DIPENDENZA DA INTERNET. DIPENDENZA DA SOCIAL NETWORK E CHAT.

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La dipendenza da Internet, dipendenza da chat e social network è un argomento interessante che interessa sempre di più anche la medicina.

Leggere anche l'articolo "Internet, la comunicazione e la sua importanza" per approfondire l'argomento Internet, come fenomeno sociale, nuovo strumento di interconnessione tra gli uomini, rivoluzione comunicativa.

In questi ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di una nuova tecnologia che ha ampliato le possibilità di comunicazione e di accesso alle fonti di informazione fino ad ora sconosciute. Il processo che stiamo vivendo apre scenari che fino a poco tempo fa erano impensabili e sicuramente i vantaggi che si trarranno da questo nuovo mezzo tecnologico permetteranno all'uomo di sviluppare capacità e potenzialità fino ad ora non immaginate. Sembra che questo processo stia producendo dei fenomeni psicopatologici che si esprimono con una sintomatologia simile a quella che osserviamo in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive.

Infatti esiste una vera e propria psicopatologia che va sotto il nome di Internet Addiction Disorder (I.A.D.), dovuta all'abuso di Internet che mostra gli stessi sintomi dei tossicodipendenti. E' mai capitato di svegliarsi di notte e sentire il bisogno di controllare la propria email? Di spegnere il computer e sentire un vuoto terribile perché il mondo reale non ha ormai più alcuna consistenza? Di immedesimarsi nel personaggio assegnato al proprio nickname ? Allora è arrivato il momento di rendersi conto della propria patologia, perché questi sono segni evidenti di una vera e propria patologia che varie ricerche americane hanno etichettato Internet Addiction Disorder (disturbo da dipendenza da Internet).

Il termine si deve allo psichiatra americano Ivan Goldberg che propose dei criteri diagnostici. Goldberg con la sua proposta ha dato avvio ad una riflessione che ha incuriosito numerosi psicologi e psichiatri ed ha imposto all’attenzione del mondo il rischio di dipendenza da Internet.

Questi sono i principali sintomi che caratterizzano l’I.A.D.:
1. Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
2. marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3. sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi astinenziali;
4. necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;
5. impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;
6. dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7. continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete.

Le modificazioni psicologiche che si producono nell'individuo che diviene dipendente dalla rete sono : perdita delle relazioni interpersonali, modificazioni dell'umore, alterazione del vissuto temporale, cognitività completamente orientata all'utilizzo compulsivo del mezzo; il soggetto tende a sostituire il mondo reale con un oggetto artificioso, quasi una sorta di “feticismo tecnologico”, con il quale riesce a costruire un proprio mondo personale e in questo caso virtuale analogo al mondo del tossicodipendente che ha un proprio linguaggio, uno specifico abbigliamento, atteggiamenti e comportamenti diversi e differenti rispetto al mondo reale nel quale è abituato a vivere.

Ogni dipendenza implica dei meccanismi: la tolleranza (per cui si è costretti ad aumentare le dosi di una sostanza per ottenere lo stesso effetto), l'astinenza (con comparsa di sintomi specifici in seguito alla riduzione o sospensione di una particolare sostanza) e "craving" o smania che porta a un fortissimo e irresistibile desiderio di assumere una sostanza, desiderio che, se non soddisfatto, causa intensa sofferenza psichica e a volte fisica, con fissazione del pensiero, malessere, alterazione del senso della fame e della sete, irritabilità, ansia, insonnia, depressione e, nei casi più gravi sensazioni di derealizzazione e depersonalizzazione.

Questi elementi sono tipici di droghe come tossicodipendenza, tabagismo, alcolismo, gioco d'azzardo, attività sessuale irrefrenabile, assunzione di cibo seguita da vomito e sono anche riconoscibili in quanti fanno un uso eccessivo di Internet per soddisfare sul piano virtuale quel che non riescono a ottenere sul piano della realtà, fino al punto di percepire il mondo reale come un semplice ostacolo o impedimento all'esercizio della propria onnipotenza che sperimentano con immenso piacere nel mondo virtuale.

La dipendenza da Internet ha in comune con le altre droghe il tratto ossessivo-compulsivo, la compulsione da Internet si basa sul "piacere" anziché sulla "fobia". E proprio perché si basa sul piacere, anziché sul disagio e la sofferenza, eliminarla risulta molto difficile.

