IL CUORE E LA SUA SALUTE
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Il cuore è una delle meraviglie più delicate della natura e tuttavia più resistenti.

Meccanicamente parlando è una pompa a pressione che forza il sangue con il suo carico di ossigeno, sostanze nutritive e rifiuti, attraverso i vasi sanguigni del corpo.

E' il "motore" dell'uomo.

Tutti i 5-6 litri di sangue contenuti mediamente nel corpo umano, spinti dal cuore, compiono un giro completo ogni minuto circa, quindi il cuore riceve e pompa in circolo intorno a novemila litri di sangue ogni giorno!

Tuttavia nessun muscolo può resistere senza riposo, neanche il cuore. Le pause tra un battito e l'altro, per quanto brevi, sono un riposo sufficiente. Usufruisce inoltre di nutrimento supplementare : richiede per sé un ventesimo del sangue circolante. E' appeso dentro il torace e volto all'ingiù verso il lato sinistro. E' diviso in due parti, destra e sinistra, da una parete stagna. Ciascuna parte forma una pompa a sé. Ogni pompa ha a sua volta due camere : l'atrio, che riceve il sangue delle vene, e il ventricolo, che lo spinge di nuovo nel corpo attraverso le arterie.

Che cosa fa battere il cuore? E' in gioco un'energia elettrochimica. Una specie di apparato elettrico cronometrico chiamato nodo atrioventricolare, genera mediamente settanta volte al minuto un piccolo impulso elettrico, il quale si diffonde per tutte le fibre del muscolo cardiaco, causandone la contrazione.

I due circuiti fondamentali del sangue sono due : uno parte dalla camera sinistra del cuore, il grande circolo che il sangue compie attraverso tutto il corpo per la manutenzione dei tessuti; l'altro, più corto, detto circolo polmonare, va dalla camera destra del cuore ai polmoni, consentendo al sangue di liberarsi dall'anidride carbonica e ricaricarsi di ossigeno.

Il cuore ripete il processo di contrazione e di rilassamento, cioè sistole e diastole, giorno dopo giorno, anno dopo anno, in malattia ed in salute, nel sonno, con un'efficienza mai eguagliata da nessuna macchina umana.

LE EXTRASISTOLE

L'extrasistole o extrasistoli (singolare) è la condizione che più spesso preoccupa gli sportivi. In realtà occorre subito rilevare che nella gran parte dei casi non sono condizioni patologiche e sono compatibili con l'attività sportiva. Extrasistole significa extra contrazione (o sistole) ventricolare, cioè che si è originata nel ventricolo sinistro. La contrazione ,come tempo, non arriva interpolata esattamente tra due contrazioni normali, ma arriva anticipata (prematura) e con un periodo di pausa più lungo. E' proprio questa pausa compensatoria che, insieme alla extrasistole, fa sentire il sintomo caratteristico di "vuoto alla gola". Anche perché l'extrasistole ventricolare non esprime una corretta funzione di pompa del cuore. Il cuore infatti, nella contrazione extra, non ha la capacità di riempirsi come dovrebbe e quindi all'atto della sistole la funzione della pompa non è efficace. Il soggetto in genere è in grado di percepire l'extrasistole: rallentamento del battito cardiaco, battito assente, colpo al petto o nodo alla gola, sudorazione; altre volte può essere asintomatica. Normalmente ansia e sudorazione si presentano quando il soggetto percepisce l'extrasistole come un pericolo o una crisi cardiaca.

Cosa fare Innanzitutto conoscere il tipo di extrasistole, visto che quelle sopraventricolari sono spesso asintomatiche e benigne. In ogni caso è bene non allarmarsi, visto che fra le cause più comuni si possono citare:

a) stress e tensione nervosa

b) malattie gastriche spesso conseguenza del punto a)

c) stanchezza eccessiva

d) alcune infezioni

e) farmaci

f) fumo

g) alterazioni elettrolitiche (carenza di potassio).

