell’intervento correttivo a cuore aperto, il paziente potrà giovarsi anche del recupero del normale ritmo cardiaco e potrà in molti casi evitare la terapia anticoagulante cronica.

Nel caso in cui invece la fibrillazione atriale sia isolata, non associata ad altre malattie cardiache suscettibili di correzione chirurgica, sono state recentemente messe a punto delle tecnologie innovative per eliminare l’aritmia con ablazioni con radiofrequenza per via transvenosa: il catetere da ablazione con radiofrequenza raggiunge il cuore attraverso il sistema venoso; quindi con una semplice puntura di una vena in regione inguinale si possono eseguire le bruciature sulla superficie interna degli atri curando l’aritmia.

La fibrillazione atriale, è una patologia a lungo sottovalutata in passato, della quale si stanno recentemente chiarendo le gravi implicazioni cliniche.

Pertanto i moderni sviluppi nel suo trattamento chirurgico e transvenoso sono attualmente motivo di grande interesse per la letteratura scientifica internazionale.

A causa di una generale disinformazione, molti pazienti attualmente non sono a conoscenza della reale importanza del problema, e soprattutto delle moderne possibilità terapeutiche.

 
L'INFARTO CARDIACO
Quattro arterie portano ossigeno alle cellule del muscolo cardiaco.
 
Se un'arteria si ostruisce, il sangue non arriva più al cuore : è l'infarto.
 
Per infarto si intende la necrosi di un tessuto per ischemia, cioè per grave deficit di flusso sanguigno.
 
Clinicamente l'infarto è una sindrome acuta provocata da una insufficiente irrorazione sanguigna (ischemia) ad un organo o a parte di esso, per una occlusione improvvisa o per una stenosi critica delle arterie che portano il sangue in quel distretto dell'organismo.
 
La causa è costituita nella quasi totalità dei casi dall'aterosclerosi.
 
Quando vanno incontro ad ulcerazione, le placche aterosclerotiche possono provocare occlusione arteriosa acuta (e quindi infarto), sia attraverso la formazione di emboli che attraverso la trombosi sovrapposta all'ulcerazione.
 
Il sintomo principale è rappresentato da dolore acuto (ad insorgenza improvvisa), di varia intensità; è però possibile che l'infarto sia clinicamente asintomatico, soprattutto qualora sia di dimensioni molto piccole.
 
La regione colpita da infarto diviene necrotica : se il malato sopravvive alla fase acuta dell'infarto, l'organismo riassorbe i tessuti morti senza rigenerare la parte persa (cosa impossibile senza afflusso di sangue), ma forma in quella zona una cicatrice di tessuto connettivo fibroso, e l'organo interessato perde definitivamente una parte della sua funzionalità.
 
Descrivendo come dal colesterolo si arrivi all'infarto, si può così procedere : il colesterolo che circola nel sangue (parte secreto dal fegato e parte da origine alimentare) si infiltra nella parete dell'arteria; i macrofagi del sistema immunitario lo catturano e si trasforma in cellule schiumose che si accumulano, sono loro il principale componente della placca; le cellule della muscolatura liscia che riveste il vaso di moltiplicano e ricoprono la placca formando un tappo; se il tappo si rompe, frammenti di placca vanno in circolo e possono formare coaguli, che a loro volta possono bloccare il flusso di sangue di un'arteria, generando l'infarto.
 
Per far fluire in sangue, l'arteria può arrivare a raddoppiare il proprio calibro e ricreare lo spazio rubato dalla placca.
 
Oggi non si parla più soltanto di colesterolo ma di sindrome metabolica.
 
Cinque i fattori che la determinano : aumento della circonferenza addominale (88cm per lei e oltre 100 per lui); diagnosi di ipertensione arteriosa; diabete di tipo 2; troppi trigliceridi; valore basso del colesterolo buono o HDL.
 
Bastano tre di questi fattori per preoccuparsi.
 
Gran parte di ictus ("infarto del cervello") e infarti cardiaci hanno origine in arterie in cui il flusso è ostruito meno del 50% e dove il tappo e la placca sono morbidi e quindi più facilmente rompibili.
 
La placca inizia a formarsi intorno ai 20 anni.
 
Ci può essere una predisposizione genetica al suo accumulo o alla rottura del tappo.
 
