DEPRESSIONE E FELICITA' MONOGRAFIA E TRATTAMENTI

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Fermarsi ed oziare : l'ozio come terapia
La vita dell'Uomo e l'equilibrio con la Natura e le cose circostanti
Bibliografia
 
 

La depressione è un disturbo dell’umore, ovvero un disturbo dello stato emotivo di base della nostra vita.

Il nostro corpo sarà in salute se le motivazioni che animano la sua esistenza saranno solide : l'uomo ha bisogno di animare le sue giornate con senso, con qualcosa che lo faccia sentire vivo, libero, voluto, importante per qualcuno.

Nella vita abbiamo tutti bisogno di compagni di viaggio, l'Uomo è frutto di una relazione interpersonale ed ha sempre bisogno di qualcuno che, attraverso parole ed azioni, vicinanza, amicizia e cura, gli faccia percepire il suo valore.

Prendersi cura degli altri è il primo modo per stare bene noi.

Si parla di depressione maggiore (depressione endogena) e depressione minore (o disturbo distimico, depressione nevrotica o reattiva).

Normalmente, la persona di solito è in grado di reagire a temporanei peggioramenti d'umore, trovando dentro di sé le risorse per affrontare il problema.

Si trova sempre un motivo per il dolore, mai uno per la gioia.

Nella depressione il peggioramento dell'umore tende a prolungarsi nel tempo, influenzando in negativo il comportamento della persona.

La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell'attenzione e della concentrazione, insonnia o ipersonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica.

Come riconoscere la depressione? Basta un pensiero di un attimo, rendersi conto che in quel secondo, in quell'istante, si percepisce quella determinata cosa che si sta facendo o che si sta per fare, come qualcosa di inutile, che non porta a niente e come quasi si volesse abbandonare, non fare e mettersi in un cantuccio a riposare o a dormire, con un pensiero sempre negativo, triste, rassegnato.

Aspetti tipici della depressione sono : perdita di interesse, incapacità di provare gioia, mancanza di volontà, isolamento da vita familiare e sociale, sensazione di indifferenza affettiva nei confronti delle persone care, trascuratezza della propria persona, movimenti rallentati, voce affaticata, debolezza, disturbi del sonno, riduzione dell'appetito, riduzione della potenza sessuale.

Oltre alla depressione esistono altri disturbi dell'umore di tipo depressivo.

Fra i principali:

  • distimia (o disturbo distimico): presenza di umore cronicamente depresso, per un periodo di almeno due anni. In questo caso i sintomi depressivi, nonostante la loro cronicità, sono meno gravi e non si perviene mai a un episodio depressivo maggiore.
  • disturbo dell'adattamento con umore depresso: è conseguenza di uno o più fattori stressanti e si manifesta in genere entro tre mesi dall'inizio dell'evento con grave disagio psicologico e compromissione sociale. Solitamente eliminato il fattore di stress, tale depressione scompare entro 6 mesi.
  • depressione secondaria: depressione dovuta a malattie psichiatriche e non, o a farmaci. Spesso, infatti, alcune malattie mostrano come primi sintomi variazioni del tono dell'umore, fra le quali: sclerosi multipla, morbo di Parkinson, tumore cerebrale, morbo di Cushing, lupus eritematoso sistemico.
  • depressione reattiva: depressione dovuta ad un evento scatenante come un lutto, una separazione, un fallimento, i cui sintomi, però, si dimostrano eccessivamente intensi e prolungati rispetto alla causa scatenante. Al suo interno si possono collocare i disturbi dell'adattamento e le reazioni da lutto.
  • depressione mascherata: depressione che si manifesta principalmente con sintomi cognitivi, somatici o comportamentali, a dispetto di quelli affettivi. In realtà vengono semplicemente amplificati aspetti non affettivi della depressione.

Infine, fra gli altri disturbi dell'umore che includono sintomi depressivi, si possono citare la disforia (un'alterazione dell'umore con caratteristiche depressive contrassegnate da agitazione e irritabilità) e i disturbi bipolari, ossia quelle patologie dove vi è alternanza di episodi depressivi maggiori o minori con episodi maniacali o ipomaniacali.

La classificazione non si riduce semplicemente a queste poche categorie, in quanto esistono varie sottocategorie per i tipi elencati, oppure depressioni tipiche di alcuni eventi particolari, come ad esempio la depressione post-partum.

 

La depressione è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età, precedendo patologie quali le malattie cardiovascolari e le neoplasie.

La depressione e la distimia sono maggiormente presenti nelle donne in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini, ma solo dopo l'età puberale.

Il tasso di prevalenza del disturbo depressivo maggiore in età prescolare è attorno allo 0,3%; valore che tende a salire con l'età, arrivando al 2-3% in età scolare e al 6-8% in età adolescenziale.

Secondo il DSM IV la prevalenza del disturbo depressivo maggiore in età adulta è del 10-25% nelle donne e del 5-12% negli uomini, mentre quella del disturbo distimico è nel complesso del 6%.

La probabilità di avere un episodio depressivo maggiore entro i 70 anni è del 27% negli uomini e del 45% nelle donne; cifre che dimostrano in modo chiaro l'ampia diffusione di questa patologia.

Inoltre dal 1940, nei paesi industrializzati, tende costantemente ad aumentare la prevalenza di tale disturbo e ad abbassarsi l'età media d'insorgenza.

Molti studi dimostrano anche una sostanziale continuità della depressione lungo l'intero arco di vita; infatti circa l'80% dei bambini con disturbo depressivo tende a presentare la stessa patologia anche in età adulta, oltre al fatto che un disturbo depressivo precoce possa rappresentare un fattore di rischio per la comparsa di patologie come il disturbo bipolare o l'abuso di sostanze.