Per togliersi ogni dubbio basta eseguire un'ecocardiografia e un Holter, cioè un elettrocardiogramma dinamico (24 ore, nell'immagine un modello). Non è del tutto inusuale scoprire che nella giornata vengono registrate decine di extrasistole benigne.

Anche un organo incredibilmente robusto come è il cuore, ha bisogno di riguardi. Sono numerose le cause che possono determinarne una disfunzione.

Ad esempio lunghi anni di continua tensione possono determinare un'alta pressione sanguigna che accresce materialmente il lavoro del cuore. Una buona difesa contro gli attacchi cardiaci è conquistare la serenità d'animo; ciò non significa che si debbano reprimere costantemente le proprie emozioni. Inoltre sfogarsi senza eccedere, non soltanto diminuisce il pericolo di una costante tensione interna, ma rende meno necessari gli sfoghi violenti. Sotto la tensione emotiva le ghiandole surrenali secernono e immettono nel circolo sanguigno l'adrenalina che fa contrarre le piccole arterie. Il cuore, sforzandosi di mantenere normale la circolazione nonostante questa resistenza, accelera il ritmo delle pulsazioni e aumenta la pressione sanguigna. Se la secrezione d'adrenalina fa contrarre le coronarie, il muscolo cardiaco è privato del suo normale apporto di sangue e ne consegue un dolore chiamato angina pectoris. L'adrenalina da all'individuo nuovo vigore e prontezza per fronteggiare qualsiasi minaccia che causi una scossa emotiva. Ma la continua tensione, come se tutta la vita fosse una crisi, va oltre l'adempimento della natura. Il danno solitamente inizia molto prima dell'attacco cardiaco, con il restringimento delle arterie causato dal deposito di sostanze grasse sulle loro pareti e che può causare l'infarto cardiaco. Questo processo favorisce la formazione di coaguli.

Anche certi modi di fare sport consumano le riserve del cuore con rapidità eccessiva. Uno dei più dannosi è l'abitudine di trascorrere la maggior parte del tempo seduti a tavolino e di voler concentrare in un giorno solo, senza un attimo di respiro, il movimento all'aria aperta di tutto un mese. Lo sport deve essere fatto bene, anche usare un cardiofrequenzimetro può aiutare allo scopo.

Ma l'attività fisica per essere positiva deve essere quasi costante e mai esasperata; lo sforzo deve essere intensificato man mano che il corpo vi si abitua.

Il cuore, come tutti gli altri muscoli, deve essere usato con regolarità, altrimenti la riserva accumulata nel periodo della massima attività finisce con l'andare perduta e il cuore diventa "molle", incapace di sostenere sforzi improvvisi o prolungati.

Se invece ci si sottopone ogni giorno a una certa dose di esercizio fisico, non si perderà l'allenamento e il cuore sopporterà sforzi sorprendenti anche in età avanzata.

Le malattie cardiache sono legate a varie fattori, tra i quali l'ereditarietà, la pressione sanguigna, l'alimentazione, la predisposizione all'ansia e alla tensione.

Il fattore ereditario è anche rilevante, per l'importanza dello spessore congenito delle pareti delle arterie, che varia molto da persona a persona di qualsiasi età. La rapidità con la quale le pareti interne s'ispessiscono e diventano ruvide è il pericoloso fattore che più predispone agli attacchi coronarici.

Lo scompenso cardiaco
è un meccanismo di compenso, per mantenere una gittata adeguata quando la frazione di eiezione è ridotta. In pratica il cuore non ce la fa più a pompare una quantità di sangue sufficiente ad ossigenare e nutrire tutti i tessuti del nostro organismo. Lo scompenso cardiaco può essere lo stadio finale di tutte le malattie di cuore. Qualunque, infatti, sia stata la causa che abbia danneggiato il cuore, alla fine quest'organo non sarà più in grado di svolgere adeguatamente la sua funzione.
Lo scompenso cardiaco si può manifestare con una riduzione del volume di sangue che il cuore pompa nel circolo arterioso. Le cause più comuni sono : ipertensione arteriosa, ischemia, valvulopatia, miocardiopatia dilatativa (di origine idiopatica, virale, dovuta all'alcol o a radiazioni). Cause meno frequenti sono : diabete mellito, ipertensione polmonare, miocardite, droghe (eroina, cocaina, amfetamine). Altre cause possono essere : febbre reumatica, malattie connettivali, neurologiche, cardiopatia congenita, ipertiroidismo, anemia, gravidanza.

