APPARATO DIGERENTE E INTESTINO - SALUTE, CURA E INFORMAZIONI

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Apparato digerenteL'apparato digerente è una delle meraviglie del corpo umano, è qualcosa di molto robusto e resistente, interamente automatico e complesso.

Se non fosse per le straordinarie trasformazioni chimiche che l'apparato digerente è capace di compiere, morremmo di fame.

L'apparato digerente converte le proteine della carne animale in proteine umane; trasforma in grassi e gli zuccheri vegetali nei grassi e negli zuccheri completamente diversi che sono essenziali alla vita; compie in pochi minuti lavori che in laboratorio richiederebbero ore di tempo o che sarebbe molto difficile compiere.

Nella maggior parte dei casi ci serve per tutta la vita ed è ancora in efficienza al momento della morte.

Lo scienziato Lazzaro Spallanzani (1729-1799) fu uno dei primi a indagare sui misteri dell'apparato digerente, costruendo una minuscola gabbia di legno, ponendovi dei pezzetti di carne, inghiottendola legata ad una cordicella ed estraendo di tanto in tanto la gabbietta dal proprio stomaco.

Per avviarsi a un'effettiva comprensione dei fenomeni digestivi si è dovuto però attendere la scoperta degli isotopi radioattivi, una chimica dei grassi e delle proteine più progredita, una migliore conoscenza degli enzimi.

Si sono dovuti inoltre inventare complicati dispositivi : palloncini da inghiottire e far gonfiare nel corpo per misurare le contrazioni di vari organi; delicati apparecchi elettrici per registrare le contrazioni ritmiche dei muscoli; sottili capsule da inghiottire con i cibi per calcolare il tempo impiegato dai cibi stessi per percorrere i vari tratti dell'apparato digerente.

La digestione comincia dalla bocca grazie all'azione della ptialina, un enzima secreto dalla saliva : uno dei moltissimi che l'organismo produce e che promuovono e regolano tutte le sue reazioni chimiche.

L'amido contenuto nelle patate ad es., nel pane, nella pasta, nel riso non può essere utilizzato tale e quale dall'organismo : deve essere trasformato in zucchero.

Compito della ptialina è cominciare tale trasformazione : masticate per un minuto un pezzo di pane, sentirete che comincia a diventare dolciastro, è l'effetto della ptialina che converte l'amido in zucchero.

Incisivi e canini mordono e strappano, poi i molari triturano i bocconi.

La pressione dei denti arriva anche a 676 Kg per centimetro quadrato.

I denti sminuzzano il cibo fino a consentirne il passaggio in gola e aumentano la superficie che potrà essere attaccata dai succhi gastrici.

La saliva è prodotta da sei grandi ghiandole e diverse centinaia di ghiandole più piccole presenti nella cavità orale; si mescola al cibo e lo lubrifica per facilitare il passaggio nell'esofago.

Poi il cibo viene ingerito e il processo si accelera.

La lingua spinge il boccone in gola.

Il palato molle si alza per chiudere le fosse nasali.

L'epiglottide si abbassa per chiudere i condotti che portano l'aria ai polmoni.

Superati questi ostacoli il cibo scende nell'esofago, un tubo di circa 25 centimetri lungo il quale viene avviato nello stomaco da onde di contrazioni muscolari, simili ai movimenti dei vermi, chiamate perilstasi.

La forza di gravità ha scarsa influenza in questa operazione : gli animali che pascolano inghiottono ad esempio spingendo il cibo verso l'alto e anche l'uomo riesce benissimo ad inghiottire stando a testa in giù.

Lo stomaco ha una capacità compresa fra un litro e un litro e mezzo ed i suoi compiti sono molteplici.

Uno di essi è quello di rimescolare e liquefare gli alimenti, preparandoli all'azione dell'intestino tenue : perciò lo stomaco è percorso ogni minuto da tre onde di contrazioni muscolari.

Lo stomaco è inoltre un organo secretore, grazie ad una quantità incredibile di ghiandole : circa 35 milioni.

Esse producono il succo gastrico, composto da sostanze acide ed enzimi, tra cui la rennina che fa coagulare il latte e lo rende più digeribile, la pepsina e l'acido cloridrico che iniziano la digestione delle proteine.