In caso di infarto o dubbi di infarto bisogna immediatamente chiamare aiuto e sottoporti nel più breve tempo possibile alle tecniche mediche : la velocità è la chiave essenziale che può salvare la vita.
 
Poter intervenire tempestivamente è fondamentale per evitare che la mancata irrorazione sanguigna provochi danni agli organi interni, in particolar modo al cervello.
 
Nei quattro minuti successivi ad un infarto o ad un arresto cardiocircolatorio, la procedura migliore è la compressione toracica, tanto che sia l'Europa sia gli Stati Uniti hanno modificato le linee guida dell'intervento di primo soccorso.
 
Si è notato infatti che il massaggio cardiaco, mantenendo il sangue ricco di ossigeno, aumenta la possibilità di sopravvivenza al 34% rispetto al 18% ottenuto con la respirazione bocca a bocca.
 
Se un'arteria si "tappa" si può ricorrere all'angioplastica con l'uso degli stant.
 
L'angioplastica è una metodica mini-invasiva che consente di dilatare un restringimento di un vaso sanguigno (stenosi) per mezzo di uno speciale catetere a palloncino che viene introdotto mediante puntura di un'arteria, generalmente l'arteria femorale comune, portato fino al vaso stenotico e successivamente gonfiato in corrispondenza della stenosi, in modo da ripristinare il normale diametro del vaso e permettere un incremento del flusso sanguigno.
 
La procedura di angioplastica si esegue in anestesia locale: il paziente è quindi sveglio e cosciente. L'intervento dura mediamente intorno ai 45 minuti - 1 ora, a seconda della complessità della lesione da trattare.
 
La procedura, nella maggior parte dei casi, si completa con l'applicazione di una reticella metallica, ricoperta o meno da farmaco, dello stent.
 
La procedura di angioplastica può comportare alcune complicanze (dissezione del vaso, embolia periferica) che possono essere risolte per via endovascolare o chirurgica.
 
 
 
 
Il Bypass aorto-coronarico (CABG o cabbage, da Coronary artery bypass graft surgery) è l'intervento cardiochirurgico a maggior frequenza di esecuzione.

I primi interventi di questo tipo vennero effettuati nel 1969 e da allora la tecnica è molto progredita.

Il bypass permette di superare un condotto vascolare ostruito parzialmente o totalmente.

Il cardiochirurgo effettua un'incisione longitudinale sul torace, attraverso lo sterno, detta sternotomia mediana.

Attraverso questa incisione il chirurgo accede al cuore ed all'aorta.

A valle del restringimento sutura un tratto di vena safena prelevata dal paziente, o più recentemente di arteria mammaria.

Successivamente collega l'altra estremità a monte del restringimento o dell'occlusione. In questo modo il sangue avrà un passaggio per aggirare l'ostacolo.

Intervento tradizionale - Il paziente tramite alcune cannule viene collegato ad una macchina cuore-polmone, dopo di chè il cuore viene fermato attraverso una soluzione cardioplegica.

Intervento a cuore pulsante - Il cuore del paziente continua a battere durante l'operazione. Questo metodo comporta rischi minori per alcune tipologie di pazienti.

Anestesia epidurale - In tempi recentissimi sono stati praticati interventi di questo tipo con pazienti in anestesia epidurale, il che ha aperto nuove prospettive in quanto, soprattutto nei pazienti anziani, si evitano i rischi di un'anestesia generale.

Per il bypass vengono utilizzate:

La safena - Un tratto di vena safena viene prelevato dalla gamba del paziente ed utilizzato per effettuare i bypass. Questo tipo di intervento (praticato soprattutto in passato) ha una durata limitata. Dopo circa dieci anni il 60-65% dei bypass è ostruito a causa della differenza di dimensioni fra la vena e l'arteria.

Arteria toracica interna - L'arteria toracica interna (o mammaria) ha oggi un utilizzo più elevato nei bypass. Questo metodo ha una durata maggiore (dopo dieci anni il 95% dei bypass è in ottime condizioni). Inoltre è meno invasivo in quanto l'arteria mammaria non viene spostata di sede.

Tecniche recenti - Per aumentare l'efficacia dall'intervento si stanno sperimentando e utilizzando metodi recentissimi come i graft arteriosi, la Y arteriosa e l'uso dell'arteria gastroepiploica destra.