Secondo ricerche epidemiologiche recenti, l'incidenza di stati depressivi è correlata anche con l'eventuale presenza di allergie alimentari o intolleranze come la celiachia.

La depressione sembra correlata agli eventi di vita stressanti.

In realtà, però, tale tipo di correlazione non è molto elevata

Alcuni studi attuali di neuroscienze svolti con le tecniche di brain imagining hanno evidenziato che ci sono ad es. dei neurotrasmettitori chiamati GABA che sono alla base della depressione post-partum, ad esempio, soggetti con il gene trasportatore della serotonina, con entrambe due copie corte dell'allele, saranno maggiormente predisposti all'ansia e di fronte ad eventi stressanti svilupperanno più facilmente depressione o tendenza al suicidio, rispetto alle persone che posseggono invece due copie lunghe dell'allele.

Fra questi fattori vi sono ad esempio la personalità, il coping (cioè l'abilità di fronteggiare le situazioni stressanti) e il significato stesso che ognuno di noi dà agli eventi stressanti.

Secondo questo modello, quindi, la depressione non sarebbe dovuta solo a cause meramente psicologiche, ma anche favorita o inibita da fattori più strettamente neurobiologici.

Questa, inoltre, sarebbe un'altra spiegazione del perché alcune persone reagiscono con la depressione e altre no agli stessi eventi stressanti.

Infine vi sono alcune correnti di pensiero che vedono la depressione strettamente collegata a fattori interni di tipo psicologico.

Si tratta, in particolare, di correnti psicoanalitiche, dove la causa della depressione è solitamente da ricercarsi in fattori inconsci.

Ad esempio, la depressione endogena è spiegata, dal punto di vista psicodinamico di alcuni autori, come il risultato di una mancata elaborazione di vissuti emotivi profondi, verosimilmente traumatici, depositatesi nell'inconscio a causa di processi difensivi come ad esempio la rimozione; o anche, secondo altri, con la persistenza strutturata nel tempo di un Super-io persecutorio.

Nel 1945, René Árpád Spitz (uno psicanalista americano di origine ungherese) evidenziò una forma di depressione nei bambini orfani, precocemente ospedalizzati, che chiamò "depressione anaclitica" (dal greco stendersi, appoggiarsi sopra).
Secondo le osservazioni di Spitz, la sindrome segue invariabilmente una sequela tipica di fasi:

  • primo mese: fase di protesta, in questo primo periodo il bambino appare angosciato, piange frequentemente e ricerca il contatto con la madre o con la precedente figura di maternage;
  • secondo mese: fase di disperazione, il pianto diventa più concitato ed è accompagnato da grida e rifiuto del cibo, con conseguente calo ponderale;
  • terzo mese: fase del rifiuto, il bambino sembra perdere interesse per le persone e l'ambiente che lo circonda, rimane sempre più tempo disteso a letto o rannicchiato in posizione fetale;
  • dal terzo mese in poi: fase del distacco, il bambino appare triste e distaccato dall'ambiente circostante, il viso è inespressivo e senza pianto.

Se la situazione di separazione si protrae ulteriormente, il bambino acquisirà una forma sempre più marcata di disturbo depressivo, se invece vi sarà, almeno entro il quinto-sesto mese, una ricongiunzione con una figura stabile di accudimento, si potrà verificare una celere ripresa dello sviluppo ponderale e psicomotorio, e una rapida riacquisizione del contatto con l'ambiente circostante.

Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, quarta edizione (DSM-IV), propone i seguenti criteri per la diagnosi di depressione maggiore (unipolare):
  1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri.
  2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
  3. Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi ogni giorno.
  4. Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
  5. Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
  6. Affaticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
  7. Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati, sensi di colpa, quasi ogni giorno.
  8. Diminuzione della capacità di concentrazione, attenzione e pensiero. Difficoltà nel prendere decisioni o iniziative in ambito familiare e/o lavorativo.
  9. Pensieri ricorrenti di morte o di intenzione e/o progettualità suicidaria.

 

TRATTAMENTI CONTRO LA DEPRESSIONE

La terapia d'elezione nei trattamenti somatici è a base di psicofarmaci, ma non è l'unica.

Gli psicofarmaci hanno il compito di normalizzare l'equilibrio alterato dei neurotrasmettitori.

Come detto, infatti, i principali neurotrasmettitori implicati nella malattia depressiva sono stati identificati in serotonina, noradrenalina e dopamina e, secondo i fautori della matrice biologica della malattia, sembra esservi una corrispondenza accertata fra depressione e insufficiente disponibilità di uno o più di questi tre neurotrasmettitori.

I farmaci per curare la depressione vengono detti antidepressivi e in generale si possono dividere in tre grandi categorie:

I primi ad essere usati, a partire dagli anni Cinquanta, sono stati gli antidepressivi triciclici, che hanno mostrato chiaramente la loro efficacia.

Essi vanno ad influire sui livelli di serotonina e noradrenalina e hanno un'attività anti-colinergica.

Questo tipo di antidepressivi hanno un'efficacia del 70% rispetto ad un placebo.

Tuttavia questi antidepressivi hanno alcuni effetti collaterali non del tutto trascurabili (legati soprattutto all'azione anticolinergica) fra i quali: tachicardia, aritmie, arresto cardiaco (per questo sconsigliati a pazienti che soffrono di malattie cardiache) secchezza delle fauci, stipsi, ritenzione urinaria, offuscamento della vista, talora ansia o confusione mentale, disturbi della memoria, astenia, alterazioni ECG, e più raramente aumento di peso, alterazioni ematochimiche, ittero epato-cellulare o colostatico, eiaculazione ritardata nell'uomo, reazioni cutanee.