Si può manifestare con debolezza, astenia (stanchezza muscolare), dispnea (difficoltà nella respirazione), confusione mentale, letargia, aumentata produzione di urina notturna, vasocostrizione, estremità pallide e fredde, cianosi delle dita, tachicardia sinusale. Il soggetto comincia ad avvertire affanno per attività che prima eseguiva senza particolare fatica, quali fare un tratto di strada in salita o una rampa di scale o camminare in piano, portando ad esempio la borsa della spesa. Si percepisce una attività cardiaca più intensa ed accelerata, con cardiopalmo o tachicardia, ed infine edema con gonfiore ai piedi ed alle gambe.  Noterà che specie alla sera, rimangono sul piede e sulla gamba i segni della scarpa o del calzino; comprimendo con un dito, si avrà la formazione di una fossetta sulla pelle.

La terapia è a base di diuretici, digitale, ace-inibitori, vasodilatatori, beta-bloccanti, dopamina, trapianto cardiaco.

Il rischio di mortalità è aumentato in caso di dispnea anche a riposo o al minimo sforzo, tachicardia fissa, atriale e ventricolare, severa riduzione della frazione di eiezione.

LA FIBRILLAZIONE ATRIALE

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri, due delle quattro camere cardiache. In presenza di tale anomalia, le normali contrazioni atriali vengono sostituite da movimenti caotici, completamente inefficaci ai fini della propulsione del sangue. Inoltre il battito cardiaco diviene completamente irregolare.

La fibrillazione atriale è la più comune fra le aritmie cardiache, con una prevalenza dello 0.5% nella popolazione adulta.
Il rischio di esserne affetti aumenta con l’età: la percentuale dei pazienti affetti sale al 5% oltre i 65 anni. Tale aritmia è poi piuttosto comune nei pazienti con altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica, ma soprattutto le malattie valvolari: fra il 30 e l’80% dei pazienti operati per malattia della valvola mitrale giungono all’intervento in fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale può essere cronica, ovvero continua, persistente oppure parossistica, con episodi di durata variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni.
Essa è causa di un significativo aumento del rischio di complicazioni cardiovascolari e di una riduzione della sopravvivenza a distanza.
Provoca inoltre una riduzione della tolleranza agli sforzi, causata da un’efficienza sub ottimale della contrazione del cuore, con sintomi quali palpitazioni, affaticamento e mancanza di fiato. Infine, il ristagno di sangue nelle camere atriali “paralizzate” dall’aritmia, favorisce la formazione di coaguli all’interno del cuore ed il rischio di fenomeni embolici come l’ictus cerebrale. Per questo motivo i pazienti con fibrillazione atriale vengono solitamente trattati con farmaci anticoagulanti.

Per quanto riguarda il trattamento, vi sono due possibili strategie:

1) la cardioversione, o conversione al ritmo cardiaco normale ed
2) il semplice controllo della frequenza cardiaca. Solo la conversione ed il mantenimento di un ritmo normale, anche detto “sinusale”, permettono però di minimizzare i sintomi ed i rischi descritti, oltre a consentire l’interruzione della terapia cronica con farmaci anticoagulanti.
Il mantenimento del ritmo sinusale è però molto spesso difficile.

I farmaci antiaritmici deputati a tale scopo sono frequentemente inefficaci e sono spesso causa di effetti collaterali anche più gravi della stessa fibrillazione atriale.