I benefici sono la diminuzione drastica dell'infarto del miocardio, un recupero di forze e l'eliminazione del dolore dovuto all'ostruzione.

I rischi sono: sanguinamento postoperatorio, infezioni, ictus, infarto miocardico perioperatorio, insufficienza renale, insufficienza respiratoria, morte.

La mortalità dell'intervento si aggira intorno all'1%. In Italia è stato condotto uno studio degli esiti a breve termine di interventi di bypass aorto-coronarico nelle cardiochirurgie partecipanti tra il 1 gennaio 2002 e il 30 settembre 2004.

Il Progetto BPAC era su base volontaria.

In USA questo genere di studi vengono fatti a vantaggio dei malati e i loro famigliari che possono così valutare con trasparenza a chi rivolgersi per le cure.

 
Il defibrillatore può salvare la vita : i defibrillatori semiautomatici possono essere utilizzati da personale addestrato anche se non medico.
 
Va posizionato correttamente sul petto della persona, ma la scarica viene fornita in modo automatico con un sistema che rileva il battito cardiaco.
 
Questo tipo di apparecchio è molto importante in caso di aritmia eventualmente conseguente a un evento ischemico, ovvero un principio di infarto, poiché è in grado di riportare al giusto ritmo il cuore.
 
In ogni caso, chi ha già avuto un infarto deve avere a portata di mano un farmaco a base di nitrato, da prendere al primo sintomo di peso precordiale, sotto lo sterno o a livello del torace (consultarsi in ogni caso ovviamente con il proprio medico).
 
 
 
Le valvole cardiache sono strutture che regolano il flusso del sangue all'interno del cuore.
 
Si tratta di appendici di tessuto essenzialmente fibroso, rivestite da endocardio, che controllano il passaggio del sangue attraverso gli orifizi che collegano atri con i ventricoli ed i ventricoli con aorta o arteria polmonare.
 
 
RIPARARE IL CUORE DOPO L'INFARTO CON LE CELLULE STAMINALI
 
Un importante studio parzialmente italiano ha dimostrato come stimolare le cellule staminali locali per rigenerare il cuore danneggiato, la sperimentazione è da testare in modo appropriato sull'uomo.
 
Si tratta di rimettere in moto le cellule progenitrici che si trovano nel cuore dopo che l'organo è stato colpito da infarto e dopo che il tessuto ha perso quindi la sua capacità di contrarsi.
 
Ciò si potrebbe realizzare iniettando attraverso le coronarie un cocktail di fattori di crescita.
 
Questa iniezione innescherebbe una rigenerazione caratterizzata dall'espansione delle cellule staminali e dalla loro differenziazione in nuove cellule cardiache e vasi sanguigni.
 
Questo quindi determina la rigenerazione anatomica, istologica e fisiologica di una significativa porzione di cuore soggetto a infarto di tipo ischemico.
 
Le cellule staminali sono cellule indifferenziate in grado di trasformarsi e di specializzarsi in diversi tipi di cellule.
 
Le cellule staminali per antonomasia, perché sono capaci di dare vita a tutti i tipi di tessuti sono quelle che si trovano nell'embrione umano.
 
Gli esperimenti di cui si parla sopra sono non staminali embrionali ma staminali cardiache da attivare con fattori di crescita attraverso un'angioplastica.
 
Si inserisce quindi uno stent (una protesi metallica montata su un palloncino espandibile capace di dilatare un vaso) e in questo modo si effettua la rivascolarizzazione del cuore subito dopo che il vaso conoronarico è stato occluso dal trombo.
 
Una volta raggiunto il punto di restringimento, lo stent montanto sul palloncino viene gonfiato, in modo da schiacciare la placca di colesterolo sulle pareti del vaso.
 
A questo punto, dopo aver ricanalizzato il vaso coronarico responsabile dell'infarto, si inietta, attraverso la via di scorrimento creata dall'angioplastica, un cocktail di fattori di crescita direttamente nella zona dell'infarto.
 
I fattori di crescita hanno vita breve e scompaiono velocemente dalla circolazione, limitando il loro effetto alla zona di rilascio.
 
L'ELETTROCARDIOGRAMMA
E' la misura dell'attività elettrica del cuore.
 
