Contiene l'ipericina, biflavoni, iperforina, sostanze a spiccata azione antidepressiva e sedativa.
L'ipericina inibisce l'enzima monoammino-ossidasi (MAO), responsabile della disattivazione di vari mediatori del sistema nervoso centrale (serotonina, dopamina, noradrenalina).
Inoltre inibisce anche l'enzima catecol-O-metiltrasferasi (COMT), avente lo stesso effetto.
L'iperico aumenta inoltre la secrezione notturna di melatonina.
Contiene anche alcuni tannini dall'effetto antidiarrotico e alcuni flavonoidi dall'effetto diuretico.
Per la depressione capsule da 300 mg allo 0.3% per circa un mese e mezzo. Una capsula al mattino e un altra a metà mattinata.
Quest'erba non possiede gli effetti
anticolinergici degli antidepressivi triciclici né causa le disfunzioni sessuali
associate all'uso degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs).
Comunque, se è vero che ha meno effetti collaterali, sono numerose e
potenzialmente gravi le sue interazioni farmacologiche.
Spesso i risultati ottenuti dagli studi effettuati in vitro sull'erba di San
Giovanni non hanno riscontro in vivo. Quest'erba inibisce molti isoenzimi del
Citocromo P450, inclusi CYP2C9, CYP2D6, CYP3A4. Al contrario, in vivo sembra
esserne un induttore. Questa discrepanza è spiegabile per la presenza di un
altro costituente dell'erba di San Giovanni, l'iperforina, che interferisce
sulla produzione degli enzimi metabolici. Sembra che l'iperforina si leghi ad un
recettore nucleare chiamato il recettore del pregnano X, causando un aumento
dell'espressione del gene che codifica per il CYP3A4. Questa attività, non
osservabile in vitro, tende ad incrementare la disponibilità del CYP3A4 con un
conseguente aumento del metabolismo dei farmaci che ne sono substrato. Per
esempio, l'erba di San Giovanni riduce la concentrazione serica di amitriptilina,
substrato del CYP2C9, CYP2D6 e del CYP3A4. L'interazione farmacologica con
l'erba di San Giovanni mediata dal CYP3A4 può essere fatale. Quando
somministrato insieme con altri substrati del CYP3A4, come l'indinavir, l'iperico
ne riduce la concentrazione serica e l'emivita. L'erba di San Giovanni partecipa
alla pericolosa riduzione dei livelli serici di ciclosporina in pazienti
trapiantati affetti da sindrome da rigetto acuto degli organi neotrapiantati.
Anche in questo caso è chiamato in causa un aumento del metabolismo per
induzione del CYP3A4, ma c'è anche un'alterazione di un trasportatore, la
P-glicoproteina, che si traduce in modifiche dell'assorbimento e
dell'eliminazione di molti farmaci. L'erba di San Giovanni inoltre causa
alterazioni del ciclo mestruale in donne che assumono contraccettivi orali,
anche se non è riportata nessuna gravidanza indesiderata. L'induzione del CYP3A4
aumenta il metabolismo dell'estradiolo e di tutti i corticosteroidi che sono
substrato di quest'enzima. Quindi e necessario informare attentamente le donne
che usano quest'erba insieme a contraccettivi orali, che l'effetto
contraccettivo di questi ultimi potrebbe essere ridotto, invitandole ad usare
altri metodi anti-concezionali.
La carbamazepina non risente della contemporanea somministrazione dell'erba di
San Giovanni, nonostante sia anch'essa metabolizzata dal CYP3A4, visto che
l'autoinduzione del CYP3A4 da parte del farmaco è maggiore di quella dell'erba.
È riportato un caso clinico che descrive un sindrome simil-serotoninergica
causata dall'associazione di sertralina ed erba di San Giovanni, effetto
probabilmente dovuto allo stimolo della secrezione di serotonina da parte degli
antidepressivi che quindi non devono associasi all'erba di San Giovanni.
Sia case report che esperimenti di laboratorio svelano che l'erba di San
Giovanni causa, attraverso l'induzione della p-glicoproteina, una riduzione del
18-25% dei livelli serici di digossina. Quest'induzione è confermata da uno
studio di due settimane su otto volontari nei quali fu riscontrato un' aumento
dell'espressione della p-glicoproteina a livello duodenale. Queste interazioni
sono riassunte nelle tabelle 1 e 2 (cap. tabelle riassuntive).
Referenze bibliografiche
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