L'acqua e gli altri liquidi passano attraverso lo stomaco quasi appena inghiottiti.

Un semolino impiega 2 o 3 ore ad attraversare lo stomaco, mentre un pasto pesante può rimanervi anche sei ore.

L'attività dello stomaco raggiunge il massimo un paio d'ore dopo che abbiamo mangiato.

Lo stomaco sopporta con pazienza ogni sorta di maltrattamenti : pasti grevi, bevande e cibi irritanti o grossolani.

Se però il fardello si fa troppo pesante, la valvola tra l'esofago e lo stomaco si serra e il cibo si accumula nell'esofago stesso, facendoci sentire "pieni".

Quando lo stomaco ha compiuto la sua parte nel processo digestivo, comincia a far passare il cibo attraverso il piloro (in greco "custode della porta") che è la valvola posta tra lo stomaco e il duodeno; quest'ultimo costituisce il primo tratto dell'intestino tenue ed è lungo una trentina di centimetri.

Per evitare di autodistruggersi, lo stomaco è dotato di alcune ghiandole che rivestono la superficie interna dell'organo con un muco protettivo e lo difendono anche dall'azione aggressiva degli enzimi che digeriscono le proteine e i grassi del chimo (mix di cibo parzialmente digerito e secrezioni digestive).

Un muscolo circolare chiude la parte terminale dello stomaco, in modo da consentire il passaggio di piccole quantità di cibo attraverso l'intestino tenue.

L'intestino tenue è un'altra delle meraviglie del corpo umano.

E' assolutamente essenziale alla vita, tuttavia si possono asportare chirurgicamente fino a quattro metri e mezzo della sua lunghezza complessiva, che varia dai sei ai nove metri.

Nell'intestino tenue si compie la fase fondamentale del processo digestivo e cioè la scissione dei cibi nei loro componenti più semplici e il passaggio di tali componenti nel sangue, per i lavori di costruzione e conservazione dell'organismo.

L'intestino tenue agisce sia per via meccanica sia per via chimica.

Esso ha un sistema muscolare così complesso che uno dei maggiori problemi della chirurgia addominale è quello di immobilizzare quest'organo durante gli interventi.

I suoi anelli muscolari si contraggono infatti fino a chiudersi, per ridurre il cibo in piccoli frammenti, mescolarlo ed impastarlo.

Altri movimenti peristaltici lo fanno poi avanzare verso i tratti più bassi dell'intestino.

Se la parete intestinale interna fosse liscia, avrebbe una superficie di appena poco più di mezzo metro quadrato, inadeguata per assorbire alimenti sufficienti ai bisogni dell'organismo.

Invece è scabra, con numerose pieghe, e contiene approssimativamente cinque milioni di minuscole protuberanze a forma di peli, i villi intestinali.

Grazie a tali pieghe e irregolarità, l'interno dell'intestino ha una superficie assorbente di circa dieci metri quadrati.

Il cibo in un pasto impiega da tre a quattro ore per percorrere l'intestino tenue, cosicché il massimo dell'attività digestiva si raggiunge solo otto o nove ore dopo che si è mangiato.

L'intestino tenue sta finendo di digerire la nostra prima colazione quando ci manca poco per andare a cena.

I muscoli delle pareti intestinali si contraggono tratto dopo tratto, facendo avanzare e rimescolando il chimo misto agli enzimi.

Quasi tutte le sostanze nutritive (zuccheri, proteine e grassi) hanno raggiunto dimensioni sufficientemente piccole da attraversare la sottile membrana delle cellule della mucosa ed arrivare così nel sistema circolatorio.

Ogni organo dell'apparato digerente deve provvedere a creare le condizioni necessarie per il miglior funzionamento dei suoi enzimi, cioè delle secrezioni che scompongono i grassi, le proteine e i carboidrati nei loro costituenti più semplici.

Gli enzimi dello stomaco hanno bisogno di un ambiente acido.

Gli enzimi dell'intestino lo preferiscono alcalino.

Quando il cibo scende nel duodeno attraverso il piloro, deve essere reso alcalino quasi immediatamente.