Recenti sviluppi hanno consentito di trattare la fibrillazione atriale mediante ablazione con radiofrequenza.
Si sono infatti individuate nell’ambito della parete atriale delle zone responsabili dell’inizio e del mantenimento dell’aritmia, in prossimità dello sbocco negli atri delle grosse vene provenienti dai polmoni. Creando delle bruciature con cateteri a radiofrequenza, tali aree di instabilità possono essere neutralizzate.
Con procedure di questo tipo è possibile trattare virtualmente ogni paziente affetto da fibrillazione atriale con ottime probabilità di successo.

Nel campo del trattamento non farmacologico della fibrillazione atriale, il nostro Centro è un punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale.
In caso di fibrillazione atriale associata ad una malattia cardiaca di altro tipo si procede ad ablazione dell’aritmia durante l’intervento cardiochirurgico necessario per correggere la cardiopatia di base. In questo modo, oltre ai benefici dell’intervento correttivo a cuore aperto, il paziente potrà giovarsi anche del recupero del normale ritmo cardiaco e potrà in molti casi evitare la terapia anticoagulante cronica.
Nel caso in cui invece la fibrillazione atriale sia isolata, non associata ad altre malattie cardiache suscettibili di correzione chirurgica, sono state recentemente messe a punto delle tecnologie innovative per eliminare l’aritmia con ablazioni con radiofrequenza per via transvenosa: il catetere da ablazione con radiofrequenza raggiunge il cuore attraverso il sistema venoso; quindi con una semplice puntura di una vena in regione inguinale si possono eseguire le bruciature sulla superficie interna degli atri curando l’aritmia.

La fibrillazione atriale, è una patologia a lungo sottovalutata in passato, della quale si stanno recentemente chiarendo le gravi implicazioni cliniche. Pertanto i moderni sviluppi nel suo trattamento chirurgico e transvenoso sono attualmente motivo di grande interesse per la letteratura scientifica internazionale.
A causa di una generale disinformazione, molti pazienti attualmente non sono a conoscenza della reale importanza del problema, e soprattutto delle moderne possibilità terapeutiche.

L'INFARTO CARDIACO
Quattro arterie portano ossigeno alle cellule del muscolo cardiaco. Se un'arteria si ostruisce, il sangue non arriva più al cuore : è l'infarto.
 
Per infarto si intende la necrosi di un tessuto per ischemia, cioè per grave deficit di flusso sanguigno.
 
Clinicamente l'infarto è una sindrome acuta provocata da una insufficiente irrorazione sanguigna (ischemia) ad un organo o a parte di esso, per una occlusione improvvisa o per una stenosi critica delle arterie che portano il sangue in quel distretto dell'organismo.
 
La causa è costituita nella quasi totalità dei casi dall'aterosclerosi. Quando vanno incontro ad ulcerazione, le placche aterosclerotiche possono provocare occlusione arteriosa acuta (e quindi infarto), sia attraverso la formazione di emboli che attraverso la trombosi sovrapposta all'ulcerazione.
 
Il sintomo principale è rappresentato da dolore acuto (ad insorgenza improvvisa), di varia intensità; è però possibile che l'infarto sia clinicamente asintomatico, soprattutto qualora sia di dimensioni molto piccole.
 
La regione colpita da infarto diviene necrotica : se il malato sopravvive alla fase acuta dell'infarto, l'organismo riassorbe i tessuti morti senza rigenerare la parte persa (cosa impossibile senza afflusso di sangue), ma forma in quella zona una cicatrice di tessuto connettivo fibroso, e l'organo interessato perde definitivamente una parte della sua funzionalità.
 
Descrivendo come dal colesterolo si arrivi all'infarto, si può così procedere : il colesterolo che circola nel sangue (parte secreto dal fegato e parte da origine alimentare) si infiltra nella parete dell'arteria; i macrofagi del sistema immunitario lo catturano e si trasforma in cellule schiumose che si accumulano, sono loro il principale componente della placca; le cellule della muscolatura liscia che riveste il vaso di moltiplicano e ricoprono la placca formando un tappo; se il tappo si rompe, frammenti di placca vanno in circolo e possono formare coaguli, che a loro volta possono bloccare il flusso di sangue di un'arteria, generando l'infarto.
 