L'altra categoria di antidepressivi, i cosiddetti anti-MAO, agiscono come inibitori della monoaminossidasi (da cui la sigla), enzima che metabolizza serotonina e catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina).

Gli IMAO comportano pertanto un aumento della concentrazione di questi neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale.

Non presentano un'efficacia maggiore o particolari “vantaggi” rispetto agli antidepressivi triciclici, mentre hanno alcuni effetti collaterali maggiori rispetto ad essi.

Fra gli effetti collaterali si riscontra: eccitamento, insonnia, tremori, allucinazioni, ipotensione, sudorazione ridotta, ritardo dell'eiaculazione, ritenzione urinaria, reazioni cutanee, aumento di peso.

In alcuni casi gravi gli I-MAO possono causare crisi ipertensive con emorragia cerebrale anche fatale, preceduta da forti mal di testa, vomito, dolore toracico.

Inoltre producono effetti tossici in interazione con sostanze contenti elevate dosi di tiramina (formaggi, alcuni vini e birre, fegato, trippa, aringhe, fagioli, banane, fave, fichi).

Antidepressivi triciclici e I-MAO sono stati per decenni le uniche opzioni farmacologiche, mentre ora il loro uso è diminuito soprattutto a causa della creazione di farmaci con minori effetti collaterali, i cosiddetti antidepressivi di seconda generazione.

Gli antidepressivi di nuova generazione sono divisi in cinque gruppi:

Questi antidepressivi sono più specifici e quindi i loro effetti collaterali sono leggermente ridotti, anche se sovrapponibili a quelli degli antidepressivi triciclici e degli inibitori delle monoaminoassidi.

Le terapie con farmaci antidepressivi devono essere assunte per un tempo variabile dalle 2 alle 4-6 settimane prima di ottenere un effetto antidepressivo (latenza rispetto alla efficacia antidepressiva).

Secondo alcuni studi clinici questo tempo di latenza è più breve per gli antidepressivi nuovi. È indispensabile che il paziente e i familiari siano al corrente di questo tempo di latenza, dato che potrebbero essere indotti a sospendere le terapie ritenendole inefficaci.

Dal 2005 in paesi quali gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, i rispettivi ministeri della salute hanno imposto ai produttori di esporre in grande evidenza ("black box warning") il rischio di commettere suicidio, che in alcuni soggetti predisposti (in particolare quelli più giovani) sembrerebbe aumentare, in particolare durante le prime settimane della terapia; durante questa fase iniziale, viene quindi raccomandato ai medici di seguire attentamente i pazienti.

L'unico prodotto naturale con dimostrate proprietà antidepressive è l'Iperico (noto anche come Erba di S. Giovanni) : vedi il prodotto Humor.

In funzione antidepressiva vengono utilizzati con buoni risultati anche stabilizzanti dell'umore, come i sali di litio, agonisti della dopamina come il pramipexolo e altri farmaci non classificati come antidepressivi.

L'acido folico ha nella terapia della depressione un ruolo confermato da recente ed autorevole letteratura scientifica.

L'acido folico, infatti è noto, essere fondamentale per la sintesi dei principali neurotrasmettitori: Noradrenalina, Serotonina e Dopamina, che sono carenti in corso di depressione.

La carenza di Acido folico è associata con le manifestazioni della depressione, specie quella caratterizzata da deficit cognitivi..

L'uso dell'Acido Folico secondo diversi autori può trovare un vantaggioso utilizzo nei casi di: sintomi iniziali, in caso di remissione parziale, in pazienti con sintomatologia residua, o come terapia di potenziamento insieme alle terapie farmacologiche a base di antidepressivi.

La depressione si tiene lontana anche con la frutta : secondo uno studio australiano pubblicato sull'European journal of clinical nutrition, mangiare almeno due porzioni di frutta fresca al giorno aiuta a mantenere il buonumore.

Altri trattamenti somatici

Esistono altri trattamenti somatici che possono essere utilizzati per curare la depressione, come la terapia elettroconvulsiva, la fototerapia e la deprivazione da sonno.

Si tratta di terapie molto discusse e contestate, o comunque, ancora sperimentali e non provate scientificamente.

Terapia elettroconvulsiva

Nei casi di farmacoresistenza o di impossibilità a somministrare antidepressivi di sorta, un modello di trattamento discusso è rappresentato dalla terapia elettroconvulsiva (elettroshock).

Secondo qualcuno è efficace, nel caso delle forme più gravi del disturbo, ma non tiene affatto conto dei fattori secondari e della soggettività del paziente di un trattamento così traumatico.

Tuttavia l'elettroshock risulta ancora oggi lo strumento terapeutico più efficace con oltre l'85% di successi terapeutici in termini di remissione.

Il problema dell'ECT risulta essere quello relativo alla non prevenzione delle ricadute, che dopo questo genere di terapia sembrano essere frequenti.

In più, occorre notare l'effetto iatrogeno dell'elettroshock: danni a carico della memoria, talvolta irreversibili.

 

PSICOTERAPIA

Esistono moltissimi tipi di interventi psicologici sulla depressione. Alcune delle psicoterapie possibili sono ad esempio:

  1. Terapia cognitiva
  2. Terapia comportamentale
  3. Terapia cognitivo-comportamentale
  4. Terapia a orientamento psicoanalitico
  5. Psicosintesi
  6. Psicoterapia di sostegno
  7. Terapia di gruppo
  8. Terapia familiare
  9. Comicoterapia
  10. Training autogeno

Per molto tempo si è ritenuto che gli interventi psicologici sulla depressione avessero una scarsa o nulla efficacia.

Oggi, invece, è ampiamente dimostrato che esistono varie terapie efficaci nel contrastare la depressione, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale.