Nelle chat, dove uno è libero di usare la fantasia nel presentarsi agli altri e nell'immaginarli, non è difficile incontrare persone che dichiarano un'identità sessuale diversa da quella reale, così come caratteristiche fisiche, età, occupazione, stato civile. Mentire dà a ciascuno l'euforia di una libertà illimitata e forse, per la prima volta in vita, l'ebbrezza di essere affascinanti, mostrando lati della propria persona che solo in un contesto privo di riscontri visivi, si sente di poter esaltare.

In tal modo chi chatta ha la possibilità di realizzare in modo virtuale il proprio ideale dell'io, e di riflesso sentirsi finalmente ideale.

Con queste sensazioni piacevoli a portata di mano, come si fa a spegnere il computer e tornare nella realtà dove nessuno lo crede davvero ideale?

A questo punto le ore davanti allo schermo del computer dedicate allo scambio di informazioni, sensazioni ed emozioni aumentano.

Poi scatta la tentazione di incontrarsi e spesso la realtà non rispecchia le aspettative, allora l'illuso insoddisfatto diventa disilluso, e quello soddisfatto, ma respinto, diventa un depresso.

Nonostante la realtà smentisca il virtuale, non per questo ci si astiene, infatti se solo il virtuale dà quello che nega il reale, allora ci si immette nel virtuale, riducendo i contatti reali, ormai divenuti fonte d'ansia e quindi da evitare!

E poi il sesso virtuale, vera e propria dipendenza, dove la masturbazione individuale si accompagna alla condivisione. La possibilità di essere espliciti e diretti, nell''anonimato, porta a scoprire forme di eccitazione ignote e all'inserimento nelle proprie perversioni con potere seduttivo. In tal modo ci si allontana dai rapporti sessuali reali i quali appaiono insignificanti e troppo limitati.

Tra le varie posizioni assunte dal soggetto, quella perversa è quella che più “resiste” a un  approccio curativo. Nella maggioranza dei casi, questo tipo di declinazione della propria  sessualità assume l’aspetto più di una trasgressione personalizzata  che non viene percepita come problematica dal soggetto. La rete si presenta come un osservatorio privilegiato della perversione  per alcune sue peculiari caratteristiche.  Il suo mondo digitale e astratto, immaginario e virtuale, così  impalpabile, parallelo a quello reale pare trasfigurato in un palcoscenico  ideale sul quale il perverso mette in scena diverse identità,   coperto dall’anonimato e al riparo dalla contaminazione del contatto  e della vicinanza fisica, trovando una immediata corrispondenza  al suo mondo magico, artificiale nel quale ogni differenza tra  i sessi e le generazioni è annullata, per ritornare a una dimensione  fantasmatica in cui dominano la finzione e l’illusione che si possa in  qualche modo sfuggire alle leggi del vivere comune e al principio di  realtà.  La rete inoltre rappresenta uno spazio relazionale del tutto particolare,  in cui l’interazione avviene tramite tastiera e monitor (lasciamo  per ora in sospeso le tecnologie più avanzate quali audio e  video).   Ciò costringe a una mancanza di contatto diretto con il proprio   interlocutore che, tuttavia, nel caso particolare delle perversioni,   rappresenta un vantaggio in quanto tale assetto consente una distanza  di “sicurezza” da chi si trova all’altro capo del collegamento.

La tossicodipendenza potrebbe essere vista come un bisogno dell'individuo di crearsi un mondo personale indipendentemente dalla sostanza o strumento che lo rende dipendente. E’ evidente che attraverso internet si possono provare intensi e piacevoli sentimenti di fuga, superando on-line i problemi della vita reale, con un effetto simile ai “viaggi”consentiti da alcune droghe e inoltre permette al soggetto di provare un senso di onnipotenza, connesse con il superamento di ogni limite personale e spazio temporale. Il tempo sembra fermarsi in rete, la parola fine non c’è mai.

I soggetti che utilizzano le rete, oltre a non rendersi conto delle diverse ore già trascorse dinanzi allo schermo, tendono ad alterarsi facilmente con chi disturba il loro “viaggio”; esperienza questa che può essere paragonata alla risposta che un alcolista da ad un amico trovandosi ad una festa “soltanto un biccherino”, o a quella del fumatore che dice a se stesso “solo un’ultima sigaretta e andrò a dormire; lo stesso procedimento viene messo in atto dagli internet dipendenti che risponderanno irritati a chi gli chiede di disconnettersi “ancora un minuto e spengo”, oppure diranno a se stessi razionalizzando “un altro minuto non farà molta differenza” ma poi rimarranno connessi ancora per ore e ore.