La bile (liquido amaro giallo-oro essenziale alla digestione dei grassi), prodotta dal fegato e immessa giornalmente nel duodeno in quantità variante da mezzo litro a un litro, contribuisce a tale compito.

La stessa funzione ha la secrezione pancreatica, immessa nell'intestino in quantità quasi uguale.

Inoltre lo stesso intestino secerne liquidi alcalini.

Nell'intestino si produce anche parecchio sapone, perché vi si combinano le sostanze alcaline con gli acidi grassi.

L'azione schiumogena di questo sapone rende spumoso il cibo, sicché questo presenta la massima superficie al processo digestivo.

Tutti gli alimenti vengono dunque trasformati nelle sostanze essenziali alla vita : glucosio, amminoacidi, acidi grassi e glicerina.

Gli acidi e la glicerina sono assorbiti dai villi e immessi nel sistema dei vasi linfatici.

Il glucosio e gli amminoacidi, che filtrano attraverso la parete intestinale, sono raccolti nel circolo sanguigno e portati al fegato.

Gli amminoacidi immessi nel sangue sono captati dalle cellule dell'organismo secondo il loro bisogno.

Una combinazione di amminoacidi sarà necessaria per la fabbricazione delle cellule dei capelli e dei peli, un'altra per la pelle, un'altra per i reni, etc.

Ogni cellula sa quello che le occorre : ciascuna sceglie, con infallibile discernimento, la precisa combinazione di amminoacidi che le occorre per la sua esistenza.

Quando l'intestino tenue ha compiuto il suo lavoro, i residui liquidi passano nell'intestino crasso (detto anche colon), lungo circa un metro e settanta.

L'intestino crasso è il regno dei microbi.

E' lungo 1,4 metri e largo circa 7 cm.

Compito principale dell'intestino crasso è di estrarre l'acqua e di rassodare i rifiuti.

L'intestino crasso è un organo piuttosto pigro, che impiega da dieci a venti ore per compiere la sua funzione.

Ha un'enorme popolazione batterica : questi batteri fabbricano alcune vitamine, gli acidi grassi e decompongono le proteine che possono essere sfuggite ai precedenti processi digestivi.

Questi batteri traggono nutrimento dal flusso di cibo digerito.

Questi minuscoli organismi unicellulari ci aiutano a sopravvivere : digeriscono le fibre alimentari della pizza e producono sostanze preziose per l'uomo, che entrano in circolo nel corpo attraverso la parete intestinale.

I batteri producono inoltre diverse sostanze che scaricano nell'intestino tra cui l'idrogeno e il metano che l'uomo espelle con la flatulenza.

Gli ultimi rifiuti, che sono poi espulsi dall'organismo, non contengono praticamente alcun residuo alimentare utile : il corpo umano è una macchina di tale efficienza, da utilizzare quasi interamente ciò che viene ingerito.

I rifiuti (feci) consistono soprattutto in batteri morti, cellule scartate dall'intestino, muco e piccole quantità di cellulosa non digeribile.

 

LA CISTIFELLEA

Uno dei punti più soggetti a guasti è la cistifellea, quel lucido sacchetto bluastro a forma di pera, situato nella parte superiore destra della cavità addominale.

La cistifellea o vescichetta biliare, è attaccata alla faccia inferiore del fegato, a cui è collegata da una serie di dotti; uno di questi la collega anche al duodeno.

Il suo compito principale consiste nell'immagazzinare la bile che è costantemente secreto a gocce dal fegato.

All'ora dei pasti, un ormone liberato dall'intestino tenue porta un messaggio alla cistifellea.

Le pareti muscolari di questa si contraggono, si apre una valvola del duodeno e la bile è immessa nella corrente alimentare in corso di digestione.

Con l'aiuto degli enzimi del pancreas, la bile disintegra i grassi.

Alcune disfunzioni della cistifellea sono causate da turbe ormoniche; nella gravidanza ad esempio può accadere che la cistifellea non si svuoti normalmente e causi disturbi digestivi.

L'infiammazione dell'organo è più grave.

La bile troppo concentrata diventa irritante e le pareti della cistifellea e dei dotti si infiammano, aprendo così la via all'invasione batterica.