Vari autori hanno dimostrato, anche attraverso meta-analisi, che la terapia cognitivo-comportamentale risulta efficace sia nel ridurre i sintomi depressivi, sia nel mantenere nel tempo i risultati.

Il vero vantaggio della terapia cognitivo-comportamentale, rispetto all'uso di psicofarmaci, sta soprattutto nella diminuzione delle ricadute: gli psicofarmaci agiscono sui sintomi, ma da soli non sono in grado di modificare le cause che innescano la depressione se queste hanno in realtà natura psicologica o ambientale.

Per quanto riguarda l'uso combinato di psicofarmaci e psicoterapia, gli studi sembrano dimostrare che non ci sia un aumento di efficacia.

Un altro filone di ricerca clinica è relativo alla cosiddetta "cronoterapia". Infatti, studi hanno dimostrato che la depressione, ed in particolare quella stagionale e quella bipolare, sarebbe correlata ad un significativo sfasamento del ritmo sonno-veglia.

Per tale motivo si sono sperimentate terapie come la "Dark Therapy" o la "terapia della luce", che mirano a regolarizzare il ritmo sonno-veglia.

Recentemente, sarebbe stato dimostrato un importante effetto antimaniacale della "Dark therapy", ed un effetto antidepressivo della "terapia della luce".

 

COSA E' LA FELICITA'

 

La felicità è lo stato d'animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.

L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice", la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

La nozione di felicità, intesa come condizione (più o meno stabile) di soddisfazione totale, occupa un posto di rilievo nelle dottrine morali dell'antichità classica, tanto è vero che si usa indicarle come dottrine etiche eudemonistiche (dal greco eudaimonìa) solitamente tradotto come "felicità".

Tale concezione varia, naturalmente, col variare della visione-concezione del mondo (weltanschauung) e della vita su di esso.

Le sue caratteristiche sono variabili secondo l'entità che la prova (eg. serenità, appagamento, eccitazione, ottimismo, distanza da qualsiasi bisogno, ecc.).

Quando è presente associa la percezione di essere eterna al timore che essa finisca.

L'uomo fin dalla sua comparsa ricerca questo stato di benessere.

La felicità è quell'insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell'intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita.

Se l'uomo è felice, subentra anche la soddisfazione e l'appagamento.

Per un genio come Albert Einstein la felicità è una vita calma e modesta.

Per il sociologo Zygmunt Bauman è riuscire a superare le difficoltà.

Secondo gli psicologi si tratta sia dell'emozione temporanea che proviamo quando stiamo bene, sia della serenità che viene dal sentirci realizzati, che è più duratura.

E' vietato pensare che serva un partner per sentirsi più sereni : uno studio tedesco condotto su oltre 24 mila persone ha dimostrato che il matrimonio in media aumenta solo di poco la sensazione di felicità, specialmente se l'individuo ha già un'ampia rete sociale.

Non conta quindi la fidanzata o il fidanzato, contano invece le relazioni, di qualsiasi natura.

Studi su bimbi di dieci anni mostrano che a quell’età si è già capaci di riconoscere la felicità e per la maggioranza è un’esperienza che si prova nelle interazioni con gli altri.

Perché non sia effimera, poi, la felicità va condivisa.

Non condivisa per forza sui social, anzi spesso su Instagram, Facebook, etc. si postano momenti felici per mettersi in mostra, non per gioire davvero insieme agli altri.

Le reti sociali ove la felicità diventa contagiosa sono quelle delle persone vere in carne ed ossa, come dimostra una ricerca dell'Università di Yale condotta analizzando l'enorme mole di dati del Framingham Heart Study (iniziato nel 1948), stando ai risultati per essere felici è bene circondarsi di persone che lo sono già, visto che per ogni amico felice cresce del 9% in più la probabilità di esserlo.

La felicità insomma dipende tanto da quella di chi ci è vicino : se si è felici si influenzerà in positivo i propri amici, i loro amici e gli amici dei loro amici.

Oltre a scegliere bene le compagnie, bisogna anche vivere nel posto giusto : la sensazione di benessere psicologico è più elevata all'interno di comunità ospitali, che favoriscono i contatti sociali spontanei (parchi, ristoranti, circoli, cortili condominiali) e che siano architettonicamente belli, con un bel pò di spazi verdi.

E' dimostrato che chi cammina spesso in parchi e boschi le aree cerebrali dove di solito si rimuginano i pensieri negativi sono meno attive, cioè vuole dire che si tratta di persone più contente.

Da questo punto di vista i soldi, la ricchezza economica non conta per essere felice : chi vince alla lotteria non è più felice di chi non ha mai vinto neppure a tombola.

Se non mancano le risorse per vivere, quel che c'è in più non cambia granché lo stato d'animo : comprare una macchina nuova o un accessorio alla moda potrà dare un piccolo momento di piacere, ma non modifica il livello generale di felicità.

Semmai bisognerebbe comprare il tempo, spendere per servizi che ci fanno risparmiare tempo come ad esempio ordinare cibo consegnato a casa o chiedere aiuto per le faccende domestiche, rende più felici rispetto a pagare per oggetti materiali.

Il senso della felicità è tutto qui : bisogna entrare in contatto con se stessi e capire che cosa ci fa stare bene davvero e poi andare verso quella direzione.

Non è mai troppo tardi per domandarselo.

Per riuscire a capirlo però bisogna rallentare, prendersi tempi e spazi per sé : pochi lo fanno, eppure è il primo vero passo per la felicità.

Le "ricette facili" non funzionano se prima l'individuo non ha capito che cosa vuole.

Una vita felice non è una sorta di nirvana in cui tutto fila liscio : gli ostacoli servono e spronano a mettere in campo le nostre migliori risorse.