Altra caratteristica importante tra gli internet dipendenti è la negazione del problema come spesso accade con qualunque altro tipo di dipendenza; differenza questa ancor più difficile da riconoscere.

E’ molto difficile infatti chiedere aiuto per qualcosa che la maggior parte delle persone apprezza per la sua potenza e il suo potere innovativo; e quando questi soggetti vengono messi di fronte alla chiara evidenza di un comportamento tossicomanico si trincerano dietro l’opinione comune secondo la quale internet è grandioso, “non può far male”.

Ogni giorno molti utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali “faccia a faccia”, indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo relazioni virtuali; queste inevitabilmente portano ad una spersonalizzazione e ad una proiezione del proprio sè in un luogo non fisico che, data la facilità, la velocità e l’ampiezza geografica dei rapporti il soggetto preferisce.

Si possono individuare vari tipi di gruppi affetti dal disturbo :

• Il gruppo degli utenti a rischio presentano un vissuto di curiosità nei confronti delle opportunità offerte dalla rete simile alla fase di luna di miele del soggetto che ha iniziato un rapporto stabile con l’eroina; tendono ad osservare ed apprendere come muoversi in questo nuovo mondo; in questa fase il soggetto custodisce gelosamente ogni nuova conquista iniziando a modificare la propria identità personale

• Il gruppo degli utenti abusatori   ha caratteristiche analoghe ai soggetti che utilizzano oppiacei da diverso tempo: gravi problemi nelle relazioni affettive, importanti problematiche lavorative legate all’utilizzo della rete, problematiche psicofisiche (problemi visivi, alterazione del ritmo circadiano, disturbi nelle condotte alimentari, ecc). Il soggetto in questa fase chiamata della “sostituzione” è profondamente immerso nella comunità internet; grazie al web raggiunge ciò che prima non era mai riuscito a ottenere: avrà tanti amici, troverà sostegno, nuovi stimoli, fiducia, ecc. (ma veri?) L’utente adesso ha sempre un posto dove andare, sa sempre cosa fare; tutte quelle attività che permettevano al soggetto di andare avanti nella vita ora non contano più!

• Il gruppo degli utenti dipendenti presenta aspetti psicopatologici più gravi; in particolare stato confusionale per ore, allucinazioni semplici visive, prosopoagnosia, ipertermie, tremori; Importanti problemi nella vita relazionale: abbandono coniugale da parte del partner, seri problemi nell’ambiente lavorativo. Il soggetto ha un'assoluta mancanza di consapevolezza. Altri disturbi presenti nei soggetti dipendenti sono: prolungamento del periodo del tempo di collegamento prefissato, grande quantità di tempo del soggetto viene spesa alla ricerca del materiale da utilizzare in rete, interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’utilizzo di internet; uso continuativo della rete nonostante la consapevolezza di avere un problema sociale, psichica o fisica collegato ad esso.

E' opportuno quindi percepire il proprio eventuale problema e raggiungerne la coscienza.

Curioso è il ruolo degli operatori nei canali chat. Questi particolari utenti del canale, hanno determinati "poteri" come ad es. eliminare altri utenti dal canale o impedirne l'accesso, dare il ruolo di operatori ad altri utenti, etc. Il ruolo degli operatori dovrebbe essere quello di moderare il canale stesso, "kikkare" ovvero togliere dal canale utenti che disturbano la chat, "bannare" (impedire l'accesso al canale) utenti che effettuano spam (messaggi pubblicitari, testo ripetuto, etc.). Ogni utente in chat  ha la facoltà di creare una stanza, diventando operatore non appena accede per primo alla stanza stessa. Essere operatore  non è un titolo per grazia ricevuta, è un titolo acquisito da sè quando si crea una stanza o dato da un altro operatore . Tutti possono creare una stanza! Nessuna laurea, nessun esame, nessun altro particolare merito! Molto spesso si da questo titolo per semplice simpatia verso un utente, per amicizia nella vita reale. Essere operatore, quindi, deve essere considerato un titolo ben lungi da far pensare alla persona che lo detiene, come "speciale", "particolare", "superiore".