Per far fluire in sangue, l'arteria può arrivare a raddoppiare il proprio calibro e ricreare lo spazio rubato dalla placca.
 
Gran parte di ictus ("infarto del cervello") e infarti cardiaci hanno origine in arterie in cui il flusso è ostruito meno del 50% e dove il tappo e la placca sono morbidi e quindi più facilmente rompibili.
 
La placca inizia a formarsi intorno ai 20 anni. Ci può essere una predisposizione genetica al suo accumulo o alla rottura del tappo.
 
Se un'arteria si "tappa" si può ricorrere all'angioplastica con l'uso degli stant.
 
L'angioplastica è una metodica mini-invasiva che consente di dilatare un restringimento di un vaso sanguigno (stenosi) per mezzo di uno speciale catetere a palloncino che viene introdotto mediante puntura di un'arteria, generalmente l'arteria femorale comune, portato fino al vaso stenotico e successivamente gonfiato in corrispondenza della stenosi, in modo da ripristinare il normale diametro del vaso e permettere un incremento del flusso sanguigno. La procedura di angioplastica si esegue in anestesia locale: il paziente è quindi sveglio e cosciente. L'intervento dura mediamente intorno ai 45 minuti - 1 ora, a seconda della complessità della lesione da trattare. La procedura, nella maggior parte dei casi, si completa con l'applicazione di una reticella metallica, ricoperta o meno da farmaco, dello stent. La procedura di angioplastica può comportare alcune complicanze (dissezione del vaso, embolia periferica) che possono essere risolte per via endovascolare o chirurgica.
 
 
 
 
Il Bypass aorto-coronarico (CABG o cabbage, da Coronary artery bypass graft surgery) è l'intervento cardiochirurgico a maggior frequenza di esecuzione. I primi interventi di questo tipo vennero effettuati nel 1969 e da allora la tecnica è molto progredita. Il bypass permette di superare un condotto vascolare ostruito parzialmente o totalmente.

Il cardiochirurgo effettua un'incisione longitudinale sul torace, attraverso lo sterno, detta sternotomia mediana. Attraverso questa incisione il chirurgo accede al cuore ed all'aorta. A valle del restringimento sutura un tratto di vena safena prelevata dal paziente, o più recentemente di arteria mammaria. Successivamente collega l'altra estremità a monte del restringimento o dell'occlusione. In questo modo il sangue avrà un passaggio per aggirare l'ostacolo.

Intervento tradizionale - Il paziente tramite alcune cannule viene collegato ad una macchina cuore-polmone, dopodichè il cuore viene fermato attraverso una soluzione cardioplegica.

Intervento a cuore pulsante - Il cuore del paziente continua a battere durante l'operazione. Questo metodo comporta rischi minori per alcune tipologie di pazienti.

Anestesia epidurale - In tempi recentissimi sono stati praticati interventi di questo tipo con pazienti in anestesia epidurale, il che ha aperto nuove prospettive in quanto, soprattutto nei pazienti anziani, si evitano i rischi di un'anestesia generale.

Per il bypass vengono utilizzate:

La safena - Un tratto di vena safena viene prelevato dalla gamba del paziente ed utilizzato per effettuare i bypass. Questo tipo di intervento (praticato soprattutto in passato) ha una durata limitata. Dopo circa dieci anni il 60-65% dei bypass è ostruito a causa della differenza di dimensioni fra la vena e l'arteria.

Arteria toracica interna - L'arteria toracica interna (o mammaria) ha oggi un utilizzo più elevato nei bypass. Questo metodo ha una durata maggiore (dopo dieci anni il 95% dei bypass è in ottime condizioni). Inoltre è meno invasivo in quanto l'arteria mammaria non viene spostata di sede.

Tecniche recenti - Per aumentare l'efficacia dall'intervento si stanno sperimentando e utilizzando metodi recentissimi come i graft arteriosi, la Y arteriosa e l'uso dell'arteria gastroepiploica destra.