Essere felici significa essere consapevoli di dover attraversare fasi negative : sono queste che fanno intervenire la nostra parte volitiva, vitale, per cavarcela e poi vivere appieno i momenti belli.

Bauman (grande sociologo, filosofo e accademico polacco) diceva la felicità più duratura è quella che arriva dopo aver superato le avversità, quando finalmente si può dire "ce l'ho fatta".

L'uomo ha delle necessità primarie, secondarie e sovra strutturate, di solito l'appagamento di queste necessità e il raggiungimento dell'obiettivo dettato da un bisogno procura gioia da cui deriva anche la felicità.

La felicità studiata sotto il profilo dei bisogni (primari, secondari, ecc) porta a valutazioni e definizioni non solo psicologiche e filosofiche diverse, ma anche materiali, per questo motivo la felicità è stato ed è studio di ogni scienza umanistica.

Rimane chiaro che la divisione è fatta per chiarire le varie componenti di quello che è lo stato della felicità della persona, ma essendo l'uomo una unità indissolubile di psiche-corpo-spirito è chiaro che si parla sempre di tutte le componenti che si influenzano tra di loro.

Se mi fa male un piede è molto più facile che io sia triste piuttosto che allegro e felice.

La felicità appartiene alla sfera del trascendente per quanto riguarda la sua sostanza definitiva, oggetto della ricerca dell'individuo.

Essa però possiede a sua volta un fondamentale caposaldo nella condizione immanente dell'io, frutto della soddisfazione di bisogni primari dovuti agli istinti e agli impulsi biologici, quali ad esempio la fame, il sonno, l'appagamento sessuale.

Essi possono essere considerati come parte integrante della felicità, ma non come unica costituente della stessa. I bisogni biologici creano una condizione di attesa e di infelicità che tende a risolversi nel momento in cui si appaghi il proprio bisogno primario: l'appagamento ottiene una condizione di serenità e di tranquillità che produce felicità biologica, identificabile con il piacere, la quale influenza anche le altre componenti come la psiche e lo spirito, ciononostante l'appagamento biologico è sottoposto ad una temporaneità irrevocabile, frutto del continuo ripresentarsi di pulsioni e istinti dopo il breve periodo di compimento degli stessi.

A livello anatomico recenti studi di elettrofisiologia e immunoistochimica sviluppano il concetto introdotto da Papez sulla centralità del sistema limbico nel procurare una reazione di natura certamente chimica e elettrica (equivalenti secondo la legge di Nerst), causale di quella che viene definita percezione della psiche e degli sbalzi di umore.

Epicuro in una Lettera sulla felicità a Meneceo lo ravvisava sul fatto che non c'è età per conoscere la felicità: non si è mai né vecchi né giovani per occuparsi del benessere dell'anima (e cioè di "filosofare", amare il pensiero).

Per Epicuro la felicità e la conoscenza delle cose fanno lo stato di felicità.

Nella sua vita naturale l'uomo allontana da sé il dolore sia fisico (aponia) che psichico (atarassia) e l'assenza di queste due cause porta al raggiungimento della felicità.

Ma non è sufficiente: Epicuro sostiene che si deve provare piacere e quindi classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie:

  • I piaceri naturali e necessari, come: l'amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l'amore, il vestirsi, le cure ecc.
  • I piaceri naturali ma non del tutto necessari come: l'abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza oltre il necessario.
  • I piaceri del tutto accessori, come il successo, il potere, la gloria, la fama ecc.

L'uomo, come già detto in precedenza, ha anche delle necessità sovrastrutturate come l'ambizione a migliorarsi, a crescere intellettualmente, a primeggiare sugli altri, a competere, a ricercare la verità delle cose che lo circondano.

Per raggiungere questi obiettivi l'uomo mette in campo tutta la sua passione, la sua forza e la sua anima e quando raggiunge l'obiettivo che si è posto trova un appagamento di felicità proprio dell'intelletto, per fare un esempio molto più semplice chi risolve un rebus, un cruciverba o un sudoku trova del piacere nella soddisfazione propria della mente.

La felicità può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione di vederlo realizzato.

Il mondo pubblicitario sa bene che il consumo parte da un desiderio (o problema) e l'acquisto del bene produce piacere e quindi felicità ,infatti, se il desiderio (o problema) non c'è loro lo creano.

Il bisogno di felicità, sotto il profilo psicologico, può essere anche una soluzione ad un problema e la soluzione del problema dà l'appagamento quindi gioia.

La felicità si sviluppa sia in senso intellettuale sia materiale, sia fisico sia psichico, sia affettivo sia emozionale.

Per fare degli esempi pratici su come il valore della felicità cambi anche in virtù della cultura e del contesto ambientale, la felicità può essere un sorriso di un bambino, o l'acquisto di una villa con piscina, può essere un matrimonio, o la conquista dell'Everest, la pace dei sensi o la vincita dei mondiali.

Nel terzo mondo il raggiungimento di una ciotola di riso (bisogno primario) è felicità.

Nei paesi ricchi il comprare un'auto di lusso (bisogno sovrastrutturato) è felicità.

Sono due emozioni non comparabili ma che fanno parte della felicità umana.

Secondo teorie contemporanee la felicità è provare ciò che esiste di bello nella vita.

Non è una emozione oggettiva ma una capacità individuale, non è casuale come un evento del destino ma una capacità da scoprire ed imparare.

Bisogna imparare ad essere felici. La felicità non è inseguire i sogni ed aspettative di domani, ma al contrario cercare di godere di quello che sia ha oggi.

La felicità non è nel futuro, ma solo nel presente.

La felicità è uno stato di gioia solo del presente.

Spesso si inseguono i soldi, il benessere, la fama, il successo, il potere ritenendo che il loro raggiungimento dia la sensazione di felicità.

