Il filosofo Schopenhauer diceva che i nove decimi della
felicità derivano dallo stato di salute.E' quindi la sensazione percepita di completo benessere psicofisico e socioculturale, in armonia con la natura e l'ambiente che ci circonda.
Si potrebbe definire come il contrario di stato di malattia, anche se alcuni stati morbosi non possono definirsi malattia, come ad esempio la stanchezza, la vecchiaia, la gravidanza, la menopausa, etc.
Si definisce malattia una alterata condizione organica o funzionale di un organismo (o di una sua parte), con uno stato evolutivo che può giungere alla guarigione o alla morte.
La vecchiaia è definita come il periodo terminale della vita caratterizzata dal progressivo rallentamento delle funzioni fisiologiche e dal decadimento dell'organismo, ovvero il declino della salute dell'organismo umano.
Quindi la vecchiaia è un atto evolutivo caratterizzato dal deperimento nella salute fino alla morte.
Cercare di rallentare l'invecchiamento e restare giovane si può quindi intendere come cercare di rimanere in salute.
Il desiderio di longevità è insito nell'uomo, soprattutto se riguarda una vagheggiata immortalità.
La sensazione di essere immortali però non è soltanto l'età che si raggiunge ma anche in quali condizioni si possono raggiungere età come i novanta o i cento anni.
Nella nostra epoca l'aspettativa di vita si è molto innalzata ad esempio rispetto al 1800 e ciò è dovuto soprattutto alla scomparsa di molte malattie e alla sufficiente disponibilità di cibo (anche se in molte parti del mondo ancora oggi la gente muore purtroppo per malnutrizione).
Ai tempi attuali, superati i problemi di malattie mortali dovute ad esempio ad infezioni e al cibo, si è passati ad uno step successivo e si è compreso che è possibile aggiustare il comportamento personale per vivere di più e meglio.
L'età è definita come il periodo della vita umana la cui definizione è dovuta di volta in volta a fattori di accrescimento o sviluppo fisico o mentale, o a variazioni ormonali, ossia al cambiamento del tempo dello stesso organismo.
Il corpo umano è dotato di un sistema che porta ad un "suicidio" programmato delle cellule, con l'eliminazione di quelle più vecchie e malate, e il rimpiazzo con unità sane : l'apoptosi.
Ma il danno aumenta ad ogni replicazione cellulare e, nella maggior parte delle cellule del nostro corpo, dopo circa cinquanta replicazioni, il cromosoma (all'interno delle cellule) perde talmente DNA che non riesce più a riprodursi, e così la cellula muore.
Infatti la parte finale del cromosoma, il telomero, il quale si accorcia e così il cromosoma stesso.
Il nostro organismo accumula danni e non riesce a ripararli bene e completamente.
Il DNA non è un materiale chimico inerte ma ha una notevole capacità di autoaccomodamento.
Il danno è un errore nel DNA.
Questo processo non è uguale per tutte le cellule del corpo, quindi ancora c'è da scoprire molto.
Ad esempio le cellule del miocardio (il tessuto muscolare del cuore) non si riproducono.
In pratica le cellule del nostro corpo possono dividersi e replicarsi per un numero limitato di volte, poi invecchiano e muoiono.
I telomeri (parte finale dei cromosomi) rappresentano l'orologio biologico che regola questa divisione.
In questo processo i radicali liberi, molecole di ossigeno instabili che si riproducono all'interno delle cellule (nei mitocondri), hanno un ruolo : essi causano la mancata riparazione del danno delle cellule invecchiate/malate con nuove cellule, favorendo l'invecchiamento.
Come si "consumano" le cellule?
Nel 1961 Leonard Hayflick della University of California (USA) ha scoperto che le cellule umane in coltura non possono moltiplicarsi più di 50 volte.
Poi smettono di crescere per circa un anno e quindi muoiono : questo è il cosiddetto limite di Hayflick.
Ma nel 1971 il ricercatore russo Alexey Olovnikov scoprì il cosidetto replicometro, ovvero lo strumento che conta le 50 replicazioni cellulari e innesca la senescenza, infatti scoprì che tutte le volte che la cellula si replica, un mozzicone sempre più grande dell'estremità del cromosoma, il telomero, non viene copiato e una piccola quantità di DNA viene rosicchiata.
La replicazione quindi si ferma quando le estremità si consumano.
Fanno eccezione le cellule tumorali, le staminali embrionali e le cellule germinali (ovociti e spermatozoi) che grazie ad un enzima, la telomerasi, i telomeri si riparano.