L'infiammazione che ha origine nella cistifellea può diffondersi ad altri organi.

Se l'infezione non è subito arrestata le pareti della cistifellea possono rompersi, riversando il contenuto della cistifellea nella parete addominale; può seguirne una peritonite che talvolta potrebbe essere fatale.

Anche dopo l'asportazione della cistifellea, la bile può passare direttamente dal fegato al duodeno attraverso il dotto principale, o dotto coledoco se non vi sono ostruzioni, senza disturbi funzionali.

La causa più frequente di disturbi alla cistifellea sono i calcoli.

I calcoli biliari si formano a qualsiasi età ma sono più frequenti in età avanzata e si manifestano di più nelle donne che negli uomini.

I calcoli di media grossezza possono ostruire i dotti e provocare sofferenze fra le più acute che l'uomo conosca.

Dolori lancinanti si irradiano alla spalla, al dorso e ad altre regioni del corpo.

La colica può scomparire in pochi secondi o può durare un'ora e più.

Può dare nausea violenta, sudorazione profusa e difficoltà di respiro.

L'ostruzione del coledoco è rivelata spesso anche da altri sintomi : un dotto ostruito può infatti provocare il riflusso della bile nel fegato, che non ha altri mezzi per liberarsene.

L'eccesso di bile è allora immesso nel circolo sanguigno e distribuito nell'organismo, provocando la conseguente, anormale colorazione giallastra della pelle : l'itterizia.

 

GLI ENZIMI

Gli enzimi sono grandi molecole proteiche, presenti in tutto ciò che vive, dai batteri alle balene e alle piante.

Sono i chimici della Natura.

Tutte le attività delle creature viventi ne dipendono : il verdeggiare delle foglie in primavera, lo scodinzolare d'un cane, il brillare di una lucciola.

In pratica tutti i cibi di cui ci nutriamo (l'alcool è un'importante eccezione) sono assolutamente indigeribili, finché non intervengono gli enzimi a scindere le loro complesse strutture in sostanze più semplici, che possono essere assorbite dal flusso sanguigno.

Se non fosse per gli enzimi, potremmo ingozzarci di cibo, eppure morire di fame.

Oppure i cibi di cui ci nutriamo potrebbero ucciderci come il cianuro : nella digestione di una costoletta d'agnello, per esempio, potrebbe liberarsi tanta ammoniaca da ucciderci, se non fosse per gli enzimi che istantaneamente sintetizzano l'ammoniaca in prodotti terminali innocui.

In un batter d'occhio gli enzimi sono capaci di compiere trasformazioni chimiche difficilissime, o addirittura impossibili da eseguire in laboratorio.

Per digerire artificialmente un pezzo di bistecca, cioè per scinderlo in amminoacidi, occorrerebbe farlo bollire per quasi una giornata in acido concentrato.

Alla temperatura del corpo, gli enzimi ottengono lo stesso risultato in poche ore.

Ogni enzima ha una sua azione specifica : in generale cioè, agisce soltanto su una sostanza.

Gli enzimi però non si limitano a scindere le sostanze; elaborano anche nuova materia.

Dal flusso sanguigno prelevano amminoacidi, per esempio quelli derivati dalla digestione di un bistecca bovina, e li adoperano come materiale di costruzione per produrre muscolo umano, sostanza molto diversa.

Essi trasformano lo zucchero in glicogeno, che il fegato può immagazzinare per soddisfare i bisogno energetici dell'organismo man mano che insorgono.

Versate un pò d'acqua ossigenata su una piccola ferita e vedrete la schiuma : un enzima contenuto nella pelle sta scindendo la sostanza chimica in acqua e ossigeno libero, ed è questo che provoca le bollicine.

In un solo secondo una molecola di questo enzima è capace di scindere 80.000 molecole di acqua ossigenata.

Nell'intestino, una molecola dell'enzima invertasi riesce a scindere una quantità di zucchero corrispondente a un milione di volte il suo peso.

Alcuni enzimi sono ossidanti, cioè fanno bruciare il combustibile.

Prendono una minuscola particella di cibo e vi avviano una serie di reazioni chimiche che producono una delle sostanze più straordinarie che esistano : l'adenosintrifosfato ovvero l'ATP.