I soldi vanno e vengono, il tempo va e basta!

Secondo tali teorie questo atteggiamento crea ansia che è in contrasto con lo stato della felicità.

La corsa ci rende schiavi del sistema, se uno è schiavo non è libero e quindi non è felice, solo la libertà dal sistema ci fa vedere il presente e ci fa gioire di quello che ci circonda.

Le persone hanno dentro di sé una necessità di elevare la propria psiche a cose trascendentali che le portino a soddisfare la loro sete di conoscenza di verità e di infinito.

Le grandi religioni a tal proposito cercano di dividere il concetto di felicità procurato dalle cose materiali, definendolo piuttosto piacere, da quello che è la felicità in senso spirituale, raggiungibile con categorie come la semplicità e la serenità dell'anima.

Un esempio nella storia dei santi è quella di San Francesco, che era ricco, forse anche felice, ma era una felicità non completa; ha lasciato tutto è diventato povero ma completamente felice interiormente.

La felicità assoluta per il Cristianesimo per esempio è la visione di Dio.

Nel Vangelo in visione escatologica c'è il passo delle beatitudini dove Gesù elencando una serie di azioni dice come raggiungere lo stato di beatitudine.

La psicologia più di tutte le altre discipline ha studiato il comportamento della psiche nello stato di felicità osservando le manifestazioni comportamentali della felicità: sentimento di maggiore libertà, fiducia in sé stessi e negli altri, nonché ottimismo nei confronti della vita.

Sono stati effettuati studi sugli effetti della felicità che analizzano la partecipazione di più parti del corpo nei complessi meccanismi biologici che si manifestano quando percepiamo sensazioni definite di "felicità".

Si è osservato che le persone felici affrontano meglio la vita e i rapporti con gli altri.

La felicità ha due componenti fondamentali, il raggiungimento del benessere del corpo ma anche il raggiungimento della serenità dell'anima.

Solo il raggiungimento di entrambi dà la felicità completa.

Il concetto di felicità è un valore esplicitamente sancito in alcune Costituzioni e nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti.

Nella Costituzione italiana il “pieno sviluppo della persona umana” è valore sancito dall'art. 3.

La realizzazione sul piano oggettivo della persona umana, della propria essenza, vale a dire su un piano inter-soggettivo visibile e condivisibile da tutti, è intesa come identica sul piano soggettivo alla felicità del singolo (come sosteneva il filosofo Socrate).

La felicità ha dunque a che fare con la privacy, nel suo aspetto difensivo ed evolutivo, è essenziale per garantire la tutela della dignità della persona in ogni suo aspetto e dunque garantire la sua felicità.

Rispettare la vita privata significa anche permettere a ciascuno di realizzare i propri sogni, di non rinunciare alla felicità nelle forme in cui la si identifica, di decidere personalmente circa ciascun aspetto del proprio cammino.

Dunque realizzare i propri sogni è sviluppare a pieno se stesso, trovando il necessario equilibrio per raggiungere la propria felicità.

Il diritto alla felicità, la privacy ed il correlato diritto all'identità personale (sancito tra i diritti inviolabili ex art. 2 Cost., sent. Corte Cost. n. 13/1994) rappresentano quindi un rovesciamento di prospettiva nei confronti di imposizioni atte a trasferire sulla persona modelli prefabbricati.

Ciascun essere umano è unico e come tale irripetibile, artefice dei suoi progetti, non standardizzabile.

Il Paradosso della felicità, o paradosso di Easterlin, analizza il rapporto tra felicità (o come indicato nella ricerca "soddisfazione") di ogni individuo e la sua ricchezza.

Il risultato vede (e per questo diventa un paradosso) un rapporto, oltre una certa soglia tra i due valori indirettamente proporzionale, cioè a maggior ricchezza la felicità si riduce.

Il segreto della felicità sarebbe nella testa : lo ha scoperto un gruppo di neurologi dell'università giapponese di Kyoto, che ha individuato nel precuneo, una regione del cervello, l'origine del sentimento più ricercato di sempre.

I ricercatori giapponesi hanno studiato il cervello con la risonanza magnetica, arrivando a scoprire che la felicità è come un fuoco : nasce con una scintilla, che si accende "sfregando" pensieri positivi e soddisfazione personale.

E non è tutto : la felicità può essere "alimentata". Come? Allenando proprio il precuneo, ad esempio attraverso la meditazione la quale, secondo i ricercatori, aumenta la materia grigia.

Un gruppo di volontari coinvolti nello studio prima è stato sottoposto ad una risonanza magnetica cerebrale e successivamente ha compilato un questionario volto a valutare il livello di felicità e soddisfazione della vita.

E' emerso che le persone più felici sono quelle con più materia grigia nel precuneo : più è sviluppata questa regione cerebrale, più è facile trovare un senso alla vita e prendersi cura di sé stessi, da un lato vivendo intensamente la sensazione di felicità e appagamento, dall'altro considerando meno influente la sensazione di tristezza.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

 

LA PIRAMIDE DEI BISOGNI DI MASLOW

Piramide dei bisogni di Abraham MaslowLa "piramide dei bisogni" è uno schema inventato dallo psicologo Abraham Maslow nel 1954 e serve a spiegare il modo in cui si sviluppano le motivazioni umane basandosi su quali siano i bisogni più o meno importanti.

Alla base di questa gerarchia ci sono quelli essenziali per la sopravvivenza (respiro, sonno, sesso, cibo).

Salendo verso il vertice si incontrano quelli più immateriali (sicurezza, amicizia, autostima e moralità).

La piramide è suddivisa in 5 fasce : bisogni fisiologici, di sicurezza, d'appartenenza, di stima, di autorealizzazione.