Altri agenti danneggianti possono essere i raggi ultravioletti, sostanze tossiche, virus, etc.
Anche la quantità di stress immunologici porta all'invecchiamento : il numero di infezioni batteriche, virali, etc.
A forza di memorizzare gli antigeni (avversari) si riempie lo "spazio" di memorizzazione, ovvero non ci sono più cellule in grado di memorizzare gli stimoli immunologici.
Nello scambio di informazioni attraverso ormoni e altre molecole chimiche, un ruolo importante è svolto dal timo, una ghiandola posta nel torace che modula l'attività immunitaria.
E' molto sviluppata nell'infanzia mentre nell'età adulta attraversa un progressivo periodo di involuzione.
Il timo quindi sarebbe la ghiandola che invecchia per prima.
Come invecchiano le varie parti del nostro corpo ?
Il cervello arriva a perdere intorno agli 80 anni anche il 10% dei neuroni rispetto al periodo giovanile; per quanto riguarda cuore e vasi sanguigni, già intorno ai 20 anni si possono riscontrare microlesioni nella parte più interna; la pelle perde circa il 6% dell'elasticità ogni 10 anni; nell'occhio il calo della vista inizia intorno ai 40 anni e verso i 60 possono comparire danni più gravi come danni alla retina o cataratta; nell'orecchio il calo dell'udito inizia intorno ai 60-65 anni; nelle ossa, progressivamente si hanno più cellule osteoclasti che distruggono l'osso e meno osteoblasti che lo riparano.
Quali sono le caratteristiche dell'invecchiamento?
Le articolazioni diventano più rigide, meno mobili e talvolta si deformano (specie quelle delle mani) per fenomeni di artrosi; l'altezza può ridursi, a causa di un incurvamento della colonna vertebrale ; i capelli diventano bianchi, crescono più lentamente e sono più sottili; la pelle diventa rugosa e meno elastica, in particolar modo al volto e al dorso delle mani; le unghie possono diventare opache e fragili; i muscoli si riducono e diminuisce la forza di contrazione; è presente la perdita di tessuto osseo, con predisposizione alle fratture ; è comune la presbiopia, cioè non si vede bene da vicino; per quanto riguarda l'udito è frequente la presbiacusia che si manifesta soprattutto in condizioni di rumore ambientale ed in presenza di contemporanee molteplici fonti del suono; diminuisce la tolleranza allo sforzo fisico, con facile insorgenza di affanno; aumenta la pressione del sangue e le arterie diventano più rigide (arteriosclerosi); arretrano le gengive; l'intestino diventa più pigro, per cui è frequente la stitichezza; è frenquente nell'uomo l'ingrossamento della prostata che comporta un getto urinario minore con minzioni più frequenti, specie nelle ore notturne; si riduce la capacità del sistema immunitario; la velocità di guarigione delle ferite è più lenta; vi è un'accresciuta crescita di peli all'interno delle orecchie e del naso, accumulo di lipidi nella sclera (colorazione tipicamente giallognola dell'occhio).
Alcuni di questi fenomeni possono non comparire mai; altri si evidenziano solo dopo una certa età (70 anni); in casi meno fortunati già dopo i trent'anni alcuni di questi segni iniziano già a manifestarsi.
Inoltre nell'invecchiamento vi è generalmente evidenza di quattro fattori : iperglicemia (il glucosio non viene correttamente metabolizzato), ipercolesterolemia (mutazione del metabolismo dei lipidi), ipertensione (irrigidimento dei vasi soprattutto a livello renale), adiposità viscerale.
Dopo i 25 anni i livelli di testosterone e ormone della crescita inizieranno a calare, mentre si manterranno più costanti dopo i 40 anni, ecco perché da giovani si riesce a raggiungere una forma fisica che più in là con gli anni è ben più difficile modificare.
Per chi cerca la massa muscolare, sarebbe opportuno cercare di costruirsi il corpo prima dei 40 anni, superati i quali si dovrà soltanto mantenere la massa acquisita.
Dopo i 25-30 anni inoltre i giorni spensierati sono stati sostituiti da responsabilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Dopo i 30 anni la capacità fisiologica dell'organismo, il "numero di giri" a cui va il nostro "motore", si riduce di circa l'1% all'anno, ovvero si consuma di meno, quindi si tende anche ad ingrassare di più se si continua a mangiare come quando si era più giovani.
Se dopo i 30 anni ci si ritrova in sovrappeso, è facile che intorno ai 50 si sarà obesi.
Più si è giovani e più è facile riequilibrare la situazione.