L'ECG può segnalare disturbi cardiaci imminenti, talvolta rivela attacchi di cuore "silenziosi", che sono avvenuti a nostra insaputa, segnalando i danni sofferti dal muscolo cardiaco quando l'afflusso del sangue è bloccato da un coagulo in una delle arterie del cuore, indicando anche con quanta rapidità procede la guarigione.
 
Rivela i casi in cui l'indurimento delle arterie comincia a essere una minaccia per il nutrimento del cuore.
 
E se non viene mantenuto nel sangue il necessario equilibrio fra alcune sostanze chimiche (es. calcio/potassio) l'ECG ne da l'allarme.
 
Questo esame è prezioso anche per l'anestesista che ha bisogno di sapere secondo per secondo come il cuore di un paziente supporti un intervento chirurgico e l'anestesia.
 
Dal corpo alcuni collegamenti elettrici arrivano ad un oscilloscopio munito di uno schermo sul quale appare di continuo il tracciato che indica le condizioni del cuore. In sostanza l'ECG è un esame del "sistema d'accensione" del cuore che ci dice se il sistema funziona in modo regolare ed efficiente.
 
L'esame è rapido ed indolore : un medico o un assistente applica gli elettrodi al corpo del paziente assicurando un buon contatto elettrico.
 
Gli elettrodi sono vari, per poter mettere in circuito quelli occorrenti a ottenere una successione di vari tracciati.
 
Quando gli elettrodi sono a posto, si mette in funzione l'apparecchio, e le debolissime correnti elettriche del cuore vengono captate e amplificate migliaia di volte, per guidare una penna sopra una striscia di carta che scorre.
 
La curva che ne risulta ha tre componenti principali : l'onda P indica come vengano elettricamente stimolati gli atri; il complesso QRS indica come l'onda elettrica si diffonda nei ventricoli; l'onda T indica come i ventricoli siano ricaricati.
 
Ogni cuore ha il suo tracciato caratteristico.
 
Quella che può apparire una deflessione anormale, indice di disturbi in una persona, può essere normale in un'altra, ma in circa l'80% dei casi, gli ECG contengono tracciati facilmente riconoscibili dal cardiologo.
 
E' utile conservare tutti gli elettrocardiogrammi per futuri confronti : se si esaminano in serie, essi potranno costituire la storia grafica capace di indicare se una malattia sia stazionaria o se progredisca.
 
La cosa più significativa che ci dicono gli ECG è lo sforzo e il logorio che il nostro cuore può sopportare pur consentendoci di godere una salute relativamente buona e una lunga vita.
Un altro importante esperimento è quello di eseguire l'elettrocardiogramma in condizioni di sforzo fisico, il tracciato può rivelare anomalie sotto sforzo : molti cuori capaci di soddisfare le necessità dell'organismo allo stato di riposo si rivelano insufficienti quando le richieste di energia raggiungono un livello troppo alto.
 
Se l'interessato ne è messo a conoscenza e riduce il suo ritmo di lavoro, il cuore potrà servirlo bene ancora per molto tempo.
 
Siamo portati a considerare il cuore un organo fragile e delicato; il realtà è un muscolo molto robusto.
 
Si ammala, poi guarisce da sé, e modifica il proprio funzionamento per adattarsi al variare delle condizioni.
Spesso il cuore passa dal normale ritmo di 60-70 battiti il minuto oltre 100, continuando così per lunghi periodi, senza danno.
 
E' diffuso il timore per l'occasionale salto di qualche battito; in realtà ci sono scarsi indizi che ciò possa essere di per sé un pericolo. Se il pericolo c'è, l'elettrocardiogramma di solito lo segnala.

 

Cosa di può fare per prevenire le malattie cardiache ?

Secondo i ricercatori dell'Università dell'Arizona (Usa) i funghi possono prevenire alcuni problemi cardiocircolatori, infatti è stato scoperto che l'ergotioneina, uno dei loro antiossidanti, riduce la quantità di molecole adesive che permettono alla placca di accumularsi sulle pareti delle arterie e intasarle (dottor Keith R. Martin, principale autore dello studio).

 

MANTENERE IL CUORE GIOVANE

Arricchire la propria dieta con cereali integrali e legumi.

Aggiungere una manciata di noci, nocciole o noci pecan all'insalata ! In questo modo si riduce il colesterolo cattivo (Ldl) e si aumenta quello buono (Hdl) che ripulisce le arterie.