I fisiologici sono i primi a dover essere soddisfatti; poi nascono quelli di sicurezza, i quali garantiscono protezione e tranquillità; quindi l'appartenenza, che rappresenta la necessità di far parte di un gruppo; poi la stima e infine l'autorealizzazione permettono di sentirsi soddisfatti.

Però, mentre i bisogni più in basso nella piramide una volta risolti non si ripresentano, quelli sociali e relazionali diventano sempre più ambiziosi, creando spesso insoddisfazione.

 

PERCHE' CONDIVIDERE LA FELICITA' CI FA STARE MEGLIO?

Riuscire a condividere la nostra gioia è un atto meraviglioso, non solo per noi che ci concentriamo su qualcosa di bello e piacevole ma anche per gli altri, per i nostri interlocutori, perché gli si permette di vibrare di emozioni positive, e in qualche modo, di essere contagiati dalla gioia.

Che sensazione dà vedere delle persone che sorridono felici condividendo qualcosa? Se si pensa a qualcuno che ci racconta una bella storia, ricca di emozioni positive, ci viene automaticamente il sorriso sulle labbra e si comincia a percepire quelle meravigliose emozioni dentro di sé.

E' questo che che ci accade quando si vive una bella emozione ed è quello che accade agli altri quando la bella emozione la trasmettiamo noi.

Fare di tutto per vivere nella gioia e condividerla con gli altri è meraviglioso per noi e per loro.

Come disse il premio Nobel per la pace Albert Schweitzer: “La felicità è l’unica cosa che quando la dividi si moltiplica”.

Condividere significa avere lo stesso stato mentale felice, ovvero essere felici insieme.

Ciò si può mettere in pratica ad esempio aiutando gli altri senza aspettarsi nulla in cambio, in tal modo si rende felice il prossimo e di conseguenza anche sé stessi.

D'altronde essere felici insieme, è un motivo di maggiore felicità, avere solo per sé la felicità fa si che quella duri per poco, insieme rimarrà sempre.

Dal condividere la felicità scaturisce bellezza, se così si può definire, una della più alte caratteristiche dell'essere umano, e la bellezza stessa è felicità.

I momenti belli e gioiosi non sarebbero tali se li vivessimo da soli.

Non potranno mai provocare nel nostro cuore la felicità che ci dà la possibilità di potere condividere la semplicità della vita con persone che ci amano.

La felicità è vera felicità, felicità piena, felicità maturata nella sua più completa evoluzione, solo se è condivisa.

E ciò vuol dire che anche una cosa semplice, un qualcosa che ci fa felici con poco, ci rende ancor più felici se la condividiamo.

L'uomo può evolversi e crescere solo in questa dimensione di apertura all'altro, di comunicazione, è nella nostra natura.

Alcune persone dicono di essere felici da sole, che non hanno bisogno di nessuno, e probabilmente alla maggior parte di queste in passato è stata inflitta una grande ferita da qualcuno di cui si fidavano e questo li ha portati a non volersi più aprire più a nessuno. 

E' da riflettere che ci mettiamo pochissimo tempo a diventare felici quando amiamo qualcuno e crediamo nel suo amore.

Ma quanto tempo ci vuole per dimenticare il dolore ed aprirsi di nuovo alla felicità e all'amore ?

La felicità può scaturire da qualsiasi cosa, semplice o complessa, microscopica o enorme e il condividerla la accresce esponenzialmente.

Persone sensibili e dall'animo nobile che riescono a coglierla nelle piccole cose, dalla Natura che ci avvolge, in un verso, in un brano musicale sono particolarmente spinte dal desiderio irrefrenabile di condividere le loro emozioni, le loro sensazioni, scrivendo, dipingendo, componendo, condividendo ciò che li ha resi felici.

E' la caratteristica dei migliori artisti, dei geni in ogni campo.

Queste persone sono illuminate dalla bellezza, la inseguono, la portano alla luce, la fanno propria e la condividono, raggiungendo il culmine.

La verità, ciò che è vero è un'altra forma di felicità che scaturisce dalla bellezza della sua scoperta, e ciò spinge i migliori scrittori, i migliori scienziati e matematici a ricercarla, ad inseguirla, riempiendo se stessi di felicità e l'Umanità intera quando viene poi condivisa.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Social and Personal Relationship suggerisce che anche parlare delle esperienze positive porta ad un maggiore benessere, ad un aumento della soddisfazione complessiva e persino ad avere più energia.

Quando raccontiamo qualcosa di bello che ci è successo o una buona notizia ricevuta a qualcuno che amiamo la gioia che proviamo diviene ancora più grande di quando quell'evento positivo é accaduto o di quando abbiamo ricevuto quella bella notizia.

I ricercatori hanno scoperto che chi ha l’abitudine di condividere con le persone vicine delle cose buone che gli stanno accadendo e le emozioni positive correlate, tende anche a sentirsi più felice e più soddisfatto della vita.

Inoltre più queste persone hanno condiviso la loro felicità con qualcuno in un dato giorno, più felici e soddisfatte si sono sentite quel giorno.

I risultati suggeriscono che è il condividere la felicità e non il pensarci che aumenta il benessere.

Questo particolare carattere di una persona denota anche una generale bontà d'animo, empatia e filantropia, tipiche caratteristiche di persone di elevato valore interno.

E soprattutto con chi non è abituato a ricevere, il condividere la felicità, il dare, l'amore per il prossimo, il portare le altre persone verso lo stesso proprio stato d'animo di felicità, porta ad un più pieno senso di felicità personale interno e una soddisfazione di vita generale.