Dopo i quaranta anni si cominciano a perdere anche centimetri di altezza : i dischi della colonna vertebrale sono pieni di liquido ma con il passare degli anni invecchiano.
A circa 60 anni si saranno persi circa 3 cm di altezza.
Dopo i 35 anni la perdita di minerali nelle ossa comincia a superare la sostituzione. Una buona alimentazione e l'attività fisica sono tra le armi più importanti.
Tra i 50 e gli 80 anni si può perdere il 35% della massa muscolare.
Continuando ad allenarsi, invece, si può riuscire a mantenerla !
Con l'allenamento i muscoli si mantengono grandi e le ossa forti.
Nell'invecchiamento tutto si de-sincronizza e diminuisce la ciclicità ormonale : l'organismo perde il controllo di sé stesso.
E' inoltre emerso da studi che l'abrogazione del ritmo circadiano (luce-buio) accelera il processo di invecchiamento. Il venir meno dei ritmi circadiani ha effetti deleteri sul sistema immunitario.
Ci sono studi che affermano che al nostro interno possediamo un aging clock in grado di scandire la durata della nostra vita, situato nel nostro cervello e questo orologio interno sembra essere la ghiandola pineale.
Vi sono tre modi di misurare l'età : l'età cronologica, ovvero l'età anagrafica; l'età biologica, ovvero l'età del corpo e l'età psicologica, ovvero l'età che si sente di avere.
La prima età è quella certa ma l'età biologica è quella che è più degna di fede delle tre.
L'età psicologica può influenzare di molto l'età biologica, vediamo alcuni fattori :
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Aspettative di vita di alcune specie animali espresse in anni
| Tartaruga delle Galapagos 152 | Gorilla 55 | Orso grigio 35 |
| Uomo 123 | Aquila reale 50 | Anaconda 29 |
| Elefante 70 | Balena 50 | Delfino 23 |
| Gufo 68 | Cavallo 46 | Cane 20 |
| Gatto 18 | Oca 35 |
Nei centenari sono stati osservati alcuni markers biologici che hanno una forte componente genetica, tra essi : maggiore frequenza del gruppo sanguigno 0 (che si associa con ridotta incidenza di varie malattie tra cui il diabete e le malattie cardiovascolari), livelli ematici più elevati di colesterolo HDL (buono), livelli ematici più elevati di lipoproteina (a) che ha un ruolo protettivo nei confronti di ictus ed infarto cardiaco, livelli più bassi di pressione arteriosa e in particolare della pressione minima che comporta minore usura delle pareti dei vasi arteriosi, tra i centenari prevalgono le donne (secondo i ricercatori ciò è dovuto al fatto che il sesso femminile è contrassegnato dalla presenza di due cromosomi X piuttosto grandi, mentre il sesso maschile è contrassegnato dalla presenza di un cromosoma X e di uno Y, più piccolo; le donne quindi avrebbero a disposizione una maggiore riserva di DNA, utilizzabile per le funzioni vitali), inoltre tra i centenari è bassa la percentuale di coloro che soffrono di ansia e depressione e che hanno un carattere aggressivo.
Il potenziale della vita umana è di circa 120 anni.
Il corpo ha infatti capacità di auto-rigenerazione che però sono limitate nel giovane e degradate nell'anziano, dobbiamo imparare a stimolarle.
A fissare la soglia della metà della vita a 54anni e 347 giorni è la media aritmetica che deriva da un sondaggio inglese condotto dal sito Love to learn su un campione di mille persone.
Ma il 19% degli intervistati pone il limite ancora più in là a quota 60 anni.
L'inizio della vecchiaia sarebbe posto a 69 anni e 277 giorni.
Uno studio canadese ha anche scoperto che la materia grigia non perde colpi dopo i 55 anni, anzi dopo questa età si usa il cervello in modo più efficiente di quanto fanno i giovani, compensando con l'arricchimento delle connessioni la perdita dovuta all'invecchiamento.
Nel frattempo un meccanismo molecolare potenzialmente in grado di allungare la vita è stato scoperto all'Istituto Mario Negri di Bergamo : disattivando il gene per il recettore dell'ormone angiotesina, attivando i due geni della longevità Nampt e Sirtuina 3. I topi con il gene disattivato vivono il 30% in più.
Esistono già farmaci che si legano ai recettori dell'angiotesina e ne inibiscono la funzione.
TUTTI I METODI ALLENTARE L'INVECCHIAMENTO E MANTENERSI IN SALUTE: TUTTO QUELLO CHE SI PUO' FARE
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