Per chi usa il proprio "titolo" di operatore con fini diversi da quelli di moderare il canale, potrebbe creare due aspetti negativi :

- Aver bisogno del titolo di operatore per sentirsi superiore e più "interessante" verso gli altri utenti della chat e verso se stessi. Questo accresce la propria autostima in modo del tutto ingiustificato anche nella realtà, danneggiando la psiche di chi da troppa importanza al proprio titolo.

- Gli operatori che mal usano la loro posizione , distorcendo il mondo della chat e avvicinandolo al mondo reale, acquisiscono una specie di titolo "dittatoriale", decidendo della "vita" o della "morte" di un utente del canale chat. L'operatore che fa mal uso del suo titolo, quindi si sente padrone-dittatore del proprio mondo (canale chat), li dentro può dettar legge, eliminare utenti "antipatici", scrivere quello che vuole nel canale (senza timore di essere eliminato da nessuno), far credere ad altri utente del canale che lui è degno di maggior attenzione, è interiormente superiore per il solo motivo di essere operatore. Può screditare altri utenti o parlare male di loro, in pubblico o privato. Tutti comportamenti scorretti, maleducati, infantili, non da "operatore corretto" e che invece di enfatizzare la persona per il titolo che ha, ha l'effetto completamente opposto.

In realtà bisogna rendersi conto che è soltanto una chat e non la vita reale.

Ovviamente chi si vuol fregiare degnamente del titolo di operatore di un determinato canale della chat, si dovrebbe limitare al ruolo che gli compete, ovvero quello di moderare la chat, di essere utile al canale, senza limitare la libertà di parlare se non nuoce al pubblico del canale stesso, senza abusare del proprio ruolo, senza crearsi falsi aloni di "superiorità" (del tutto ingiustificati), senza eliminare utenti che sono a lui personalmente antipatici. Vi immaginate un simile individuo che abusa del proprio potere nella realtà?  Non è certo questo il corretto modo di "controllare" qualcosa, né il internet né nella realtà. 

E' facile essere preda di minacce e di insulti di ogni tipo in chat, proprio per la peculiarità del mezzo, infatti la propria identità è nascosta. Non bisogna però dimenticare che si può risalire attraverso il numero ip al computer dal quale si sta chattando. Minacciare in chat, usare violenza attraverso una chat con parole e metodi psicologici, può essere perseguito. Attraverso il "log" del provider attraverso il quale si ha accesso ad internet e il "log" del server attraverso il quale si chatta, si può risalire all'identità. Se ci si sente minacciati, offesi ed in qualche modo lesi, è consigliabile contattare il servizio "abuse" del provider. E' facile rendersi conto di come sia vile colui che minaccia usando l'anonimato e credendo di non essere perseguibile per il solo motivo che si trova su Internet. Il mondo ideale di queste persone sole e vili può essere proprio quello di Internet. Non lasciatevi quindi infastidire o impaurire di colui che usa il media Internet in questo meschino modo.

Non importa quello che il "minacciatore telematico" dice di voi, non fate l'errore di lasciarvi influenzare dalle sue offese o dalle sue minacce, perdendo la stima in voi stessi. Non fate l'errore di credere alle minacce di denunciarvi e farvi avere delle pene secondo sue fantomatiche accuse, questo lo può decidere un giudice e non lui!  Non è legalmente permesso attaccare tramite sistemi telematici il proprio computer, ad esempio rallentando la connessione tramite programmi come i bombardatori a pacchetti e altri sistemi analoghi; non è legale tentare di introdursi nel computer di persone collegate ad internet attraverso il numero IP.  E' possibile proteggersi in svariati modi, come ad esempio installando un programma Firewall (ovviamente muniti di licenza d'uso). Vi sono programmi in grado di monitorare determinati attacchi, di registrare il numero IP di colui che tenta l'intrusione.  Evitate sempre di cadere nelle trappole tese da coloro che vogliono soltanto la violenza e lo scontro verbale a suon di brutte parole, anche perché spesso non intendono risolvere le questioni in "scontri" leali, ma usano trucchi e strumenti subdoli. L'ignoranza, l'arroganza ed il gusto per la violenza sono vicini a queste persone scorrette.