Strappare la bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto. Per questo sono al mondo

 

(A. D'Avenia)

TOPTEN DELLE FELICITA' DELL'OFFICE FOR NATIONAL STATISTICS BRITANNICO
1) Vivere vicino a un parco o una piscina
2) Avere accesso a servizi culturali come le biblioteche
3) Essere fisicamente sani
4) Avere il tempo per divertirsi e rilassarsi
5) Vivere in una società equa
6) Avere i soldi per fare ciò che si vuole
7) Essere liberi
8) Essere soddisfatti della propria vita
9) Prendersi cura gli uni degli altri
10) L'odore di un barattolo di caffé appena aperto
FELICITA' ECCO I CINQUE "COMANDAMENTI"

Secondo Paul Dolan, professore della London School of Economics (UK), basta poco per essere felici. Infatti è sufficiente seguire queste regole :

1) Ogni giorno ascoltare un brano della propria musica preferita

2) Passare del tempo all'aria aperta

3) Rimanere cinque minuti in più con le persone con cui si sta bene

4) Aiutare qualcuno

5) Vivere una nuova esperienza

Alcuni eventi che di norma sono considerati positivi possono invece rivelarsi negativi come ad esempio una promozione sul lavoro, la quale può causare più stress e più ore sottratte al tempo da dedicare a se stessi

I GENI DELLA FELICITA'

La vera felicità non risiede nelle virtù, come diceva Seneca? Sembra risieda invece nel DNA, come dimostra la scienza odierna!

A rendere felici le persone sarebbero infatti alcuni geni che si "accendono" nel sistema nervoso centrale, nel pancreas e nelle ghiandole surrenali.

A scoprire che le reazioni positive sono una questione di Dna è stato uno studio della Vrije University di Amsterdam pubblicato su Nature Genetics, il quale ha analizzato il genoma di quasi 300 mila persone rilevando l'esistenza di tre varianti genetiche associate alla felicità, due legate ai sintomi della depressione e ben 11 collegate alla nevrosi.

Questo potrebbe far capire meglio il rapporto tra ciò che ci ha dato la natura e ciò che apprendiamo con l'educazione.

LA CURA DI GALENO CONTRO LA SETE DI POTERE E PER SUPERARE I DOLORI

Come si fa a superare un dolore? Galeno, il grande medico dell'antichità del 200 dopo Cristo, parte da una sua esperienza personale.

Nel 192 un grande incendio, evento frequente nella Roma antica, aveva distrutto tutti i suoi beni custoditi in un magazzino sulla Via Sacra.

Aveva perso non solo oro e argento ma anche le cose più preziose per un medico di fama : libri rarissimi, farmaci preparati con grande cura, antidoti introvabili.

Galeno spiega come ha fatto a non affliggersi.

Tutti soffriamo, dice, per il dolore fisico.

Ma molti soffrono per cose immaginarie.

C'è gente che piange giorno e notte, e non riesce a dormire, perché vuole diventare ricca o più potente o più famosa.

Ma cosa contano alla fine queste cose?

Bisogna sempre essere pronti a perderle.

Se pensiamo che tutto può svanire in un attimo, la perdita non ci coglierà impreparati.

 

CONSIDERAZIONI DI ALBERT EINSTEIN

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E' nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell'incompetenza.

L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d'uscita.

Senza crisi non c'è merito.

E' nelle crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.

Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

Albert Einstein

 

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BIBLIOGRAFIA SULLA DEPRESSIONE E SULLA FELICITA'
Ezio Sanavio, Cesare Cornoldi, Psicologia clinica, Il Mulino 2001
Aldo Galeazzi, Paolo Meazzini, Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale, Giunti 2004
Come essere meno nervosi di Nicola Smiraglio

L' arte di vivere più felici ovvero conoscersi accettarsi migliorarsi di Nicola Smiraglio

Giovanni Colombo, Psicopatologia clinica, CLEUP 2005
Vincenzo Guidetti, Fondamenti di neuropsichiatrica dell'infanzia e dell'adolescenza, Il Mulino 2005
Michael Argyle, Psicologia della felicità, Milano, Raffaello Cortina
Giuliana Proietti, Il Pensiero Positivo, Xenia Edizioni
Jean-Pierre Thiollet, Le droit au bonheur, Anagramme Ed.
Keith Oatley, Breve storia delle emozioni, Il Mulino
Jonathan Haidt, Felicità: un'ipotesi, Codice ED.
Christophe André e Francois Lelord, La forza delle emozioni, TEA
J. Krishnamurti, La ricerca della felicità, Rizzoli, Milano, 1993
Omraam Mikhaël Aïvanhov, I semi della felicità, Prosveta, Moiano (PG), 1999
Dalai Lama con Howard C. Cutler, L'arte della felicità, Arnoldo Mondadori Editore S.p.a. 2000, Milano.
F.de Luise - G.Farinetti, Storia della felicità. Gli antichi e i moderni, Torino, Einaudi 2001.
Salvatore Natoli, La felicità. Saggio di teoria degli affetti, Milano, Feltrinelli 2003.
Stefan Klein, La formula della felicità, Milano, Longanesi 2003.
Martin Seligman, La costruzione della felicità, ISBN 978-88-6061-672-215-I-10, Sperling & Kupfer 2005.
Antonio Trampus, Il diritto alla felicità. Storia di un'idea, Laterza (collana Storia e Società), 2008.
Frank Ra, A course in happiness, meaning, motivation, and well-being: how to be happier,, 2010, Canada

Aforismi sulla felicità

 

A proposito della vita, "...bella o brutta che sia...inutile...ridicola...forse senza scopo...solo un istante nell'eternità...ma un istante da vivere, comunque ... e se non è così, che Dio, la materia, l'Universo intero abbiano pietà di me ..." Dylan Dog La zona del crepuscolo.

 
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