I benefici sono la diminuzione drastica dell'infarto del miocardio, un recupero di forze e l'eliminazione del dolore dovuto all'ostruzione.

I rischi sono: sanguinamento postoperatorio, infezioni, ictus, infarto miocardico perioperatorio, insufficienza renale, insufficienza respiratoria, morte. La mortalità dell'intervento si aggira intorno all'1%. In Italia è stato condotto uno studio degli esiti a breve termine di interventi di bypass aorto-coronarico nelle cardiochirurgie partecipanti tra il 1 gennaio 2002 e il 30 settembre 2004. Il Progetto BPAC era su base volontaria. In USA questo genere di studi vengono fatti a vantaggio dei malati e i loro famigliari che possono così valutare con trasparenza a chi rivolgersi per le cure.

 
 
 
 
Le valvole cardiache sono strutture che regolano il flusso del sangue all'interno del cuore. Si tratta di appendici di tessuto essenzialmente fibroso, rivestite da endocardio, che controllano il passaggio del sangue attraverso gli orifizi che collegano atri con i ventricoli ed i ventricoli con aorta o arteria polmonare.
 
L'ELETTROCARDIOGRAMMA
E' la misura dell'attività elettrica del cuore.
L'ECG può segnalare disturbi cardiaci imminenti, talvolta rivela attacchi di cuore "silenziosi", che sono avvenuti a nostra insaputa, segnalando i danni sofferti dal muscolo cardiaco quando l'afflusso del sangue è bloccato da un coagulo in una delle arterie del cuore, indicando anche con quanta rapidità procede la guarigione. Rivela i casi in cui l'indurimento delle arterie comincia a essere una minaccia per il nutrimento del cuore. E se non viene mantenuto nel sangue il necessario equilibrio fra alcune sostanze chimiche (es. calcio/potassio) l'ECG ne da l'allarme.
Questo esame è prezioso anche per l'anestesista che ha bisogno di sapere secondo per secondo come il cuore di un paziente supporti un intervento chirurgico e l'anestesia.
 
Dal corpo alcuni collegamenti elettrici arrivano ad un oscilloscopio munito di uno schermo sul quale appare di continuo il tracciato che indica le condizioni del cuore. In sostanza l'ECG è un esame del "sistema d'accensione" del cuore che ci dice se il sistema funziona in modo regolare ed efficiente.
 
L'esame è rapido ed indolore : un medico o un assistente applica gli elettrodi al corpo del paziente assicurando un buon contatto elettrico. Gli elettrodi sono vari, per poter mettere in circuito quelli occorrenti a ottenere una successione di vari tracciati. Quando gli elettrodi sono a posto, si mette in funzione l'apparecchio, e le debolissime correnti elettriche del cuore vengono captate e amplificate migliaia di volte, per guidare una penna sopra una striscia di carta che scorre. La curva che ne risulta ha tre componenti principali : l'onda P indica come vengano elettricamente stimolati gli atri; il complesso QRS indica come l'onda elettrica si diffonda nei ventricoli; l'onda T indica come i ventricoli siano ricaricati. Ogni cuore ha il suo tracciato caratteristico. Quella che può apparire una deflessione anormale, indice di disturbi in una persona, può essere normale in un'altra, ma in circa l'80% dei casi, gli ECG contengono tracciati facilmente riconoscibili dal cardiologo.
E' utile conservare tutti gli elettrocardiogrammi per futuri confronti : se si esaminano in serie, essi potranno costituire la storia grafica capace di indicare se una malattia sia stazionaria o se progredisca.
 
La cosa più significativa che ci dicono gli ECG è lo sforzo e il logorio che il nostro cuore può sopportare pur consentendoci di godere una salute relativamente buona e una lunga vita.
Un altro importante esperimento è quello di eseguire l'elettrocardiogramma in condizioni di sforzo fisico, il tracciato può rivelare anomalie sotto sforzo : molti cuori capaci di soddisfare le necessità dell'organismo allo stato di riposo si rivelano insufficienti quando le richieste di energia raggiungono un livello troppo alto. Se l'interessato ne è messo a conoscenza e riduce il suo ritmo di lavoro, il cuore potrà servirlo bene ancora per molto tempo.
 