In realtà l'ATP è una minuscola batteria di accumulatori che libera energia immagazzinata, facendo così contrarre le fibre dei muscoli.

Ogni volta che il cuore dà un battito, ogni volta che si abbassano le palpebre, ogni volta che si respira, è l'ATP che fornisce l'energia necessaria.

Anche nei nervi avviene qualcosa di analogo.

Si conoscono più di 1.000 enzimi nel corpo umano e molti altri se ne scoprono.

 

IL VOMITO

Il vomito (detto anche emesi) è l'espulsione rapida di materiale gastrointestinale dalla bocca, che può essere alimentare o non alimentare.

Solitamente è preceduto da nausea e conati.

Nausea conati e vomito sono pressoché costantemente accompagnati da ipersalivazione.

Il conato è un tentativo infruttuoso di vomitare poiché compiuto a glottide chiusa che impedisce il passaggio del materiale dall'esofago alla bocca.

Il vomito è dovuto al concorso di una contrazione vigorosa del diaframma e dei muscoli addominali (che provoca aumento della pressione intragastrica ) con un'onda gigante di antiperistalsi originatasi dal digiuno prossimale che, a differenza di quanto avviene nella peristalsi, spinge il contenuto dei visceri dal basso verso l'alto. Il vomito è un atto riflesso, ossia che si può manifestare in seguito a sollecitazioni provocate in zone grilletto, quali ad esempio la faringe, e con una stimolazione adeguata dell'intestino e dello stomaco.

A ciò si aggiungono i recettori periferici stimolabili da odori, sostanze chimiche, tossine, farmaci, stimoli meccanici, pressione endocranica (a causa di tumori o edemi cerebrali, nonché in caso di trauma cranico o infarto cerebrale in corso in zona cerebellare o in prossimità dei nuclei vestibolari).

Questi stimoli afferiscono ai neuroni della sostanza reticolare del tronco dell'encefalo, centro afferente della reazione emetica, provocando l'eiezione del contenuto addominale dal cavo orale, solitamente accompagnata da nausea o scialorrea.

A questi centri del vomito arrivano anche afferenze dalla corteccia cerebrale responsabili ad esempio del vomito che occorre al cospetto di visioni orripilanti.

Segni prodromici del vomito sono anche midriasi, pallore, ansia, sudorazione, scialorrea e aumento della frequenza respiratoria.

Il vomito può essere anche autoindotto (usualmente introducendo uno o più dita in gola).

I soggetti che soffrono di anoressia, bulimia praticano questa manovra per evitare che i cibi ingeriti possano essere digeriti ed assorbiti.

Esistono metodi empirici che permettono di ridurre la nausea e posticipare o evitare il vomito.

Questi metodi variano da persona a persona ma i più efficaci sono: assumere posizioni sfavorevoli al rigurgito (posizione eretta, distesa supina o accovacciata in avanti), mangiare del pane secco o appena si avverte la nausea, assumere del succo di limone (mal d'auto).

Molto spesso, in caso di avvelenamento, qualora non sia possibile intervenire tempestivamente praticando al paziente la lavanda gastrica si usa provocare il vomito con farmaci emetici.

Tra i metodi empirici e casalinghi si ricordano l'ingestione di bevande calde (acqua o latte).

In seguito all'ingerimento di sostanze corrosive il vomito può essere pericoloso e va evitato, poiché un ulteriore passaggio del materiale corrosivo può danneggiare la mucosa dell'esofago e della bocca, dotate di minore difesa naturale rispetto alla mucosa gastrica.

In questi casi si pratica una lavanda gastrica.

TIPI DI VOMITO

Vomito alimentare: se vengono rigettati alimenti anche a distanza dai pasti

Vomito acquoso: se è acido, con poca mucina, e sono presenti succhi gastrici

Vomito mucoso: se è anacido, ricco di mucina, e sono presenti succhi gastrici

Vomito biliare: se si presenta emissione di bile ed ha un caratteristico colore verde scuro

Vomito fecaloide nel caso abbia un colore marrone scuro e un tipico odore di feci (nel caso, ad esempio, di occlusione intestinale)

Vomito emorragico o Ematemesi: se è presente sangue rosso vivo

Vomito caffeano, se è presente sangue digerito ed ha un tipico colore nerastro

Spesso la comparsa del vomito ci fa pentire di un'abbuffata con gli amici, di aver ingurgitato alimenti di difficile digestione, o di essere usciti con abiti troppo leggeri.