Non si creda quindi colui che desidera usare Internet per sfogare la propria violenza repressa agendo verso gli altri, di poterlo fare liberamente o di aver trovato un mondo anarchico in cui poter scorazzare da "bandito", vi sono delle leggi da rispettare. Molte azioni effettuate su internet : minacce, aggressioni verbali, offese, attacchi informatici verso altri computer e altre manifestazioni possono essere sanzionabili penalmente. Molto spesso infatti si conosce anche nella vita reale la persona minacciata, e comunque non bisogna dimenticare che "dietro" Internet vi sono uomini e donne in carne ed ossa!

Si possono classificare quattro tipi di violenza:

- Violenza per paura sprigionata dalla persona che si sente minacciata da una situazione, da un gruppo di persone o da una persona singola. La persona entra in panico e cerca con la violenza di togliersi da questa situazione. Si dovrebbe affrontare la situazione di queste persone cercando di minimizzare il panico dell'altra persona, convincendola che non siamo una minaccia, senza atteggiarsi in maniera autoritaria.
- Violenza per delirio è sprigionata dalla persona che non percepisce limiti di alcuna natura (fisica, morale, etc.), ad esempio la persona sotto gli effetti delle droghe incluso l'alcool. Per affrontare la persona in tale stato, bisognerebbe concentrare la sua attenzione su qualsiasi cosa che non sia se stesso, con voce convinta ed autoritaria, senza dare possibilità di scelta al soggetto.
- Violenza per capriccio irragionevole è basata su un comportamento irragionevole, ad esempio per un sindrome psicotica da rabbia cronica da sfociare all'esterno. Il soggetto in tal caso vuole intenzionalmente provocare violenza per sfogarsi in qualche cosa. Questa è una delle situazioni più difficili da gestire. Infatti bisognerebbe agire in due modi verso tali persone : togliere l'innesco emotivo alla persona, ad esempio non dando alcuna importanza alle sue richieste e fargli anche capire che il suo comportamento/richieste non verranno più tollerate o soddisfatte.
- Violenza criminale usata a livello coercitivo per ottenere qualcosa da una persona. In questo caso la persona vuole da noi qualcosa, tranne che una sfida.

In ultima analisi non bisognerebbe dimenticare che una persona che minaccia o si lascia andare in manifestazioni violente (anche sotto forma di aggressioni verbali) si può pensare in realtà come una persone vile, che cerca di togliersi dalla situazione di paura con la violenza, con scarsa fiducia nei suoi mezzi che non siano quelli violenti. In realtà colui che scatta per primo tra chi ha un diverbio è quello che sente l'impulso di dimostrare che "ha ragione". Deve, con molta probabilità, dimostrare al proprio ego ed a eventuali persone che assistono al "litigio" che deve "vincere".

Le chat consentono agli utenti di dialogare in tempo reale da un capo all'altro del pianeta.

Purtroppo sempre più spesso si vedono i canali chat come unico e solo mezzo per conoscere poi nella realtà altre persone.

Conoscersi si ma non come unico e solo mezzo per farlo!

Attenzione quindi a non essere schiavi della chat e di Internet!

Addirittura sembra che chi sta troppo online sia più esposto alle malattie : dopo aver studiato le conseguenze delle crisi di astinenza da Internet, alcuni ricercatori della Swansea University (Regno Unito) e dell'Università degli studi di Milano, hanno scoperto che la dipendenza dal web può indebolire le difese naturali. Tra le persone coinvolte nell'indagine, quelle che usavano maggiormente Internet sono state vittime di raffreddore e influenza con una frequenza maggiore del 30% rispetto alle altre.

Molto spesso chi si descrive o cerca di far credere in modo positivo con chi chatta, non è in tal modo ma come vorrebbe apparire nella vita reale! Ed è nella realtà che si vive non nella chat!!

Comunicare : parola chiave! E' questo il bello della chat. Ma senza esserne schiavi.

La chat non dovrebbe diventare padrona di se stessi, il solo luogo dove esprimere la propria voglia di comunicare.

Uno svago, un diversivo, non l'unica possibilità.

Stare collegati ore ed ore : questo potrebbe essere negativo, un rubare il tempo alla nostra vita. Andiamo fuori, osserviamo il cielo, le stelle, il verde meraviglioso delle foglie. Scusatemi, secondo me, è immensamente più bello ed appagante.

La vita scorre, il tempo va, meglio tutto il giorno in chat o nel mondo reale?

Non vuole essere una demonizzazione delle chat e di Internet ! Ma un invito ad una coscienza vera e ad un corretto uso.

Vale la pena capire ciò che si fa, in ogni caso della vita, secondo me, per non fare del male a nessuno e a sé stessi.