Siamo portati a considerare il cuore un organo fragile e delicato; il realtà è un muscolo molto robusto. Si ammala, poi guarisce da sé, e modifica il proprio funzionamento per adattarsi al variare delle condizioni. Spesso il cuore passa dal normale ritmo di 60-70 battiti il minuto oltre 100, continuando così per lunghi periodi, senza danno.
 
E' diffuso il timore per l'occasionale salto di qualche battito; in realtà ci sono scarsi indizi che ciò possa essere di per sé un pericolo. Se il pericolo c'è, l'elettrocardiogramma di solito lo segnala.

Cosa di può fare per prevenire le malattie cardiache ?

MANTENERE IL CUORE GIOVANE

Arricchire la propria dieta con cereali integrali e legumi. Aggiungere una manciata di noci, nocciole o noci pecan all'insalata ! In questo modo si riduce il colesterolo cattivo (Ldl) e si aumenta quello buono (Hdl) che ripulisce le arterie. Il colesterolo se non è controllato forma una placca sulle arterie e basta che se ne stacchi un pezzo microscopico per ostruire il vaso sanguigno.

Ridurre i battiti del cuore. Si può realizzare impostando il proprio allenamento con il metodo degli intervalli. In pratica, con l'aiuto di un cardiofrequenzimetro, chiudere la prima sessione solo dopo aver raggiunto i 160 battiti per minuto; quindi fare una pausa e passare alla sessione successiva solo quando i battiti sono scesi a 130 al minuto. In tal modo si allena il cuore a diventare un muscolo sempre più robusto. L'obiettivo è arrivare a una condizione in cui la frequenza cardiaca cali di 25 battiti entro un minuto dal termine dello sforzo : questo è il segno che il proprio cuore è davvero allenato a reagire ai diversi stress fisici.

Seguendo le indicazioni del proprio medico, fare uso di un integratore a base di niacina (vitamina B3) a lento rilascio. Eliminerebbe una parte del colesterolo più cattivo. Uno studio olandese ha mostrato che alte dosi di niacina riducono del 17% le lipoproteine-a, le particelle di colesterolo più piccole e pericolose.

Dormire 30 minuti di più ogni giorno. Un piccolo pisolino pomeridiano di 30 minuti può aiutare la salute del cuore. Uno studio greco ha scoperto che chi fa una pennichella pomeridiana di 30 minuti 3 volte a settimana riduce di più di un terzo il rischio di avere qualche grave problema coronarico.

Farsi massaggiare i muscoli. In uno studio dell'Università della Florida del Sud (Usa) i soggetti che si sono sottoposti a 3 massaggi da 10 minuti alla settimana hanno evidenziato una riduzione di 18 punti della pressione sistolica (massima) e di 5 punti della diastolica (minima) dopo 10 sessioni.

Bere un bicchiere di vino rosso al giorno. Secondo uno studio pubblicato negli Annals of Epidemiology, piccole quantità di alcool aiutano a tenere sotto controllo il livello di zuccheri nel sangue (ovvero la glicemia).

ESAMI STRUMENTALI DEL CUORE 

ESAMI DEL SANGUE UTILI PER MONITORARE LA SALUTE DEL CUORE

Leggere anche il capitolo Rallentare l'invecchiamento e mantenersi in salute, il quale vuole anche essere la sintesi complessiva per prevenire le malattie e mantenersi in buona salute.

Sono molti coloro che ringraziano Dio per aver avuto un attacco cardiaco: ne sono guariti e hanno scoperto una nuova vita, più ricca di soddisfazioni e più serena. Ma purtroppo esistono migliaia di persone che non sono tanto accorte da capire il pericolo che corrono prima che sia troppo tardi.

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