Coffea Excelsa
Scoperta nel 1904, questa specie resiste bene all'attacco delle
malattie ed alla siccità. Da' una resa molto elevata ed i grani, lasciati
invecchiare, danno un caffè dal gusto profumato e gradevole, simile a quello
della Coffea Arabica.
Quali sono le differenze tra il caffé
espresso e il caffé americano (detto anche caffé lungo)? Sono
nella tostatura (espresso 12-13 minuti e americano 9-11 minuti),
nella macinatura (fine come il sale nell'espresso e macinato grosso
nell'americano), nella dose di caffé per tazzina (7g nell'espresso e
5-6g nell'americano), nella preparazione (35ml di acqua nell'espresso
e 150-190ml nell'americano; 15-25 secondi per preparare un espresso e 5-8
minuti per un americano), nella quantità di caffeina contenuta (5
tazze di espresso equivalgono a 2 tazze di americano).
CAFFEINA
La caffeina è sostanza
che appartiene ad un gruppo di lipidi solubili (purine).
Chimicamente è un alcaloide (xantina)
provvista di azione stimolante del sistema nervoso centrale,
di lieve azione diuretica e di modesto effetto
vasodilatatore.
Aumenta la lipolisi nei distretti
periferici, migliora la concentrazione mentale, favorisce il
catabolismo del glicogeno e ne frena la sua formazione
aumentando l'utilizzo del glucosio circolante.
Una tazza di caffè può contenere
100-120 mg ed una di thè circa 70-90 mg.
Negli alimenti è presente
principalmente nel caffè, nel cacao,
nelle foglie di tè e si trova in natura in
numerosi frutti, semi e foglie.
La caffeina rientra nell’elenco
delle sostanze dopanti e deve essere quindi consumata con
ponderazione dagli atleti agonisti per non determinare
positività ai controlli antidoping.
In ambito sportivo è usata per la sua
azione stimolante, può migliorare le prestazioni atletiche
in attività aerobiche moderate, diminuendo la sensazione di
fatica, può portare ad un miglioramento dell’ossigenazione
cellulare durante l’attività fisica.
Inoltre la caffeina aumenta i livelli
di zuccheri e insulina nel sangue e aiuta a stoccare il
glucosio nei muscoli sotto forma di glicogeno.
La caffeina può
essere un alleato della salute, aiutando a prevenire perfino
molte patologie, dalla cirrosi epatica al diabete (tenendo
presente di non superare le 3 tazzine al giorno).
Questo è il responso dell’Istituto
nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran),
che ha svolto un lavoro di ricerca cui ha contribuito
l’Istituto Farmacologico Mario Negri, la Fondazione per lo
Studio sugli alimenti e la Nutrizione e il Coffee Science
Information Centre.
Amleto D’Amicis, direttore dell’Unità
di Documentazione e informazione Nutrizionale dell’Inran:
“Il caffè non è una semplice soluzione di caffeina
e poche altre sostanze brune, ma un alimento che contiene
centinaia di specie molecolari, dai minerali
come il potassio, precursori delle
vitamine come la trigonellina, agli
antiossidanti, ai lipidi terpenici.”
SALUTE
Nell'ottobre 1970, a Venezia, si è tenuto il
Primo Simposio Biofarmacologico sul caffè.
L'anno dopo, nell'ottobre 1971 a Firenze, si
e' ripetuto il Secondo Convegno, e nel 1972 a Vietri sul mare un terzo
convegno ha integrato e completato l'esposizione delle
proprietà delle sostanze attive contenute
nel caffè, sancendo chiaramente gli effetti positivi e sfatando i
pregiudizi negativi diffusi in passato.
Alcune sostanze in esso
contenute provocano effetti benefici negli
organi.
Naturalmente, come per ogni
alimento, è necessario non farne abuso e non consumarne una quantità
smoderata, se non si vogliono ottenere inconvenienti dovuti all'abuso.
L'abitudine a consumarlo
quotidianamente non comporta assuefazione anche dopo lunghi periodi.