Il colesterolo se non è controllato forma una placca sulle arterie e basta che se ne stacchi un pezzo microscopico per ostruire il vaso sanguigno.

Fare uso di picnogenolo (secondo le indicazioni del proprio medico) :  secondo gli esperti dell'Università dell'Arizona (USA) è tra gli integratori migliori per la salute del cuore, infatti è stato somministrato per 3 mesi ad un gruppo di volontari che soffrivano di diabete ed ha ridotto il colesterolo cattivo (LDL) del 12% e la glicemia (livello di zuccheri nel sangue) di circa il 17% : pare che questo estratto di pino blocchi l'attività di alcuni enzimi che scompongono i carboidrati e che rallenti il passaggio degli zuccheri nel sangue; affinché sia davvero efficace, l'integratore deve contenere il 90% di proantocianidine (la categoria di antiossidanti a cui appartiene il picnogenolo).

Per prevenire le malattie cardiovascolari la dieta più adatta sembra essere quella mediterranea.

Potremmo indicare i seguenti cibi sì per prevenire le malattie cardiovascolari : cereali e derivati, pesce (preferibilmente salmone, sgombro, aringa e sardina), carni magre e bianche (pollo, tacchino, coniglio), legumi, verdura e frutta fresche, frutta secca e semi oleosi, condimenti con acidi grassi polinsaturi (come gli oli di semi di mais, soia, girasole), vino (soprattutto rosso) e birra in quantità moderate di 1-2 bicchieri al giorno e tè; i seguenti cibi no : salumi, insaccati, carni grasse, frattaglie, latte intero e formaggi grassi, condimenti di origine animale (burro, panna, pancetta, lardo, margarina), dolci e alimenti ricchi di zuccheri semplici, aperitivi e superalcolici, sale da cucine (non deve superare i 5 grammi al giorno), fritti e soffritti, merendine industriali.

In particolare il salmone e le mandorle sono tra i migliori cibi per il cuore : con i loro valori di colina, niacina, potassio, selenio e omega-3 abbassano la pressione.

I migliori alimenti per difendere il cuore sono ad esempio alcune verdure come le crucifere (broccoli, cavoli, cavolfiori, rucola e cavoletti di Bruxelles) che sono alimenti ricchi di sulforafano, un raro antiossidante dall'azione antinfiammatoria che difende il cuore e protegge la salute dei polmoni.

Affinché funzioni però il cibo deve essere scaldato un pò in modo da liberare le sue molecole.

Per la frutta è ottima una manciata di frutti di bosco, anche surgelati : abbassano la pressione più di ogni altro vegetale.

Secondo il British Journal of Nutrition 4 manciate di noci, mandorle o arachidi a settimana riducono del 37% il rischio di cardiopatia legata al colesterolo, perché alzano i livelli di Hdl e riducono quelli di Ldl.

Lo stesso effetto eccezionale hanno i semi di lino, l'alimento più ricco in assoluto di Omega-3

Ridurre i battiti del cuore.

Si può realizzare impostando il proprio allenamento con il metodo degli intervalli. In pratica, con l'aiuto di un cardiofrequenzimetro, chiudere la prima sessione solo dopo aver raggiunto i 160 battiti per minuto; quindi fare una pausa e passare alla sessione successiva solo quando i battiti sono scesi a 130 al minuto. In tal modo si allena il cuore a diventare un muscolo sempre più robusto.

L'obiettivo è arrivare a una condizione in cui la frequenza cardiaca cali di 25 battiti entro un minuto dal termine dello sforzo : questo è il segno che il proprio cuore è davvero allenato a reagire ai diversi stress fisici.

Più il cuore batte lentamente meglio è per la propria salute : è un pò come se un lavoro eccessivo lavorasse il muscolo cardiaco. L'obiettivo è scendere sotto i 70 battiti al minuto a riposo (negli atleti ancora meno).

Il momento migliore per misurare le pulsazioni cardiache al minuto è al mattino appena svegli prima di alzarsi dal letto.

Più in fretta scende il numero dei tuoi battiti e più in forma è il tuo cuore.

Provare a controllare la frequenza cardiaca subito dopo uno sforzo, lasciare passare un minuto e controllarla di nuovo : sottrarre il primo risultato dal secondo, se la differenza è maggiore di 35 si è in forma, se è meno ma è maggiore di 25 si è abbastanza in forma, se è meno di 25 non si è in forma!