Episodi sporadici, sintomi di un malessere lieve e passeggero, non dovrebbero preoccupare eccessivamente il paziente; discorso diverso in tutti quei casi in cui il vomito insorge sistematicamente, compare in concomitanza di una patologia ben nota o di sintomi severi di altra natura (febbre alta, forti dolori addominali, colorazione gialla della cute), assume un colorito particolarmente espressivo (vomito ematico o biliare, quindi rosso-nero giallo-verdastro) o un odore nauseabondo (vomito fecaloide), oppure quando più episodi si ripetono a breve distanza di tempo.

In quest'ultimo caso, specie se associato a diarrea, il vomito diventa pericoloso - soprattutto per i bambini - perché causa disidratazione severa.

L'impossibilità di intraprendere la terapia reidratante per via orale, richiede, in certi casi, un'infusione di fisiologica per via endovenosa.

La causa della contemporanea presenza di vomito e diarrea è spesso rappresentata da una gastroenterite acuta (influenza intestinale).

Oltre a trattare l'eventuale disidratazione, il vomito va curato, in prima istanza, individuando e trattando in maniera opportuna la malattia o la condizione che l'ha provocato.

Se ha origini iatrogene (è causato da farmaci), ad esempio, è generalmente sufficiente sospendere il trattamento o adottarne uno alternativo; in altri casi, quando il vomito è la conseguenza di nevrosi, viene consigliata una psicoterapia per eliminare l'eccesso di ansia, irascibilità ed emotività (anche i farmaci ansiolitici - sedativi possono essere utili).

Particolare attenzione in gravidanza, durante la quale moltissimi farmaci (compresa buona parte degli antiemetici) sono controindicati per i possibili danni che potrebbero arrecare al feto.

 

LA NAUSEA

Il termine deriva dal greco "nausìn" cioè mal di nave, e quindi relativo al mal di mare.

La nausea è una sensazione di malessere e fastidio allo stomaco che può precedere il vomito.

Può essere un effetto collaterale di molti farmaci, in particolare oppiacei, e può anche comparire dopo un'indigestione, specie di cibi dolci.

La nausea non è una malattia bensì un sintomo di numerose patologie, molte delle quali sono relative allo stomaco.

Inoltre è spesso indicativa di una malattia latente nell'organismo.

Il mal di mare, dovuto alla confusione tra movimento percepito e movimento reale, ne è un esempio: il senso dell'equilibrio si trova nell'orecchio interno e funziona con la vista.

Quando questi due sensi non concordano su quanto il corpo si stia muovendo, il sintomo risultante sarà la nausea, sebbene lo stomaco non abbia a che fare con questa condizione.

L'interessamento dello stomaco avviene perché il cervello ritiene che uno dei due sensi sia ingannato dall'ingestione di un veleno; quindi stimolerebbe il vomito per eliminare la sostanza tossica.

In medicina, la nausea può presentarsi durante la chemioterapia e dopo gli interventi chirurgici in anestesia generale.

È sintomo comune dei primi mesi della gravidanza; in tal caso una nausea moderata è da considerarsi normale.

Altre cause di nausea includono:

Infezione da HIV acuta
Morbo di Addison
Ansia
Appendicite
Tumore cerebrale
Caffeismo
Cancro
Sindrome da stanchezza cronica
Commozione cerebrale
Morbo di Crohn
Depressione
Diabete
Dolore molto intenso
Vertigini
Farmaci
Esercizio fisico molto intenso
Influenza (non comune e nei bambini)
Intossicazione alimentare
Gastroenterite
Gastroparési
Reflusso gastroesofageo
Attacco cardiaco
Idrocefalo
Iperkaliemia
Ipertensione endocranica
Sindrome del colon irritabile
Insufficienza renale
Sindrome di Méniere
Emicrania
Droghe
Norovirus
Pancreatite
Ulcera peptica
Gravidanza
Deprivazione del sonno
Stress
Influenza suina
Fenomeno di Tullio
Sindrome da astinenza
Disturbi dell'equilibrio
Epatite virale
Uno dei sintomi del morso da parte di una vedova nera (Latrodectus mactans)

Sebbene nausea e vomito di breve durata sono generalmente non pericolosi, possono indicare una malattia più seria, come il morbo celiaco.