Il caffè infatti, e' una
sostanza che agisce, in generale, sui centri nervosi, provocando un senso di
benessere generale, spronando ad essere maggiormente vigili ed attivi sul
lavoro non solo fisico, ma anche e soprattutto in quello che richiede
maggiore prontezza di riflessi.
Tale stimolazione proviene
dalla caffeina, in combinazione con l'acido caffettaninnico (miscela
di vari acidi tra cui l'acido clorogenico e l'acido caffeico).
La caffeina, alcaloide che
Runge scoprì nel 1820, si trova oltre che nel seme anche nelle foglie della
pianta di caffè, the, cacao, cola, matè.
Ecco perché in alcuni paesi
(Isola di Sumatra, ad esempio), si fa uso di decotti del fogliame
torrefatto.
L'effetto eccitante, che si
protrae da una a due ore dopo averla bevuta, agendo sul sistema nervoso
cerebro-spinale, provoca un risveglio delle facoltà
mentali, allontana la sonnolenza, la noia, la stanchezza, anche quella
psichica, gli stati depressivi, potenzia le capacità della memoria,
dell'apprendimento, dell'intuizione e della concentrazione, facilita la
percezione degli stimoli sensoriali, attenua le cefalee e le emicranie.
Inoltre, la caffeina
potenzia il tono arterioso, senza alterare la pressione,
migliorando anche la circolazione delle coronarie. Va tenuto presente che le
azioni sul cuore sono del tutto secondarie, e non sono rilevabili nelle dosi
usuali di 2 - 3 tazzine. Ciò vale soprattutto per quelle che possono essere
considerate le azioni negative, cioè la tachicardia.
Anche i polmoni beneficiano
dell'azione stimolante della tazzina di caffè : in essi si determina un
potenziamento della dilatazione dei bronchi e della ventilazione
polmonare, che facilitano una migliore respirazione. A livello della
muscolatura dello scheletro il caffè potenzia la capacità di contrazione
muscolare, riduce la stanchezza, migliora il coordinamento dei movimenti e
il rendimento sportivo. Per questa sua azione tonica sulla muscolatura il
caffè è indicato per gli sportivi, perché allevia la stanchezza,
specialmente negli sport di lunga durata, quando maggiormente la fatica si
impadronisce del fisico ed i movimenti tendono a farsi pesanti.
Sul gran simpatico stimola i
nervi vasomotori e dunque facilita la digestione.
Nel fegato attiva la
produzione della bile e la contrazione della cistifellea. Negli intestini
coadiuva i movimenti, migliorandone le funzioni. Altri effetti positivi
della buona tazza di caffè si riflettono sulle reni, dove si ottiene la
dilatazione delle arterie renali ed il conseguente potenziamento della
diuresi.
Sulle
ghiandole endocrine stimola la
secrezione delle surrenali (corteccia/cortisone, ecc.;
midollare/adrenalina), ed infine stimola la funzione tiroidea ed il
metabolismo.
Ma attenzione a
non eccedere : ricercatori britannici hanno scoperto che nelle persone
che bevono più di 5 espressi al giorno (o 3 caffè americani), i sintomi di
stress psicologico aumentano molto. La caffeina in eccesso provoca un
innalzamento dei livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, responsabile
dell'aumento della frequenza cardiaca, dei livelli di attenzione e della
respirazione.
Secondo il
National Institute od Diabetes and Digestive and Kidney Diseas
americano, il caffé riduce i rischi di tumore al fegato; previene il
tumore
al colon-retto secondo studi dell'Università della Pennsylvania;
riduce del 69% la probabilità di diabete di tipo 2 secondo una ricerca
dell'Università della California; tiene lontano il morbo di Parkinson
inattivandolo secondo una ricerca del National Health Institute americano;
ha una azione broncodilatatoria aiutando l'asma secondo secondo una studio
condotto dalla St George's Hospital Medical School di Londra; secondo
l'Inran italiano ha una funzione digestiva, col movimento aiuta a
dissipare le calorie ed aiuta a contrastare la cirrosi epatica e calcolosi
biliare.