Seguendo le indicazioni del proprio medico, fare uso di un integratore a base di niacina (vitamina B3) a lento rilascio.

Eliminerebbe una parte del colesterolo più cattivo. Uno studio olandese ha mostrato che alte dosi di niacina riducono del 17% le lipoproteine-a, le particelle di colesterolo più piccole e pericolose.

Dormire 30 minuti di più ogni giorno. Un piccolo pisolino pomeridiano di 30 minuti può aiutare la salute del cuore. Uno studio greco ha scoperto che chi fa una pennichella pomeridiana di 30 minuti 3 volte a settimana riduce di più di un terzo il rischio di avere qualche grave problema coronarico.

Farsi massaggiare i muscoli. In uno studio dell'Università della Florida del Sud (Usa) i soggetti che si sono sottoposti a 3 massaggi da 10 minuti alla settimana hanno evidenziato una riduzione di 18 punti della pressione sistolica (massima) e di 5 punti della diastolica (minima) dopo 10 sessioni.

Bere un bicchiere di vino rosso al giorno. Secondo uno studio pubblicato negli Annals of Epidemiology, piccole quantità di alcool aiutano a tenere sotto controllo il livello di zuccheri nel sangue (ovvero la glicemia).

 

LA BRADICARDIA IL BATTITO RALLENTATO

Si sa che più bassa è la frequenza cardiaca più lunga è l'aspettativa di vita.

Le persone cui il cuore è soggetto ad un numero limitato di battiti al minuto, sono meno esposte a problemi come aterosclerosi, ictus ed infarto.

Il battito cardiaco considerato normale è tra i 70 e i 100 battiti al minuto.

Si parla invece di bradicardia quando è inferiore a 60 battiti al minuto.

E' una condizione costituzionale quando si è in presenza di un'ipertonia vagale, ossia una maggiore sensibilità del nervo vago.

Il battito è infatti regolato da due nervi, il simpatico e il parasimpatico o vago.

Il primo nervo è responsabile dell'accelerazione del battito, il secondo nervo invece ha la funzione di rallentarlo.

La condizione di bradicardia va invece indagata quando compaiono sintomi come vertigini, dispnea, stanchezza, confusione, ipotensione e disturbi del sonno o della memoria.

Se ad esempio oltre al rallentamento del battito si avverte uno strano senso di vertigine o ci si sente molto stanchi, può trattarsi di un blocco atrio-ventricolare o di un cattivo funzionamento del seno nodo-atriale.

La cura in entrambi i casi può consistere nell'applicazione di un pacemaker, ovvero un apparecchio che produce impulsi elettrici, sufficienti a stimolare il cuore a pulsare normalmente.

Se invece la bradicardia è associata a mancanza di appetito ma con tendenza ad ingrassare e sensazione di freddo e debolezza, bisogna controllare il livello degli ormoni tiroidei : se sono scarsi è possibile si tratti di ipotiroidismo.

Il medico saprà ben dirvi.

La bradicardia è anche una condizione tipica degli atleti : con l'allenamento fisico il battito cardiaco tende a rallentare.

Molti sportivi famosi hanno un ritmo cardiaco molto lento, per esempio ilo grande ciclista Fausto Coppi aveva 40 battiti al minuto.

Un regolare esercizio fisico infatti migliora la capacità del cuore di pompare il sangue.

La bradicardia degli atleti è temporanea e rientra nella normalità una volta sospesa l'attività agonistica.

EREDITARIETA' DELL'INFARTO

Può esserci una predisposizione a sviluppare malattie cardiovascolari e, nel caso, è opportuno approfondire con il cardiologo.

Solitamente l'infarto in giovane età è segno della presenza di una componente genetica combinata ad uno stile di vita non corretto.

Le condizioni che possono influire sulla salute del cuore e che possono avere una base genetica sono pressione alta, dislipidemia familiare (colesterolo alto nel sangue non legato soltanto all'alimentazione) e la predisposizione a sviluppare il diabete di tipo II.

Un'altra problematica del sangue che si eredita geneticamente è la trombofilia, nella quale sono alterati uno o più fattori della coagulazione; il sangue in pratica tende a coagulare più del normale e si ha un maggior rischio di formazione di trombi e placche aterosclerotiche e quindi di occlusione delle arterie.