Quando il vomito è prolungato, può esserci disidratazione e/o un pericoloso squilibrio elettrolitico.

Una terapia sintomatica contro la nausea può includere piccole porzioni di cibo solido.

Ciò però non è semplice, dato che la nausea è quasi sempre associata a perdita d'appetito.

Se il paziente è disidratato può essere necessaria la reidratazione con soluzioni elettrolitiche per via endovenosa o via orale.

Se la causa è il mal di mare il sedersi in un ambiente stabile può aiutare.

Esistono molti tipi di medicinali contro nausea e vomito, e la ricerca continua per produrre farmaci ancor più efficaci.

 

L'INDIGESTIONE O DISPEPSIA

Indica una lunga serie di sintomi fastidiosi che sono quasi sempre il risultato del fatto che il cibo non ce la fa a passare attraverso il tratto digerente con sufficiente facilità e scorrevolezza.

Che ne soffre può provare nausea o bruciori di stomaco, quando gli acidi gastrici rifluiscono nell'esofago.

Ma il problema potrebbe manifestarsi anche con dolori addominali o gonfiori.

Le possibili cause dell'indigestione sono svariate e includono il mangiare troppo o troppo voracemente, l'ingerire cibi che risultano difficili da digerire o la presenza di troppo o troppo poco acido gastrico.

A prescindere dal rimedio che sceglierete, dovrete però essere attenti e critici nei confronti della vostra alimentazione, controllando quanto e con quale frequenza mangiate.

Dovreste anche fare attenzione al modo in cui vi vestite : indumenti troppo stretti in vita possono fare pressione sull'addome e spingere il contenuto dello stomaco verso l'alto.

Alcuni rimedi potrebbero essere : zenzero da assumere 500 mg dopo aver mangiato o qualche pezzetto di radice candita o infuso; camomilla 1-3 tazze prima dei pasti; olio essenziale di menta piperita in capsule a lento rilascio una o due per tre volte al giorno dopo i pasti (ma non adatta per problemi di reflusso); un cucchiaino di semi di finocchio o di semi di cumino tedesco; sciogliere un cucchiaino di bicarbonato di sodio in un bicchiere di acqua e prenderlo : neutralizza l'acido gastrico, si può anche aggiungere qualche goccia di succo di limone per neutralizzare il gas; un cucchiaino di aceto di sidro in mezzo bicchiere d'acqua se non avete abbastanza acido nello stomaco.

Una limonata o una cola senza gas tutte a temperatura ambiente dovrebbero alleviare i disturbi di stomaco : se ci sono delle bollicine eliminatele agitando la bibita.

Evitare i succhi di frutta ed i latticini : sebbene siano salutari possono provocare qualche disturbo.

Mangiate piano senza foga : divorare il cibo troppo voracemente fa arrivare dei grossi bocconi nel vostro apparato digerente e vi fa anche deglutire aria che provoca gonfiori e flatulenza.

Inoltre il cibo non viene completamente ricoperto dalla saliva e appesantisce i normali processi di digestione.

Mangiate l'ultimo pasto completo della giornata almeno tre ore prima di coricarvi.

Quando siete svegli e fate del movimento, il vostro sistema digerente funziona meglio di quanto non faccia durante il sonno.

Se l'indigestione dura per più di 2 settimane parlatene con il vostro medico.

Recatevi al pronto soccorso se avvertite nausea accompagnata da sudorazione o dolori al petto : potrebbe trattarsi di un infarto cardiaco.

Altri segnali di allarme possono essere dolori addominali accompagnati da vomito o feci nere o sangue nelle feci, possibile indice di sanguinamenti intestinali.

 

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Per ogni altra informazione e per l'assistenza in caso di problemi rivolgersi sempre ad un medico.

 
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