Per gli esperti
dell'Istituto Mario Negri di Milano gli antiossidanti e la caffeina del
caffè aiutano a difendere il colon, mentre kahweolo e cafestolo (due
molecole del caffè) riescono persino a proteggere il fegato.
Quando si beve
il caffè, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore del
benessere. Entro 45 minuti la caffeina, stimolando il sistema nervoso
centrale, fa secernere adrenalina alle ghiandole surrenali e lo stato di
vigilanza aumenta.
Con o
senza caffeina il caffè sembrerebbe essere una ricchissima fonte di
antiossidanti, anche più di frutta e verdura: all'Università di Scranton in
Pennsylvania si è studiata tale proprietà. Ovviamente ogni abuso di caffé
annullerebbe in rapporto ogni benefico effetto!
Uno studio dell'Istituto nazionale di ricerca
per gli alimenti e la nutrizione ha scoperto nel caffé alcuni antiossidanti
che evitano al colesterolo cattivo di diventare ancora più dannoso. Sono
composti fenolici che impediscono l'ossidazione del colesterolo LDL,
scongiurando il rischio che si modifichi e che attacchi le pareti dei vasi
portando all'arteriosclerosi.
Alcuni studi che dimostrano la relazione tra
caffeina e crescita dei capelli.
All'Università di Jena (Germania)
hanno scoperto che la caffeina favorisce la crescita dei capelli. In ogni caso non serve bere tanti caffè : i
ricercatori avrebbero stimato che servirebbero circa 60 tazzine di caffè per
raggiungere i follicoli dei capelli!
Recentemente la caffeina ha mostrato di essere uno
stimolatore della crescita dei capelli che aiuta a migliorare la funziona
della pelle ed è facilmente assorbita attraverso la pelle dello scalpo e
potrebbe anche avere degli effetti nello bloccare il testosterone dentro la
pelle stessa.
INTERAZIONI
FARMACOLOGICHE DELLA CAFFEINA
La caffeina è un alcaloide naturale
presente nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà e maté, e nelle
bevande da esse ottenute.
Gli effetti della caffeina si
manifestano con azione stimolante sul Sistema Nervoso Centrale,
sull’apparato cardiovascolare, sul rilascio delle catecolamine, sulla
sintesi acida a livello gastrico e sul metabolismo in generale.
La caffeina può inibire il
metabolismo della clozapina e ridurre la clearance del farmaco di oltre
il 14% attraverso l’inibizione dell’isoforma CYP1A2 del citocromo P450.
Nei pazienti in trattamento con
clozapina in particolare quelli con psicosi refrattaria al trattamento,
l’uso di prodotti a base di caffeina dovrebbe essere ridotto il più
possibile.
Alcuni chinoloni possono inibire con
un meccanismo dose-dipendente la clearance epatica della caffeina.
Enoxacina ed in minor misura ciprofloxacina, grepafloxacina,
levofloxacina e norfloxacina riducono la clearance della caffeina mentre
ofloxacina e lomefloxacina non sembrano esercitare tale effetto.
L’effetto tossico della caffeina si
può manifestare con nausea, vomito, nervosismo, ansia, tachicardia e
convulsioni.
Gli anziani, gli individui con
ridotta funzionalità epatica e coloro che consumano grosse quantità di
prodotti contenenti caffeina dovrebbero essere particolarmente attenti a
tale interazione durante il trattamento con chinoloni.
La caffeina riduce i livelli
plasmatici di litio. In uno studio condotto su 11 pazienti stabilizzati
con litio e forti bevitori di caffè, è stato osservato che i livelli
plasmatici di litio aumentavano quando l’assunzione di caffè veniva
ridotta e si abbassavano al momento in cui veniva ripreso l’uso di
caffè. È stato inoltre osservato un aumento dell’incidenza di ADR
indotte dal farmaco al momento in cui veniva ripreso il consumo di
caffè.
La caffeina interagisce con gli
inibitori delle MAO (inclusi farmaci quali furazolidone, isoniazide,
linezolid, procarbazina che possono inibire l’attività di tali enzimi).
Per effetto di tale interazione
possono verificarsi casi di aritmie cardiache o di grave ipertensione
dovute all’aumento degli effetti simpaticomimetici indotti degli
inibitori delle MAO.