Per valutare i fattori della coagulazione vanno eseguiti test specifici e se sono positivi anche gli altri membri della famiglia devono effettuarli.

Spesso è necessario assumere giornalmente farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici per evitare la formazione di trombi.

Altri fattori di rischio da valutare e da modificare sono i comportamenti e gli stili di vita, ad esempio il fumo, la sedentarietà e una dieta troppo calorica.

Se necessario lo specialista prescriverà farmaci per controllare la pressione, ridurre il colesterolo e controllare la glicemia.

 

ESAMI STRUMENTALI DEL CUORE

 

ESAMI DEL SANGUE UTILI PER MONITORARE LA SALUTE DEL CUORE

All'Università Tor Vergata di Roma hanno scoperto la loxina, una proteina in grado di neutralizzare buona parte degli effetti nocivi del colesterolo cattivo e di proteggere il cuore dall'infarto.

E' stata messa a punto un'analisi del sangue (Loxin test) capace di rilevare la proteina.

Per quanto riguarda gli esami del sangue, probabilmente non sarà più necessario fare un prelievo con ago e siringa, infatti il fisico tedesco Holger Jungmann e il radiologo Michael Schietzel, in collaborazione con la società Mbr Optical System di Wuppertal, hanno realizzato uno strumento medico che, analizzando i riflessi di un fascio concentrato di luce bianca puntato sulla pelle, riesce a rilevare i parametri più importanti dell'emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che trasporta l'ossigeno dai polmoni ai tessuti. Questo nuovo tipo di strumento, oltre ad essere completamente indolore, è anche istantaneo e permette analisi più semplici, nel momento stesso che si proietta la luce, i risultati appaiono sul display.

Una grinza sul lobo auricolare  (una profonda piega verticale) potrebbe indicare una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari (studio condotto all'Università di Osaka in Giappone).

In attesa di altri progressi, l'imperativo è : dieta corretta e camminare!

 

IL CUORE DELLE DONNE E DEGLI UOMINI BATTE ALLO STESSO MODO?

No.

Quello delle donne batte più velocemente di quello maschile.

Ciò è dovuto alla diversa massa corporea, anche se è risaputo che il cuore di un uomo e quello femminile lavorano anche in modo differente, soprattutto in caso di attacchi cardiaci.

E proprio per questa diversa velocità infatti, alcuni trattamenti usati sugli uomini devono essere modificati o cambiati del tutto sulle donne.

 

Leggere anche il capitolo Rallentare l'invecchiamento e mantenersi in salute, il quale vuole anche essere la sintesi complessiva per prevenire le malattie e mantenersi in buona salute.

Sono molti coloro che ringraziano Dio per aver avuto un attacco cardiaco: ne sono guariti e hanno scoperto una nuova vita, più ricca di soddisfazioni e più serena.

Ma purtroppo esistono migliaia di persone che non sono tanto accorte da capire il pericolo che corrono prima che sia troppo tardi.

Ricapitolando : una dieta adeguata e l'esercizio fisico sono le due cose più importanti che si possono fare per il proprio cuore.

Altri argomenti correlati : acidi grassi polinsaturi, coenzima Q10, grassi, omocisteina, arteriosclerosi, fumo, pressione sanguigna, lo stress, la melatonina, ormone della crescita.

 

SENTIRE IL CUORE DAL POLSO

E' vero che si può sentire il cuore dal polso?

No, è falso.

Il battito che si sente tastando il polso non è quello del cuore.

E' bensì la dilatazione della parete dell'arteria e la sua contrazione sotto la pressione del sangue.

Il cuore è troppo lontano per poter essere sentito in questo modo.

 

Si sa ad esempio che il cuore se colpito da infarto o altre malattie, non si può generare : ripararlo ed evitare che si formino cicatrici è anche un obiettivo della terapia genica.

 

ALCUNI PRODOTTI UTILI

Un ottimo prodotto favorente la calma e il relax è Humor.

Eccellenti prodotti che possono essere di aiuto per la salute del cuore : acidi grassi polinsaturi; Melatonina Zinco-Selenio Pierpaoli; Cardiofit di Naturomeds; Vitamina C, Astaxanthin Integratore di Axantina.

 

Per ogni altra informazione rivolgersi al proprio medico.

 
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