Di contro ricercatori britannici hanno scoperto che l'Instant Messaging può migliorare l'umore persino in chi soffre di depressione, agendo quasi come un farmaco virtuale.

 

DIPENDENZA DA SOCIAL NETWORK E CHAT

Certo. I social network hanno avuto un impatto positivo sulla nostra vita.

Hanno virtualizzato le piazze, le cerchie di amici, le aule, il borbottare e il gossip tra amiche e amici, hanno regalato a persone sole e chiuse in una stanza un mondo da scoprire e un mondo in cui comunicare.

Un tempo c'erano gli sguardi nelle piazze come mezzo di seduzione, al tempo dei social network e delle chat le cose sono cambiate.

Per non parlare dell'aiuto che hanno dato alla democrazia e alle rivoluzioni contro le ingiustizie economiche o alla primavera araba.

Ma davvero i social network ci rendono più liberi?

Eppure se mal usati potrebbero renderci schiavi, schiavi del proprio narcisismo e addirittura frammentare la nostra identità, mettendola a disposizione di imprenditori che la trasformeranno in soldi, molti soldi, ma solo per loro.

E per un narcisismo che impera nel nostro mondo rinunciamo alla nostra privacy condividendo tutto online persino i dati più intimi.

Ci piace divulgare tutto di noi perché vogliamo che gli altri lo sappiano, vogliamo metterci in mostra perché vogliamo essere al centro dell'attenzione e vogliamo che gli altri ci diano il loro positivo commento.

Pressoché a chiunque piace avere un pò di visibilità, non c'è nulla di patologico, anzi.

Oggi con diverse piattaforme tra le quali Instagram e Facebook, è possibile per chiunque godere del suo quarto d'ora di celebrità, è sufficiente scattarsi un selfie, scrivere un post e dire al mondo "ci sono anch'io".

I social hanno cavalcato questo fisiologico bisogno e inaugurando un nuovo modo di comunicare al mondo se stessi, attraverso un linguaggio ancor prima della parola, basato più sulle immagini che sulle parole.

E' un linguaggio che si muove per lo più sul piano dell'emotività, inconsciamente; la foto del selfie è come un'esca che ci rende più interessanti, misteriosi agli occhi degli altri; cattura l'attenzione, spinge ad approfondire la conoscenza e incuriosisce.

E' come nei ragazzini che inquadrano soltanto una parte del viso ad esempio e non la figura intera.

Negli adulti solitamente non c'è una dipendenza negativa dal numero di "like" sui social ma ad esempio può esserci negli adolescenti, i quali per natura non si piacciono, si vedono solo con gli occhi degli altri e per loro il numero di "mi piace" è fondamentale per costruire la misura del proprio successo nella società digitale.

La ricerca di visibilità non deve poi sconfinare nel patologico narcisismo.

Una certa percentuale di persone trova un profondo senso di appagamento quando raccoglie tanti "mi piace", i soggetti che hanno più successo sui social network come Facebook sono quelli che rischiano di più la dipendenza.

L'eccesso porta l'individuo fuori dalla realtà, in un turbinio di ostentazione di sé, di sovraesposizione della propria identità la quale è però fittizia.

Fa pensare l'affermazione del filosofo francese Pierre Zaoui "si esiste più intensamente quando non si appare"; già Baudelaire diceva che solo nella folla di una grande metropoli era possibile perdersi, in un villaggio medievale, dove tutti si conoscevano, era molto più difficile essere discreti.

Il filosofo francese inoltre dice "è necessario liberarsi da una delle grandi paure contemporanee: non è vero che quando non si appare non si esiste. Anzi, spesso si esiste più intensamente quando non si appare. Come quando assaporiamo il piacere di guardare l’amata che dorme o i figli che giocano. O la soddisfazione che provavamo, da ragazzi, a stare in fondo alla classe a sonnecchiare accanto al termosifone mentre veniva interrogato qualcun altro".

Per sottrarsi all'ansia di apparire a tutti i costi, è utile riscoprire il valore della separatezza, la capacità di stare bene anche da soli, riprendendosi gli spazi e i momenti da tenere solo per sé e da custodire gelosamente.

L'uso errato dei social network potrebbe trasformarci in tanti esibizionisti sul set virtuale, in qualcosa che potremmo definire "follia autopubblicitaria".