Il succo di pompelmo è in grado di
inibire il metabolismo indotto dagli enzimi del citocromo P450. L’uso
elevato di tale integratore può aumentare gli effetti clinici e la
durata dell’azione della caffeina.
I pazienti in terapia con
benzodiazepine o zolpidem per il trattamento dell’insonnia non
dovrebbero assumere prodotti caffeinici prima di andare a dormire in
quanto questi potrebbero antagonizzarne gli effetti sedativi.
Un consumo di caffeina superiore ai
400 mg/die è stato associato allo sviluppo di incontinenza urinaria.
Poiché la caffeina può contrastare l’efficacia clinica dei farmaci
utilizzati per il trattamento di tale patologia (per es. darifenacina,
ossibutinina, trospio o tolterodina), i pazienti affetti da incontinenza
urinaria dovrebbero evitare l’ingestione di prodotti contenenti la metilxantina inclusi integratori erboristici (maté, guaranà, ecc.),
bibite (tè, caffè, cola) o cibi (cioccolata).
La contemporanea somministrazione di
caffeina con teofillina, aminofillina o con altre xantine correlate può
causare un’eccessiva stimolazione centrale che si manifesta con
nervosismo, irritabilità, tremori o insonnia cui può associarsi un
aumento degli effetti collaterali indotti dalla caffeina come nausea,
aritmie o convulsioni.
Il metabolismo delle xantine può
essere incrementato dalla contemporanea somministrazione di barbiturici.
Altri farmaci che possono indurre il
metabolismo della caffeina includono carbamazepina, fenitoina e
fosfenitoina (che viene metabolizzata a fenitoina), rifampicina ed erba
di S. Giovanni.
I pazienti in trattamento con tali
farmaci dovrebbero ridurre al minimo l’assunzione di bevande caffeiniche
al fine di evitare la comparsa di eventi avversi quali nausea, vomito,
palpitazioni o tremori.
Le metilxantine bloccano in maniera
competitiva gli effetti dell’adenosina e possono causare falsi positivi
alla scintigrafia con dipiridamolo o tallio 201.
Per tale ragione si raccomanda ai
pazienti che devono effettuare tale indagine di evitare l’assunzione di
prodotti contenenti caffeina, teofillina o teobromina nelle 24 ore
precedenti all’esecuzione del test.
La mexiletina è un inibitore del
CYP1A2 e può ridurre il metabolismo della caffeina aumentandone i
livelli plasmatici di oltre il 23%.
È stato inoltre osservato che il
farmaco può ridurre di circa il 50% l’escrezione della caffeina. I
pazienti affetti da aritmie cardiache ed in trattamento con mexiletina
dovrebbero pertanto diminuire l’assunzione di caffè e di bevande
contenenti caffeina.
Il fumo di sigarette contiene
idrocarburi che inducono gli enzimi microsomiali appartenenti al
citocromo P450 (CYP1A1, CYP1A2 e CYP2E1).
L’incremento della clearance della
caffeina indotto dal fumo può contribuire all’aumento nel consumo di
caffè. Come conseguenza di tale interazione possono manifestarsi effetti
collaterali associati alla caffeina quali nausea, nervosismo,
irritabilità, tremori o insonnia.
Dati in vivo indicano che l’echinacea
può inibire il metabolismo della caffeina di circa il 27% .
Nei pazienti trattati con echinacea
si raccomanda di ridurre l’assunzione di caffè.
I livelli serici di caffeina possono
essere aumentati dalla contemporanea assunzione di contraccettivi orali
che sono in grado di inibire l’ossidazione enzimatica delle metilxantine
a livello epatico.
Infine, in un recentissimo studio è
stato osservato che in pazienti trattati con alte dosi di paracetamolo,
l’assunzione di elevati quantitativi di caffeina può favorire la
formazione di un metabolita epatotossico.
Sulla base di tali dati, gli autori
dello studio suggeriscono di evitare in tali pazienti un’eccessiva
assunzione di caffeina.
Uno degli shampoo che contengono
caffeina è il Regenepure.
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