In realtà siamo noi stessi a violare la nostra privacy, il nostro diritto alla riservatezza.

I social network seducono e ci chiedono, una volta inscritti o in fase di iscrizione, di mettere più possibile a nudo la nostra identità e i nostri fatti privati.

Ma attenzione, il divulgare tutto di noi significa anche una cosa :  rinunciare ad ogni privacy.

Cosa succederà quindi alla nostra privacy quando pressoché tutti gli abitanti della Terra saranno intrappolati in questa trasparente rete di condivisioni illimitate?

Se si andrà verso la cosiddetta "condivisione automatica" la nostra privacy non esisterà più.

E questa sarà regalata o svenduta a una cerchia di persone proprietaria che saprà tutto di noi, con la possibilità, questa volta, di vendere tutte le informazioni a caro prezzo ad esempio per uso pubblicitario o di marketing.

Alla fine chi ci guadagna sono i proprietari dei social network.

E' molto difficile, e probabilmente impossibile, vivere una vita piena e felice senza riconoscimento, cioè senza alcuna conferma o attestazione affettiva, ti stima e di rispetto da parte degli altri essere umani che vivono sul nostro pianeta.

I social network sembrano aver rivoluzionato gli schemi sull'essere e sull'apparire.

L'interazione immediata "faccia a faccia" con il prossimo, quella in cui ci si incontra fisicamente con gli altri e si rischia l'imprevisto, ovvero "perdere la maschera", si sta riducendo, mentre aumentano le possibilità di manipolare la propria faccia "stando dietro le quinte" dello schermo.

E' molto più facile quindi "portare maschere", fingere.

Bisogna essere ben consci però che nessuno ci costringe a usare i social network o a iscriverci ad essi.

E' anche possibile affermare che ormai essere inscritti a questi siti è normale ed è utile perché i lati positivi ci sono indubbiamente.

A mio parere i social network dovrebbero essere qualcosa a cui nessuno guadagna ma una caratteristica intrinseca vera e propria dello strumento Internet.

Quindi in definitiva ben vengano i social network ma attenzione all'uso che se ne fa e alla coscienza vera di ciò che rappresentano gli stessi.

Deve essere una espansione del nostro modo di comunicare ma non il solo modo di comunicare.

I social spesso mantengono relazioni che si spegnerebbero ma vedersi dal vivo resta fondamentale.

Non deve diventare una febbre drogante e che rappresenta il solo unico tunnel per interfacciarci con il mondo esterno della nostra stanza.

Inoltre non dovrebbe essere una quasi costrizione costante a denudare la nostra identità e a mostrare fatti privati.

Alla fine a cosa porta questo?

Ai pubblici pareri di chi vede ciò che pubblichiamo, alla soddisfazione morbosa di un narcisismo eccessivo e tutto questo alla fine potrebbe portare soltanto ad una dolorosa solitudine.

In definitiva ben vengano le tecnologie e l'evoluzione delle interconnessioni comunicative tra gli abitanti del pianeta Terra ma attenzione all'uso che se ne può fare!

Ci deve essere uno spirito critico e un maggior livello di informazione tra i fruitori a proposito della vera natura di queste aziende del web attuale.

Bisognerebbe capire che in fondo i servizi "gratuiti" che spesso si offrono e si decantano su internet, non sono mai veramente gratuiti.

Di pari passo dovrebbero procedere i governi, con una serie di regole legislative che rendano chiare e comprensibili le condizioni d'uso di determinati siti e social network, ad esempio imponendo di fare un uso senza alcuna regola dei dati personali che i social network acquisiscono, rendendo trasparente e chiaro quando inconsapevolmente lasciamo una nostra "traccia" navigando in rete, mettendo una "data di scadenza" a un determinato dato personale o informazione personale.

In questo modo tutti avrebbero anche il diritto di scomparire nel silenzio.

Giuseppe Pellegrino

Riferimenti bibliografici
Prof.Moreno Marcucci, dott.Giuseppe Lavenia
Internet Addiction Disorder: valutazione del fenomeno in Italia, M.
Marucci G. Lavenia, pubblicato su PSICOINFORMA.NET Rivista telematica
semestrale di PSICOLOGIA e PSICOTERAPIA, Editore CENTRO ITALIANO SVILUPPO
PSICOLOGIA numero I (2° semestre 2003)
http://www.dipendenze.com
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=6847&ID_sezione=38&sezione=News
 
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